Crans, il ricordo di familiari e amici al funerale di Chiara e Achille

Milano

I tanti ricordi commossi di familiari e amici, hanno concluso ieri pomeriggio i funerali di Chiara Costanzo nella Basilica di Santa Maria delle Grazie. Tra loro ha preso la parola la sorella Elena: “Sono così arrabbiata che sei stata portata via dalla vita a sedici anni, non dovevi nemmeno essere lì dovevi andare da un’altra parte, avevi programmi per fare anni all’estero – ha detto – . Volevi viaggiare e ti prometto che farò io questi viaggi per te. Sono arrabbiata perché così se ne va una parte del mio cuore. E adesso sento un vuoto. Tutti i miei traguardi li dedicherò a te”.

Lo zio, Piero, ha chiesto invece giustizia: “Avevi un profondo senso di correttezza e giustizia e siccome sei stata vittima di una strage assurda e ingiusta ed evitabile, se si fossero adottate le più semplici misure di sicurezza, ti prometto che faremo di tutto con papà e mamma per darti la giustizia che meriti”. Tra gli altri ricordi quello di un’ insegnante: “Ricordo le tue domande piene di curiosità quando raccontavo le guerre tra greci e persiani. Avevi un alto senso di giustizia. Non c’è stata lezione in cui non abbia sentito la tua presenza solare”. E quello di una compagna di ginnastica: “Sarai per sempre un’amica e il tuo ricordo sarà grande esempio per noi. Per sempre saremo la tua squadra”. Dopo la cerimonia il feretro è rimasto a lungo sul sagrato per le tante persone che hanno voluto dare un saluto alla giovane e ai suoi familiari.

“Hai scelto per spiccare il volo dal tuo posto del cuore, angelo mio: le tue montagne. D’altronde il posto terreno più vicino a Dio”. Con queste parole Erica, la mamma di Achille Barosi, si è rivolta a suo figlio durante i funerali del ragazzo, rimasto vittima dell’incendio di Crans-Montana avvenuto la notte di Capodanno. “Tu, insieme ai tuoi amici, ci avete insegnato cosa sono il coraggio e l’amore. – ha proseguito la madre – Oltre all’orrore che ho toccato con mano e sentito, ho visto la vostra enorme purezza. Hai solo sedici anni e mezzo ma eri molto più maturo e capivi tutto. Avevi la fierezza di un vero italiano, sapevi tutto sulla Mafia e sul Codice Penale tanto che non sapevi ancora se fare l’architetto o il giudice. Sii fiero del tuo Paese quanto lo sono io. Sei libero, vola amore io, hai delle ali luminosissime e saprò vederti. Mamma tua per sempre”. A rivolgersi al ragazzo anche il padre Nicola: “Oggi il destino crudele mi ha strappato la cosa più preziosa che avevo, con una violenza estrema. Mi sono completamente smarrito e svuotato, tutto mi appare diverso. Quel marciapiede non sarà più lo stesso. Quella fermata del tram numero 1 non sarà più la stessa. Insomma un bel casino. Al tempo stesso mi sento di dirti che insieme abbiamo scritto un bellissimo libro di cui ricordo e ricorderò ogni singola pagina, riga e parola. Il momento più bello della giornata forse era quando, dopo la sveglia e la colazione, venivi nel nostro letto abbracciandoci per poi addormentarti ancora una ventina di minuti. Da papà posso ritenermi fortunato e privilegiato avendoti visto crescere. E soprattutto aver potuto crescerti insieme a mamma: ci siamo arricchiti a vicenda giorno dopo giorno”, ha concluso il papà.

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