Il Columbus Day, giornata internazionale della scoperta dell’America celebrata in tutto il mondo. (Parte 3)

Attualità

Mentre in Italia e in America si è ricordato il Columbus Day, come ogni 12 ottobre, giorno in cui Colombo arrivò nel Nuovo Mondo, più precisamente con lo sbarco di Colombo a San Salvador, a Genova si sono svolte diverse celebrazioni alla presenza delle autorità per la ricorrenza.

È una festività molto più sentita in America, perché celebra la nascita dell’America moderna, tuttavia negli ultimi anni non è stata scevra da critiche e condanne.

Per quanto riguarda l’Italia, dal 2004 è la giornata ufficiale della scoperta dell’America sancita dalla Presidenza del Consiglio.

Ma continuiamo il nostro racconto sui conquistatori del nuovo mondo passati sotto silenzio.

A proposito dell’Africa, per esempio, piante di origine africana sono state trovate in America Centrale, mentre persevera il mai risolto mistero delle teste Olmeche messicane con tratti somatici del volto delle popolazioni africane e cinesi.

E poi c’è la suggestiva storia del Mali, oggi paese dell’Africa occidentale, quando questo era un paese ricchissimo.

Sembra che un imperatore del Mali, nel 1300, Abubakar II, tentò il viaggio attraverso l’oceano per scoprire nuove terre.

Anche se pare che questo imperatore fosse più una figura mitica e leggendaria e l’impresa fu invece tentata da un altro regnante di nome Mansa Muhammad ibn Qu.

Comunque sia, in un primo tentativo, armò 200 navi con uomini e altrettante 200 navi con viveri e oro.

Dopo molto tempo tornò solo una barca, senza notizie sull’esito della spedizione.

Allora l’imperatore predispose altre 1000 navi di uomini e altrettante 1000 di viveri e oro e l’imperatore stesso si imbarcò con esse. Nessuno fece più ritorno.

Va detto che nel 1300, il Mali non era lo stato di oggi dell’Africa nord occidentale, che seppur grande, confina col Burkina Fasu, l’Algeria, la Mauritania e il Senegal, tra gli altri. Era un regno molto esteso fino all’Oceano Atlantico ed era un impero potentissimo.

Per rendere l’idea di quanto fosse ricco il dominio del Mali nel Medioevo, si può citare il pellegrinaggio che fece il successore di Abubakar II, Mansa Musa, che approfittò della presunta scomparsa in mare di Abubakar II per assurgere al trono.

Fu in maniera indiscussa da sempre considerato l’uomo più ricco di tutti i tempi.

Infatti Mansa Musa I, questo il nome, cito: “compì un pellegrinaggio alla Mecca tra il 1324 e il 1326, descritto tra l’altro dagli storici e tradottosi in un’enorme ostentazione di ricchezza: Musa partì con un enorme seguito di 60.000 uomini, 12.000 schiavi carichi di quattro libbre d’oro in barre a testa, araldi vestiti di seta con cavalli con staffe d’oro e ottanta cammelli, ciascuno con una somma dalle cinquanta alle trecento libbre d’oro in polvere donata a ciascun povero che egli avesse incontrato sul suo cammino. Lungo il tragitto, che gli fece attraversare il Cairo e Medina, distribuì a vario titolo un’enorme quantità d’oro oltre a far edificare ogni venerdì una nuova moschea per pregarvi. Si dice che l’oro elargito fu tale da causare in Egitto un periodo di inflazione che durò per dodici anni.”

Che dire. Dove i fatti parlano, la penna tace.

Per altro la ricchezza del Mali si spiega grazie alle numerose miniere d’oro presenti sul territorio.

La realtà di questo paese oggi è completamente diversa,  brullo e desertico, le miniere non vengono più sfruttate a causa del colonialismo e il paese vive di agricoltura.

Sempre in questo periodo, le rotte dovevano essere abbastanza affollate.

Nel 1307, alcuni Templari, quando l’Ordine cadde in disgrazia sotto Filippo il Bello, salparono verso l’oceano guidati da Henry Sinclair I, di discendenza scozzese e vichinga norrena. Tous se tient, tutto si tiene, quindi, dato che, probabilmente, per tradizione familiare era al corrente delle imprese degli antenati vichinghi.

E in ogni caso, Henry Sinclair I, nonno del costruttore della cappella di Rosslyn, luogo templare per eccellenza, con l’aiuto del navigatore veneziano Antonio Zeno arrivò in America.

Ne è testimonianza, sulle coste della Nuova Scotia, la Torre di Newport a Rhode Island a base ottagonale come le chiese templari e non esagonale per chi dice che fosse un antico mulino.

Qui sarebbe sepolto il magnifico tesoro dei Templari, mai trovato, per altro.

Altre prove in terra americana sarebbero due stele, una di Westford e una di Sinclair, il ritrovamento di uno scheletro rivestito da armatura nel letto del fiume Fall River, poi andato peso perché bruciato.

La stele di Westford, in particolare, ritrae un cavaliere Templare sul cui cimiero e stemma araldico, sono riconoscibili gli attributi di Sir James Gunn, uno dei luogotenenti di Sinclair.

E il cosiddetto “Muro del Mistero” (Mystery Walls) vicino a Halifax, in Nuova Scozia. Si tratta di una serie di murature di origine incerta ma che suggeriscono un utilizzo militare e schema templare.

O il mistero dell’Isola di Oak, forse più leggenda che verità, ma che nei secoli ha mobilitato parecchi esploratori per risolverne l’enigma, dell’isola e della pietra ivi ritrovata, del tesoro nascosto. Cose frutto più di racconti tramandati e parti della fantasia.

Due cannoni invece rinvenuti in ricerche subacquee, nei pressi delle coste della Nuova Scozia sono stati poi datati al periodo del 1300, tipicamente di foggia templare.

E non ultima le raffigurazioni nella famosa e misteriosa cappella di Rosslyn in Scozia, chiesa templare, di una pianta di mais e una di aloe, sconosciute in Europa, 50 anni prima che Colombo scoprisse “ufficialmente” l’America.

Si è detto che l’esistenza di una colonia templare in Nuova Scozia sia sempre rimasta nascosta perché da qui arrivavano l’oro e l’argento per costruire chiese templari in Europa.

Nel 1524, 32 anni dopo la scoperta “ufficiale” dell’America, il navigatore Giovanni da Verrazzano sarebbe stato incaricato dal re di Francia Francesco I di prendere contatto con la colonia di Templari nelle nuove terre.

Verrazzano tentò l’impresa ma riportò di non avere trovato nessuno.

A prescindere da questo, possibili invasioni o scambi molto precedenti, sarebbero testimoniate da numerose incisioni rupestri che presentano simboli e stilemi identici tra loro sia in Sud America, che in Europa, pensiamo alle incisioni rupestri della Valle Camonica che in Africa nel Sahara e che fanno pensare ad un’origine comune. (Fine parte 3)

Eleonora Prina

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