Addio al Palasharp: il destino (un po’ amaro) di un’icona milanese

Milano

Il Palasharp non tornerà ad essere il tempio della musica e dello sport che i milanesi hanno amato. Quella che doveva essere una gloriosa rinascita in vista delle Olimpiadi 2026 si è trasformata nell’ennesima occasione mancata, concludendosi con la decisione definitiva di abbattere la struttura per fare spazio a un nuovo complesso residenziale.

Il sipario cala sui ricordi

Per chi ha vissuto la Milano degli anni ’80 e ’90, il Palasharp non è solo un edificio di Lampugnano, ma il frutto della visione di Divier Togni. Fu lui, discendente della celebre dinastia circense, a intuire che Milano avesse bisogno di un grande spazio polifunzionale dopo il crollo del Palasport di San Siro. Con il suo spirito imprenditoriale e un pizzico di audacia, Togni trasformò una tensostruttura in un palcoscenico di caratura mondiale.

Inaugurato nel 1986 dalla voce inconfondibile di Frank Sinatra, il palazzetto ha cambiato spesso nome, accompagnando i cambiamenti della città: nato come PalaTrussardi, divenne poi PalaVobis, PalaTucker (per un breve periodo) e infine MazdaPalace, prima di assumere l’ultima denominazione di Palasharp.

È stato la tana dell’Olimpia Milano, dove migliaia di tifosi hanno sofferto e gioito, e il palco dei concerti più leggendari — dai Metallica ai Nirvana — che hanno segnato intere generazioni. Dal 2011, però, quelle mura hanno smesso di vibrare, lasciando il posto al silenzio e a un degrado che ferisce chiunque ricordi l’energia che Divier Togni era riuscito a catalizzare in quel luogo.

L’illusione olimpica e lo scontro legale

La speranza si era riaccesa nel 2022, quando il progetto di riqualificazione legato alle Olimpiadi Invernali sembrava la via perfetta per restituire dignità all’eredità del Palazzetto. Il partenariato tra il Comune e la cordata Ticketone-Mca Event pareva solido, ma il sogno si è infranto contro la dura realtà della burocrazia e dei rincari.

Tra richieste da parte Ticketone di fondi extra e canoni da ridurre e un braccio di ferro legale estenuante, la parola fine è arrivata dalle aule di tribunale. Il Consiglio di Stato ha confermato la revoca dell’affidamento, bollando come ingiustificati gli aumenti richiesti e spegnendo, di fatto, l’ultima luce accesa sul futuro dell’arena.

Un futuro di mattoni e addii

Invece di tornare a ospitare il ghiaccio dell’hockey o il parquet del basket, l’area del Palasharp verrà riconvertita nell’ambito del Piano Casa di Milano. Dove un tempo si sentivano le grida dei fan e gli applausi per le stelle internazionali, sorgeranno appartamenti.

È un epilogo che lascia l’amaro in bocca: se da un lato la città guadagnerà nuovi spazi abitativi, dall’altro perde definitivamente un pezzo della sua anima culturale e sportiva. Il Palasharp non avrà la sua seconda vita; rimarrà un ricordo nostalgico di una Milano che sapeva sognare in grande grazie all’intraprendenza dei suoi privati, ora sostituita da un pragmatismo che cancella il passato per costruire nuovi volumi.

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