Il carcere di Bollate si trova nuovamente al centro delle polemiche dopo la seconda evasione in meno di un mese. Una detenuta di 55 anni, in semi-libertà per lavoro esterno, non ha fatto rientro nell’istituto penitenziario martedì sera, dopo essere stata condannata per gravi reati tra cui rapina a mano armata. La sua fuga arriva a poche settimane dal tragico caso di Emanuele De Maria, il cui permesso di lavoro esterno si era concluso con un omicidio-suicidio. Questi due episodi ravvicinati mettono in discussione la fiducia nel sistema delle misure alternative alla detenzione, pilastro dell’approccio riabilitativo di Bollate. Mentre le ricerche della donna proseguono – con l’ipotesi che sia fuggita con il compagno, anch’esso ex detenuto e irreperibile, o che sia stata costretta e sia ora in pericolo – la direzione del carcere affronta una pressione crescente.
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