Hamas a Milano: 7 milioni di euro occulti dietro la falsa beneficenza

Milano

Blitz antiterrorismo in via Venini: la “Cupola d’Oro” era il bancomat di Hamas

L’operazione, scattata all’alba di sabato in via Venini, si inserisce in una vasta inchiesta della Dda di Genova coordinata dalla Procura Nazionale Antimafia, culminata nell’arresto di 9 persone, tra cui il noto Mohammad Hannoun, con l’accusa di aver finanziato Hamas per una cifra stimata in 7 milioni di euro.

I dettagli della perquisizione a Milano

Le forze dell’ordine, composte da agenti della Polizia di Stato e militari della Guardia di Finanza, hanno fatto irruzione nei locali dell’associazione «La Cupola d’Oro», situata in via Venini, a breve distanza dalla Stazione Centrale. L’edificio, che espone un’insegna bilingue dedicata alla solidarietà con il popolo palestinese, è considerato dagli inquirenti uno dei nodi cruciali per la raccolta di fondi in Italia.

Durante le operazioni, è stato prelevato Khalid Abu Deiah, legale rappresentante dell’associazione, indagato per concorso esterno. Gli inquirenti stanno vagliando la documentazione contabile e i supporti informatici sequestrati per ricostruire la tracciabilità delle donazioni raccolte tra i sostenitori della causa palestinese.

Il ruolo di Mohammad Hannoun e la rete delle Onlus

Al centro dell’inchiesta figura Mohammad Hannoun, architetto residente nel genovese e già destinatario di sanzioni da parte del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

Secondo l’accusa Hannoun sarebbe l’amministratore di fatto de «La Cupola d’Oro» e il vertice della cellula italiana di Hamas. Il sistema si poggiava su tre enti principali: l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (fondata a Genova nel 1994), l’omonima Odv del 2003 e, appunto, la sede milanese di via Venini. Queste realtà avrebbero funto da paravento per attività di raccolta fondi apparentemente umanitarie.

La stima dei flussi finanziari: 7 milioni di euro

L’inchiesta ipotizza che circa 7 milioni di euro siano stati drenati verso l’organizzazione militante palestinese. I fondi, presentati come aiuti per orfani, famiglie bisognose o ricostruzioni a Gaza, sarebbero stati in realtà deviati per sostenere l’apparato logistico e militare di Hamas, inclusi i preparativi per l’attacco del 7 ottobre.

Gli investigatori stanno ora utilizzando strumenti di analisi finanziaria internazionale per capire come il denaro sia uscito dai confini italiani, sospettando l’uso di triangolazioni bancarie in paesi terzi o sistemi di trasferimento informali (come l’hawala) per sfuggire ai controlli dell’antiriciclaggio.

Prossimi passi dell’inchiesta: i flussi finanziari illeciti

Mohammad Hannoun,

L’attenzione si sposta ora sull’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati a Milano e Genova. Gli inquirenti mirano a individuare eventuali complici o “finanziatori consapevoli” che potrebbero aver agevolato il trasferimento dei capitali pur conoscendone la reale destinazione finale.

Per aggirare i controlli delle banche, le organizzazioni sotto indagine utilizzano spesso una combinazione di canali formali e informali.

1. Il sistema Hawala

L’Hawala è un sistema millenario di trasferimento di valori basato sulla fiducia e su una rete di mediatori chiamati hawaladar.

  • Senza spostamento fisico: Il denaro non attraversa fisicamente i confini. Un mittente consegna contanti a un mediatore a Milano; quest’ultimo contatta un collega in un altro paese (es. Turchia o Libano) che consegna la somma corrispondente al destinatario finale.

  • Compensazione: I debiti tra i mediatori vengono regolati in seguito tramite scambi di merci, fatturazioni gonfiate o triangolazioni commerciali, rendendo quasi impossibile per le autorità tracciare il flusso originale.

2. Strumenti di monitoraggio e Antiriciclaggio

Le autorità italiane (UIF della Banca d’Italia e Guardia di Finanza) monitorano i flussi attraverso:

  • Indicatori di anomalia: Algoritmi che segnalano versamenti frazionati (sotto la soglia dei 5.000€) fatti ripetutamente da persone diverse verso lo stesso beneficiario.

  • Cooperazione internazionale: Lo scambio di informazioni tra l’AISE (intelligence esterna) e le agenzie estere per mappare le reti di ONG che operano in zone di conflitto.

L’inchiesta attuale suggerisce dunque che i 7 milioni di euro contestati siano passati attraverso queste reti, sfruttando la buona fede dei donatori privati che credevano di finanziare progetti umanitari.

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