I suggestivi scatti di Simon Roberts alle sculture velate del V& A di Londra in mostra a Milano

Cultura e spettacolo

Immaginate di aggirarvi nei sotterranei del Victoria & Albert Museum di notte, soli, alla flebile luce di qualche faretto al neon, tra gli imponenti gruppi scultorei in marmo, avvolti da pesanti teli di plastica trasparente. Esperienza affascinante, ma anche temeraria. L’attenzione si focalizza sulle opere: i giochi di luce e ombra a contrasto che si creano attraverso i pieni e i vuoti delle pieghe dei teli che le ricoprono, conferiscono alle sculture un aspetto espressivo non comune, di grande pregnanza percettiva ed emotiva. È quanto è riuscito a cogliere nei suoi scatti il fotografo Simon Roberts, classe 1974, che ha avuto il privilegio di visitare le sale sotterranee del celebre museo londinese durante la chiusura per ristrutturazione delle due gallerie che in genere ospitano le sculture, avvenuta in concomitanza con la seconda ondata di Covid-19. Un privilegio che nasce da un progetto originale, sfociato in fotografie altamente suggestive, esposte fino al 26 gennaio 2024, presso Other Size Gallery, nello Spazio Workness in via Andrea Maffei 1, a Milano, con il titolo «Simon Roberts. Beneath the Pilgrim Moon», curato da Claudio Composti, in collaborazione con MC2 GalleryLe dodici immagini catturano aspetti insoliti delle sculture, in sintonia con la paura per la malattia, il dramma della morte e l’isolamento sociale, che ha costretto ciascuno a chiudersi a riccio, in una solitudine come “plastificata”. Il disagio e la vulnerabilità sono immortalati in scatti dalle forti angolazioni. Nella fotografia dell’opera “Sansone e un filisteo” di Giambologna, l’eroe viene tagliato fuori e l’obiettivo si focalizza sul volto ritorto della vittima che piange e urla la sua disperazione di fronte alla morte incombente.  

Guardando “Vulcano o probabilmente Prometeo legato a una roccia” di Claude David, emerge nello scatto il volto del personaggio del mito che rivolge lo sguardo sofferente al Cielo, come a chiedere a pietà, la bocca aperta in una vibrante richiesta di aiuto. Dell’opera “Affetto materno” di Edward Hodges Baily, Roberts coglie l’intimo momento della madre che accoglie il bimbo che le si lega al volto dalle spalle, con la torsione del busto in un abbraccio tenero, come a dire che, anche se soffocati dalla bolla di plastica che ci avvolge e ci costringe, il sentimento umano non può essere cancellato. «Queste sculture parlano, almeno a me – afferma l’artista – della loro immutata materialità; eppure, c’è una fragilità conferita loro dalle circostanze più umili e temporanee. Questo paradosso è così avvincente. È una pausa prima di una rivelazione. Forse anche una speranza per ciò che verrà».  Simon Roberts, di stanza a Brighton, è noto per il suo lavoro che indaga la relazione tra le persone e i luoghi. La sua ricerca approfondisce l’essenza dell’esperienza pubblica condivisa e, dal 2007, esplora su tutto il territorio britannico luoghi ed eventi che riuniscono persone per testimoniare, con la sua fotografia, quel desiderio di condivisione nelle sue varie manifestazioni, che è caratteristico dell’essere umano. Nelle dodici fotografie esposte alla “Other Size Gallery”, invece, Roberts porta a termine un lavoro più intimista, si concentra su immagini che restituiscono uno spazio vuoto, dove le sculture appaiono in un’inedita versione, solitaria e malinconica, che pure apre uno spazio di speranza. La mostra è aperta da lunedì a venerdì, dalle ore10 alle 18. Ingresso gratuito.

Caterina Majocchi – Critico d’arte e Consulente artistico

 

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