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Maternità distorta. Giustizia riparatrice

Attualità

Si dovrebbe parlare di sacralità pensando alla maternità, al miracolo di una nuova vita, a quell’amore origine di una “magia” umana.

Non dovrebbero esserci distorsioni, egoismi, visioni fuorvianti, calcoli personali, nel rispetto di chi genera e nutre un figlio e del diritto dello stesso a vivere nel migliore dei modi.

Un preambolo per commentare due fatti di cronaca che, anche se diversamente, sono attuali e incomprensibili per la sensibilità di molti.

Ieri il pm di Milano Francesco De Tommasi ha chiesto la condanna all’ergastolo per Alessia Pifferi, la 38enne in carcere per aver lasciato morire di stenti la figlia Diana di 18 mesi abbandonandola da sola in casa per sei giorni nel luglio 2022.

È accusata dalla Procura, davanti alla Corte d’Assise, di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai motivi abietti e futili e dal fatto di aver ucciso la figlia. Dopo interrogatori, relazioni spontanee per allontanare da sé la volontà di uccidere, dopo la perizia psichiatrica, vincono i fatti, gli atteggiamenti profondamente egoistici di una madre che ignora la tutela e i diritti della figlia.

Nel secondo caso in cui si boccia da parte della commissione comunale l’esposizione in pubblico della scultura “la Maternità” perché rappresenta una donna che allatta ritenuta “divisiva” è paradossale e a dir poco malizioso il retropensiero dei parrucconi della commissione. Chi offende il gesto più spontaneo di una Madre?

“È evidente che nel disegno progressista della sinistra milanese non c’è spazio per la maternità. Per questo la statua che la celebra come merita la mettiamo noi”. Lo hanno detto i militanti di Gioventù Nazionale che ieri mattina hanno posizionato al centro di piazza Duse un piedistallo con fotografie che riproduco la statua della maternità, realizzata dall’artista Vera Amodeo la cui collocazione in piazza Duse appunto è stata respinta dalla commissione comunale incaricata. “Affermiamo che la maternità è bene universale e ci opponiamo con forza al parere della commissione comunale, che ha ritenuto inopportuna la statua, e alla volontà del sindaco Giuseppe Sala, il quale, fingendo di voler tutelare la statua stessa, sembra invece deciso a relegarla in un luogo dove risulterebbe oggettivamente meno visibile, nella clinica Mangiagalli”, hanno spiegato i militanti.

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