Piazza Castello: la storia antichissima del cilindro di pietre

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(nella foto: la porzione di pilastro della chiesa, in pietra d’Angera, posta in piazza Castello tra il civico 22 e 24)

Camminando oggi lungo piazza Castello, nel tratto posto a oriente, tra il civico 22 e il 24, quasi di fronte allo sbocco di via Lanza, si trova sul marciapiede un grande cilindro formato da pietre.

Formato da grandi blocchi di pietra di Angera, ha un diametro di circa un metro e mezzo e una pari altezza e, letteralmente, sbuca dall’asfalto, lasciando intendere facilmente che non sia lì per caso. Nonostante una colpevole assenza di notizie e informazioni a riguardo, reperibili con molta difficoltà anche in rete, quel cilindro di pietre vanta una storia antichissima e preziosa.

Si tratta infatti di una delle colonne della chiesa di Santa Maria Annunciata al Castello e quel che vediamo è solo una piccola parte di quel grande pilastro che rimane per lo più nel sottosuolo.

Le sue origini sono strettamente legate ai frati carmelitani, che giunsero a Milano alla metà del Duecento, trovando ospitalità nel monastero di Sant’Ambrogio ad Nemus, nell’area di Porta Sempione. Quando Ottone Visconti prese il potere, sia come vescovo che come signore di Milano, i carmelitani si trasferirono nei pressi del maniero di origine romana, il Castrum PortaeJovis e che durante il periodo in cui Milano fu capitale dell’Impero Romano, ospitò anche il Castra Praetoria e il Campo Marzio, dove i pretoriani si addestravano. I resti dell’antico castello romano, vecchi di un migliaio di anni, erano nel Duecento usati dalle milizie milanesi per svolgere le attività militari.

La chiesa, dedicata a Santa Maria Annunciata e il contiguo convento vennero terminati nel 1268, quando i carmelitani si trasferirono. Ben presto venne aperto anche un piccolo ospedale, per curare i soldati che rimanevano feriti durante le esercitazioni e l’addestramento.

Chiesa e convento vennero quasi interamente distrutti da un rovinoso incendio attorno al 1310; tutto venne rapidamente ricostruito e nel 1314 Azzone Visconti presenziò alla prima messa nella nuova chiesa, donando tre preziosi altorilievi eseguiti appositamente da Balduccio da Pisa, il celebre scultore che in quegli anni stava lavorando nella chiesa di Sant’Eustorgio.

Già nel 1368 iniziarono i lavori per la costruzione di un nuovo castello sui resti di quello di Porta Giovia. Sotto il signore Galeazzo II Visconti e con l’appoggio dei fratelli Bernabò e Matteo II, il nuovo castello fu terminato in poco più di due anni, come anche i nuovi baluardi difensivi che lo circondavano e che portarono così alla demolizione del convento dei carmelitani.

Per alcuni anni i carmelitani rimasero senza sede, probabilmente ospitati da altri ordini, sino a quando, nel 1399, iniziarono i lavori grazie a un lascito di un terreno poco distante il castello e la vecchia chiesa.

Il terreno si trovava ai margini della Braida del Guercio, una parte del Sestiere di Porta Comacina che oggi conosciamo come Brera.

La chiesa fu demolita molto lentamente e ancora nel 1456 Santa Maria Annunciata aveva una facciata larga 27 metri e una lunghezza di poco superiore ed era usata come cappella dai militari del Castello; i materiali delle demolizioni erano, probabilmente, utilizzati per la costruzione del castello e delle mura. La cappella venne sconsacrata nel 1562 ed era ancora in piedi nel 1598.

Il ricordo di Santa Maria Annunciata andò così svanendo, sino a quando, due secoli e mezzo dopo, nel 1861, il Regio Esercito decise di costruire una grande Cavallerizza sul fianco orientale del Castello Sforzesco. Il castello, all’epoca, vantava due linee di mura, quelle che esistono ancor oggi e una seconda linea ancor più esterna, chiamata Ghirlanda del Castello e che era unita allo stesso tramite il Rivellino di Porta Vercellina e il Rivellino del Carmine. La nuova Cavallerizza sorse, con una facciata goticheggiante e di dubbio gusto, sul lato orientale, proprio sul sedime dell’antica Santa Maria Annunciata.

Quando i badilanti iniziarono a scavare trovarono la cripta della chiesa, le cantine del convento, colonne e pavimenti, lapidi e architravi e tutto venne utilizzato per colmare il tratto di fossato del castello che doveva venire occupato dalla Cavallerizza.

La Cavallerizza ebbe comunque vita molto breve e venne abbattuta dal Beltrami nel 1893, un anno dopo che anche le Mura della Ghirlanda erano state atterrate. Scavando per riaprire il fossato medievale, vennero alla luce altri reperti di Santa Maria Annunciata, scampati alle due devastazioni del 1368 e del 1861.

Vennero portati alla luce il pilastro romanico che ancor oggi vediamo, in parte, nella piazza, tre grandi lapidi in marmo, un enorme raffigurazione del Padre Eterno e di un angelo. I reperti vennero portati nella chiesa di Santa Maria di Brera e poi nei Musei del Castello. Ai primi dell’Ottocento, scavando nella stessa area, erano venuti alla luce un altro busto di uomo barbuto e un busto acefalo e senza braccia, che vennero posti nel cortile del Castello. Solo a fine Ottocento qualcuno si rese conto che facevano tutti parte dello stesso gruppo scultoreo, probabilmente opera della scuola di Balduccio da Pisa e donato da Azzone Visconti ai carmelitani nel 1314.

Venne ipotizzato che il colossale gruppo scultoreo fosse posto sulla facciata della chiesa di Santa Maria Annunciata e che le opere facessero proprio riferimento all’Annunciazione.

Durante gli stessi scavi venne alla luce anche una porzione del convento, con un lunghissimo corridoio, con archi e pilastri e sui cui si aprivano una serie di celle, che al momento vennero confuse con quelle di una prigione sforzesca, ma che probabilmente erano le celle dei frati carmelitani. Sulla lunghissima parete si trovava un affresco dominato dalla figura di Sant’Antonio col fuoco in mano.

Tutto venne demolito.

Si salvarono invece tre altorilievi che decoravano la chiesa, attribuiti tutte e tre alla mano personale di Balduccio da Pisa; rappresentavano l’Annunciazione, la Natalità e l’Adorazione da parte dei Magi e anch’essi erano stati donati da Azzone Visconti.

Nel 1613 i resti della sconsacrata chiesa di Santa Maria Annunciata erano stati gettati nei fossati del Castello; Giovanni Salazar, un nobile spagnolo, addetto alle munizioni del Castello Sforzesco, salvò i tre altorilievi, donandoli al padre, don Diego Salazar, che sin dal 1566 era il castellano di Pizzighettone. Nominato poi Gran Cancelliere del Ducato milanese, don Diego tornò a vivere stabilmente a Milano, ma lasciò i tre capolavori di Balduccio a Pizzighettone, che usò per ornare l’altare di famiglia posto nella chiesa di San Bassano, nel cremonese.

Anche nella piccola chiesa di San Nicolao, nell’omonima stradina alle spalle di piazza Cadorna e corso Magenta, si trova una statua della Madonna col Bambino, della scuola di Balduccio, che si trovava originariamente nella chiesa di Santa Maria Annunciata. La statua fu trasferita, per salvarla dalla distruzione, ai primi del Seicento.

Come detto, i carmelitani costruirono una loro nuova chiesa ai margini della Braida del Guercio, dedicata a Santa Maria del Carmine; i lavori, interminabili, durarono dal 1399 a oltre il 1470, guidati da varie generazioni dei Solari. La chiesa, dotata di un grande chiostro, ospitava molte formelle, sculture, capitelli, colonne, basamenti e alto e bassorilievi del Duecento e del Trecento, molti provenienti da Santa Maria Annunciata.

Tutti questi reperti permisero di immaginare la chiesa di Santa Maria Annunciata, di cui non esistono rappresentazioni. Doveva essere molto simile a Santa Maria di Brera, ma con i classici mattoni rossi a vista del gotico lombardo; sul fronte, come detto, la colossale scultura di Balduccio, che mostra l’Annunciazione. All’interno tre navate, con molte cappelle laterali riccamente decorate, i pilastri in pietra d’Angera, forse rivestiti di mattoni, come nell’Abbazia di Morimondo e i capitelli semplici con fogliame.

La colonna in pietra di piazza Castello venne probabilmente messa in quel punto durante i lavori di demolizione della Cavallerizza, eseguiti dal Beltrami nel 1892-93.

 

1 La demolizione della Cavallerizza nel 1892.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 Il Padre Eterno della scuola di Balduccio da Pisa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Angelo dell’Annunciazione, sempre della scuola di Balduccio.
4 La statua della Madonna col Bambino conservata nella chiesa di San Nicolao.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5 – L’Annunciazione, opera di Balduccio da Pisa e conservata sull’altare di don Diego Salazar a Pizzighettone.
6 la Natività – Balduccio da Pisa -Pizzighettone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7-l’Adorazione, opera di Balduccio da Pisa- Pizzighettone
8- Una delle tre lapidi ritrovate della chiesa di Santa Maria Annunciata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9 La ricostruzione fatta nel 1937 del possibile aspetto interno della chiesa di Santa Maria Annunciata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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