Ci sono tutti, o quasi nel salone di Corazzieri del Quirinale per gli auguri di fine anno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alle alte cariche dello Stato e a chi ha ruoli di rilievo nelle istituzioni e nella società.
La premier Giorgia Meloni, è seduta in fondo alla sala accanto al presidente del Senato Ignazio La Russa, allo stesso Mattarella e al presidente della Camera Lorenzo Fontana.
In prima fila ci sono i membri del governo. E poi c’è la politica. Con i leader e gli esponenti di maggioranza ma anche tutti i leader dell’opposizione. C’è la vecchia guardia con Gianfranco Fini e Fausto Bertinotti che nell’attesa parlano cordialmente.
Qualche fila dietro l’ex presidente del consiglio ed ex presidente di Bankitalia e della Bce Mario Draghi e il senatore Mario Monti.
“La nostra comune speranza oggi ha il nome della pace. Una pace vera e giusta ovunque che ponga fine all’incertezza e al disorientamento indotti dalla attuale situazione internazionale. Abbiamo il dovere di coltivare e consolidare ogni piccolo spiraglio che si apra rispetto ai conflitti in corso, in Ucraina come in Medioriente. Con l’obiettivo di costruire quella ‘pace permanente’, come la definì il presidente Franklin D. Roosevelt che affermava: ‘Più che una fine della guerra vogliamo una fine dei principi di tutte le guerre’”.
“Pace, quindi – ha proseguito il capo dello Stato – come affermazione del diritto sulla forza delle armi. Pace come condizione di libertà e sviluppo”.
La credibilità dell’Italia: il dividendo della fiducia nel discorso di Mattarella
Nel suo tradizionale incontro di fine anno con le autorità, Sergio Mattarella ha tracciato un bilancio che va oltre la cronaca politica, toccando le corde della stabilità economica del Paese. Il Presidente ha messo in luce un legame inscindibile: quello tra la tenuta democratica e la fiducia internazionale, un binomio che oggi sta portando benefici tangibili all’Italia.
Il valore economico della stabilità
Con una nota di orgoglio istituzionale, il Capo dello Stato ha ricordato come il clima di rispetto e di affidabilità che l’Italia è riuscita a consolidare all’estero abbia avuto un effetto concreto sui mercati finanziari. Il riferimento è alla sensibile discesa dello spread, il differenziale che misura il rischio del nostro debito pubblico.
Secondo Mattarella, questo calo non è un evento casuale o puramente tecnico, ma il risultato di una percezione di stabilità che il Paese trasmette. Meno spread significa meno interessi da pagare sul debito e, di conseguenza, più risorse disponibili per il welfare, la sanità e lo sviluppo. È quello che potremmo definire il “dividendo della serietà”: la dimostrazione che il rispetto delle regole e la coerenza internazionale sono i migliori investimenti per il futuro nazionale.
Una reputazione da difendere
Tuttavia, il messaggio del Presidente non è stato solo celebrativo, ma anche un monito per il futuro. Questa fiducia, ha lasciato intendere, non è un assegno in bianco dato per sempre. È un patrimonio che va alimentato ogni giorno attraverso:
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La responsabilità delle istituzioni: che devono agire con misura e lungimiranza.
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La coesione sociale: che impedisce al Paese di sfaldarsi sotto la pressione delle crisi.
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La fedeltà ai trattati: il ruolo dell’Italia come perno dell’integrazione europea.
Oltre la fredda economia
Ma per Mattarella la fiducia non è solo un grafico finanziario. È un sentimento civile che deve tornare a scorrere tra i cittadini. Richiamando il problema dell’astensionismo, il Presidente ha suggerito che se l’Europa e i mercati guardano all’Italia con rispetto, è necessario che anche gli italiani riscoprano lo stesso rispetto per le proprie istituzioni.
Il discorso si chiude dunque su un paradosso: mentre fuori dai confini l’Italia viene vista come un approdo sicuro e solido, all’interno rischia di essere logorata dalla sfiducia dei suoi stessi elettori. Colmare questo divario è la grande sfida che Mattarella lancia per il 2026, anno in cui la Repubblica festeggerà i suoi primi ottant’anni di vita.
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