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Plebiscito record per Putin. Zelensky: un’imitazione elettorale

Esteri

Vladimir Putin ottiene il quinto mandato non consecutivo al Cremlino con percentuali senza precedenti nella storia della Russia post-sovietica, un’affluenza ufficiale al 73% e code a molti seggi moscoviti e in altre città della Federazione alle ore 12, come da appello di Yulia Navalnaya. Secondo i primi exit poll diffusi dopo la chiusura delle urne in tutto il Paese, il presidente in carica ha raccolto l’87% dei voti, forse qualcosa in più. Gli altri tre candidati si spartiscono i resti, con il candidato del partito comunista Nikolai Kharitonov e Vladislav Davankov di Nuova Gente a contendersi il secondo posto con poco più del 4% ciascuno, mentre Leonid Slutsky del partito di destra nazionalista Ldpr si fermerebbe attorno al 3,0% dei voti.

Il plebiscito per Putin era scontato, ma supera le aspettative. Meno scontata la partecipazione al voto, necessaria per ri-legittimare la leadership del capo dello Stato dell’ultimo quarto di secolo e il mandato per la cosiddetta Operazione militare speciale in Ucraina. Alla vigilia delle elezioni il presidente ha lanciato un appello a “venire alle urne ed esprimere la propria posizione civica e patriottica, votare per il candidato prescelto, per il futuro di successo della nostra amata Russia”. Partecipazione attiva da tradurre anche in approvazione della guerra e supporto alla crescente contrapposizione con l’Occidente, accompagnata da una retorica bellicista che sfocia sempre più spesso nella minaccia nucleare.

A seggi appena chiusi, dall’ucraina e dalle cancellerie occidentali sono arrivate critiche e condanne, a cominciare dalla Casa Bianca, secondo cui le elezioni in Russia sono state “ovviamente né libere, né imparziali”, dato che Putin ha messo in carcere i suoi oppositori e impedito ad altri di correre contro di lui. Per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, si è trattato di una “imitazione di elezioni”. I tentativi occidentali di rovinare le elezioni presidenziali in Russia “sono stati un fallimento” anche nelle zone presso il fronte in Ucraina, ha dichiarato a sua volta il ministero degli Esteri russo.

L’elezione è stata spalmata su tre giorni e con possibilità in una trentina di regioni di votare da remoto, non ultimo per gestire le difficoltà nelle aree al confine con l’Ucraina, da giorni sotto attacco con droni, razzi, incursioni di gruppi paramilitari. Oggi i droni su otto regioni sono stati almeno 38, sono arrivati anche attorno a Mosca e per qualche ora gli aeroporti della parte meridionale della capitale hanno dovuto limitare il traffico. A Belgorod, la più esposta agli attacchi dall’ucraina, nel pomeriggio un uomo è rimasto ucciso e almeno 11 persone sono state ferite.

L’evento della giornata conclusiva del voto è stato il Mezzogiorno contro Putin. L’azione di protesta promossa dalla vedova dell’oppositore Aleksey Navalny, morto in carcere a metà febbraio, non è stata oceanica, come d’altronde prevedibile dopo i ripetuti moniti della procura dei giorni scorsi. Tuttavia ha confermato che migliaia di russi sono disposti a sfidare il regime, concentrati a Mosca e San Pietroburgo e presenti anche in molte altre città. La geografia dei fermi, complessivamente un’ottantina, effettuati ai seggi lo conferma: dopo Mosca, almeno 25 sono stati registrati nella capitale del Tatarstan, Kazan, ha riferito il gruppo di monitoraggio Ovd-Info. Gran parte dei fermati sono stati poi rilasciati senza verbale, cosa che suggerisce indicazioni dall’alto alle forze dell’ordine di tenere una linea morbida.

Le code più lunghe si sono formate tuttavia all’estero davanti ai seggi allestiti in ambasciate e sedi consolari, un fenomeno letto in modo opposto dai media di opposizione e dai funzionari russi: per i primi è chiaro che, dove non si rischiano sanzioni e arresti, i russi protestano, mentre per le voci ufficiali si è trattato di un forte interesse di chi si trovava fuori dalla Russia per l’elezione presidenziale. Da Berlino, dove la gente convenuta attorno a mezzogiorno ha applaudito l’arrivo di Yulia Navalnaya, l’ambasciata ha postato un messaggio di apparente compiacimento: “Siamo lieti di vedere tutti i cittadini russi pronti a esprimere il proprio voto! Insieme siamo forti: vota per la Russia!”. Fuori, sarebbe stato avvistato anche l’ex oligarca e arci-nemico di Putin Michail Khodorkovsky. La vedova di Aleksey Navalny ha poi riferito di avere scritto il nome del marito sulla scheda elettorale.

Il presidente rieletto può tuttavia dirsi soddisfatto dei risultati: missione compiuta, come da copione previsto. I gesti di dissenso dei giorni scorsi – liquido disinfettante nelle urne, un paio di bottiglie molotov ai seggi – sono rimasti tutto sommato isolati. Nei cosiddetti Nuovi Territori – il Donbass e le regioni di Kherson e Zaporizhzhia parzialmente controllate e dichiarate annesse – il voto dichiarato illegittimo all’unisono in Occidente permette comunque al Cremlino di ribadire l’appropriazione territoriale e di aggiungere una nuova tessera al mosaico della ‘russificazione’. E domani sera, per celebrare i dieci anni dall’annessione della Crimea, sulla Piazza Rossa si terrà un grande concerto.

Nel giorno della rielezione si scalda ulteriormente un altro fronte: un attacco con un drone kamikaze ucraino ha colpito un’unità militare nella regione separatista moldava della Transnistria, dove stazionano militari russi. Kiev ha affermato che si è trattata di una “provocazione” russa, Mosca ha replicato che sarà trovato il responsabile.

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