Il consigliere Cagnolati (FdI) ha presentato un’interrogazione in Consiglio Comunale riguardo alla delibera di Giunta n. 1011 del 28 agosto 2025.
Con questo provvedimento, l’Amministrazione Sala ha approvato le linee guida per la concessione degli immobili comunali in via San Dionigi – Porto di Mare. Questo tramite un diritto di superficie con una durata massima di 90 anni.
Come spiega il consigliere, la delibera presenta diversi aspetti problematici:
- Durata della concessione: Un periodo di 90 anni, ritenuto eccessivamente lungo, quasi equivalente a una cessione definitiva del bene pubblico.
- Possibilità di scomputare i lavori: Il rischio che i costi dei lavori di ristrutturazione vengano detratti dal canone, rendendo la concessione quasi gratuita.
- Requisiti su misura: Le condizioni per la partecipazione sembrerebbero essere state pensate per favorire realtà già note in città, a discapito di una reale competizione trasparente.
- Attività lucrative: La possibilità di destinare fino al 30% degli spazi ad attività commerciali, un modello che ricorda quello di centri sociali come il Leoncavallo, che autofinanziano le loro attività tramite bar, concerti ed eventi.
Alla luce di queste scelte, il consigliere Cagnolati esprime il sospetto che l’obiettivo dell’Amministrazione sia quello di preparare una sanatoria mascherata a favore del Leoncavallo.
Offrendo a chi occupa abusivamente gli spazi da decenni la possibilità di insediarsi stabilmente in un edificio pubblico con condizioni di assoluto privilegio. Con la sua interrogazione, Cagnolati ha chiesto alla Giunta di fornire garanzie sulla tutela del patrimonio comunale. Al fine di evitare che venga svenduto a condizioni svantaggiose per i cittadini milanesi. A suo avviso, Milano ha bisogno di trasparenza, legalità e regole uguali per tutti, non di favori a chi ha costruito la propria storia sull’illegalità.
Il consigliere ha comunque ribadito la sua intenzione di continuare a vigilare attentamente sulla questione, affinché i beni pubblici non diventino un premio per i centri sociali abituati a operare fuori dalle regole.
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