Un grande alleato, il filo interdentale

Scienza e Salute

Evita il 90% delle carie e la gran parte delle malattie della gengiva

A parte l’uso corretto dello spazzolino c’è un attrezzo indispensabile che svolge una funzione fondamentale per mantenere  in forma la nostra bocca e non solo: il filo interdentale. All’università di Boston negli Stati Uniti hanno scoperto che un uso corretto e costante del filo interdentale tiene alla larga anche alcuni problemi cardiaci, perché previene alcune infezioni che, attraverso il sangue , possono arrivare addirittura ad attaccare il cuore. Ma ovviamente la sua principale funzione è quella di mantenere sani i denti: purtroppo da noi in Italia il suo uso è quasi abbastanza sconosciuto: l’80% degli italiani non sa cosa bene sia o a cosa serva. Eppure il filo interdentale permetterebbe di risparmiare moltissimo sul costo del dentista. L’utilizzo corretto del filo interdentale permette di staccare la placca in zone dove lo spazzolino può fare poco e niente, come le superfici tra dente e dente (negli spazi interprossimali), prevenendo la formazione di carie interdentali, che negli adulti sono oltre il 90 % delle carie, e l’insorgenza della malattia paradontale che, statisticamente dopo i 50 anni è la causa più frequente di perdita di denti. Molti si lasciano sopraffare dallo sconforto sulla difficoltà di usare il filo interdentale, ma è più facile di quanto possa sembrare: basta insistere con un po’ di costanza e pazienza. E soprattutto, sulla scorta di quanto già detto, ci porta vantaggi davvero cospicui, persino inimmaginabili. Dunque ne vale davvero la pena. E poi basta solo un po’ di allenamento e si finisce con l’usare il filo interdentale anche a occhi chiusi , guardando la televisione.

Filo interdentale piatto

Vediamo come si usa: prima di tutto bisogna utilizzare un pezzo di fil0 di 30/40 cm, un po’ più lungo dell’avambraccio, tanto per intenderci. Lo avvolgiamo ¾ attorno al dito medio di una mano e il resto sul medio della mano opposta, lasciando meno di 10 centimetri liberi in mezzo. Poi lo afferriamo tra indice e pollice (come se stessimo mimando un ok): tenendolo ben teso ì, lo appoggiamo nel punto in cui denti si toccano (con le dita di una mano appena dentro la bocca) e facciamo una leggera pressione verso il basso (immaginiamo di lavorare sull’arcata inferiore, anche se in realtà e meglio iniziare dai denti superiori).

Dopo lo scatto che il filo avrà fatto per superare la zona dei contatti tra i denti, il filo si muoverà molto più liberamente. Allora dobbiamo portarlo fino alla gengiva (senza farlo troppo bruscamente, per non danneggiarla) e farlo aderire alla superficie di uno solo dei denti, come lo stessimo abbracciando: deve formare una specie di C  appena sotto la zona in cui il dente spunta la gengiva. Lo facciamo strisciare appena  appena lungo lo smalto, avanti e indietro, ma sempre e solo verso l’alto (per non ricacciare la placca sotto la gengiva), fino a trascinare in alto lo sporco e far uscire il filo dai denti. A questo punto srotoliamo una piccola parte di filo tra le dita (usandole come se fossero dei rocchetti) e ripetiamo l’operazione entrando nello spazio interdentale, ma appoggiandoci sull’altro dente. E continuiamo così, lungo tutta la bocca, senza dimenticarci delle superfici dietro gli ultimi molari. Ovviamente ogni tanto passiamo il filo sotto l’acqua corrente del rubinetto.

Ecco una regola da memorizzare: negli adulti due minuti di filo al giorno levano le carie di torno. Due minuti diviso due. Uno a mattina, uno a sera. Regola semplice che tiene lontane con certezza carie e malattie della gengiva.

Particolare attenzione va rivolta alla scelta del filo. In generale vanno usati i fili non cerati. Il filo cerato infatti può lasciare nel solco gengivale dei depositi che favoriscono l’accumulo della placca.

Poi ci sono i fili che si adattano un po’ meglio degli altri alle caratteristiche individuali della dentatura. Per chi hai denti affollati, che tendono a sovrapporsi lasciando a spazi troppo ristretti tra un dente e l’altro, l’ideale è il filo piatto, a fettuccia: entra più facilmente nelle zone di contatto e non si sfilaccia.

Per chi ha il problema opposto, con denti ”radi” molto spaziati tra di loro o per chi ha un apparecchio (o un ponte) funzionano meglio i tipi a spugnetta (o superfloss).

Filo superfloss

Infatti in tutti i casi in cui non è possibile passare attraverso il punto di contatto tra due denti il superfloss, che è un filo con un capo rigido, seguito da una spugnetta e quindi da una parte di filo ”normale”, aiuta a raggiungere i punti difficili. Chi ha l’apparecchio proprio non può farne a meno: la parte rigida viene spinta negli spazi interdentali come se fosse un ago, fino ad arrivare alla spugna, che permette di eliminare il grosso della placca. Quindi si sposta il filo un altro po’ in avanti e si procede alla pulizia tradizionale.

Quanto al tipo di filo, al fluoro, o addizionato di vitamine, nessuno mi convince completamente: nel primo caso il quantitativo di fluoro contenuto nei dentifrici mi sembra sufficiente di garantire l’integrazione di cui possiamo avere bisogno e pere quanto riguarda le vitamine ho l’impressione che siano tutte una trovata di marketing. Tanto vale bersi una spremuta d’arancia poco prima di passare il filo.

Usarlo prima o dopo essersi lavato i denti non ha nessuna importanza, l’importante è passarlo. Tra l’altro, usare il filo interdentale, può anche essere un utile test per scoprire le cose, in bocca, stanno andando bene, o se c’è qualche problema.

Basta vedere in che condizioni  è quando si è finito di usarlo. Se è sfilacciato in maniera eccessiva, potrebbe esserci una piccola carie che non ha dato segno di sé: la superficie del dente non è perfettamente liscia e danneggia il filo quando questa entra in contatto con i bordi della carie. Se il filo, che fino a qualche giorno prima scivolava perfettamente, all’improvviso si impiglia sotto una capsula, forse questa non chiude più bene. Se fatica a passare in corrispondenza di un punto più sicuro, allora è facile che si tratti di un deposito di tartaro.

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