Mentre l’inchiesta di Genova svela una rete di fondi destinati ai terroristi, alcune sigle della sinistra radicale scendono in strada a sostegno degli arrestati. De Corato attacca: «Città sfregiata da chi inneggia alla violenza».
Nonostante la gravità delle accuse formulate dalla magistratura di Genova, che parla apertamente di finanziamento al terrorismo, una parte della galassia pro-Pal milanese ha scelto di scendere in piazza per solidarizzare con gli indagati. Un presidio di alcune decine di persone si è ritrovato in piazza Cavour per contestare gli arresti dei nove soggetti finiti in manette con l’accusa di aver inviato denaro ad Hamas, l’organizzazione responsabile dei massacri del 7 ottobre.
Tra bandiere palestinesi e simboli di sigle come Potere al Popolo e Slai Cobas, i manifestanti hanno tentato di far passare come “semplice solidarietà” quella che per gli inquirenti è una vera e propria rete di supporto economico a una struttura terroristica. Sugli striscioni campeggiavano scritte come «La solidarietà non è terrorismo», un tentativo di minimizzare le pesanti risultanze investigative che hanno portato all’ordinanza di custodia cautelare.
L’attacco di De Corato: «Uno sfregio a Milano»
La reazione politica non si è fatta attendere ed è stata durissima. Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia, ha espresso sdegno per la presenza nel cuore della città di persone che manifestano a favore di figure controverse come Mohammad Hannoun, colpito dai provvedimenti giudiziari.
«Trovo assurda la manifestazione odierna», ha incalzato De Corato. «Hannoun non solo ha minacciato di morte e inneggiato alla violenza, ma ha anche finanziato i terroristi di Hamas. Manifestazioni in sostegno di certi criminali sono l’ennesimo “sfregio” per una città che non merita tutto ciò». L’esponente del centrodestra ha poi rivolto un appello perentorio a Palazzo Marino, criticando il silenzio delle istituzioni: «Il Centrosinistra e il Sindaco Sala devono prendere le distanze e dissociarsi da questo violento terrorista. Non si può restare in silenzio di fronte a chi difende chi sostiene il terrore».
La zona grigia della solidarietà
Il corteo milanese riaccende i riflettori su una “zona grigia” dove il sostegno alla causa palestinese scivola pericolosamente verso l’apologia di soggetti legati alla lotta armata. Mentre i manifestanti chiedono a gran voce «Liberi tutti», ignorando le prove raccolte dalla Procura di Genova sui flussi di denaro sospetti, Milano si ritrova ancora una volta ostaggio di una retorica che fatica a condannare senza ambiguità il terrorismo internazionale.
L’allerta delle forze dell’ordine resta massima: il rischio è che la piazza continui a essere utilizzata come cassa di risonanza per messaggi che vanno ben oltre il legittimo dissenso politico, sfociando nel sostegno aperto a chi opera nell’illegalità e nel sangue.
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