Lapide Andrea Campagna

Milano, danneggiata la lapide dell’agente Andrea Campagna ucciso dai terroristi nel 1979

Milano

La lapide dedicata all’agente di Pubblica Sicurezza Andrea Campagna, ucciso nel 1979 dai Proletari Armati per il Comunismo, è stata danneggiata nella serata di martedì in via Modica, a Milano.

Andrea Campagna

Un gesto che ha immediatamente suscitato indignazione e condanna da parte del sindacato di polizia Fsp Polizia di Stato, che parla di un episodio ben più grave di un semplice vandalismo. A esprimere la posizione del sindacato è il segretario generale Valter Mazzetti, che definisce l’accaduto “qualcosa di profondamente inquietante e insopportabile per chi crede nel più basilare senso del rispetto che sta alla base della civile convivenza”.

Secondo Mazzetti, il danneggiamento della lapide non può essere liquidato come un gesto isolato o frutto di incoscienza: “È un atto che testimonia quell’odio verso lo Stato e chi lo rappresenta che già ha sfigurato tragicamente gli anni più bui della nostra storia recente”.

Il ricordo di un servitore dello Stato

Andrea Campagna, agente della DIGOS di Milano, fu assassinato il 19 aprile 1979 in un attentato poi rivendicato dai PAC. La lapide che ne ricorda il sacrificio è da anni un punto di memoria per la città e per le forze dell’ordine. Il suo nome è legato a una delle stagioni più drammatiche della storia italiana, gli anni di piombo, segnati da terrorismo, violenza politica e attacchi contro rappresentanti dello Stato.

La richiesta: “Individuare e punire i responsabili”

Mazzetti auspica un rapido ripristino del cippo e un’azione decisa per identificare gli autori del gesto: “Confidiamo che i responsabili vengano identificati e puniti severamente, nel doveroso rispetto dovuto a chi ha dato tutto per le Istituzioni”. Il segretario generale sottolinea come episodi di questo tipo colpiscano non solo la memoria di un singolo agente, ma l’intera comunità delle forze dell’ordine, che ancora oggi si trova a fronteggiare forme di violenza e ostilità.

“Chi porta la divisa è ancora bersaglio della violenza cieca”

Il messaggio finale di Mazzetti richiama il valore del sacrificio dei colleghi caduti e il legame che unisce le generazioni di operatori della sicurezza: “Allora come adesso chi porta la divisa è sempre, in tanti modi, vittima della violenza cieca di delinquenti e criminali di ogni risma. Il ricordo dei colleghi che ci hanno preceduto rimane ciò su cui ancora si fonda la fedeltà e il convincimento delle nostre donne e dei nostri uomini in uniforme”.

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