IL NEMICO PUBBLICO NUMERO 1

Scienza e Salute

Qualcuno dice che il problema numero uno sia la carie. Ma non è proprio così. Esiste una malattia subdola e per questo ancora più pericolosa della carie, anche perché porta alla perdita irrimediabile del dente.
Parlo della malattia parodontale, meglio conosciuta come piorrea, capace di minare dalle fondamenta un dente fino a indurre una mobilità grave. Io la definirei il Nemico Pubblico n. 1.
Inizia come una banale infiammazione delle gengive. Ma, se la gengivite non viene affrontata per tempo, spiana la strada ai batteri che vanno in profondità. L’osso che sostiene il dente si indebolisce e alla fine si rischia di arrivare alla mobilità a cui ho già accennato e quindi alla caduta del dente.
Il nome parodontale deriva dal greco: parà vuol dire “attorno”, odontos è appunto il dente. La malattia parodontale è la malattia di tutto ciò che è attorno al dente: mucosa in superficie, osso più in profondità.
Secondo un’indagine italiana, solo un adulto su dieci ha le gengive perfettamente sane: gli altri nove no. E sono tutti a rischio di malattia parodontale: un dato impressionante, emerso per la prima volta in uno studio del lontano 1984. In seguito, ovviamente, sono state svolte anche altre ricerche, che hanno dato numeri un po’ diversi, ma che comunque indicano che almeno la metà degli adulti soffre di questa patologia, spesso senza nemmeno saperlo.
Indicarla come il Nemico Pubblico n.1 non è un’esagerazione, perché è più subdola e pericolosa della carie.
Fino ai quarant’anni di solito si presenta in forme più leggere, ma dopo quest’età le cose si complicano, perché l’infezione si sposta sempre più in profondità, creando le cosiddette tasche parodontali, delle piccole sacche tra il dente e la gengiva in cui si annidano la placca e il tartaro, che lo spazzolino e il filo non sono più in grado di eliminare. La placca attacca l’osso e gradualmente lo “consuma”, innescando gli osteoclasti (le cellule che rimaneggiano l’osso) secondo un indice di progressione che è legato a una predisposizione individuale, che, purtroppo, è impossibile testare a priori.
Ma se non si lavano i denti correttamente, e soprattutto se non si usa il filo interdentale, è quasi inevitabile che si possa instaurare una malattia parodontale, ovviamente di gravità differente a seconda del momento di insorgenza e, come ho già detto, a seconda della propria predisposizione.
Se si fuma, poi, la malattia diventa ancora più aggressiva, come ha denunciato anche una ricerca dell’Università di Perugia, perché i vasi sanguigni all’interno della gengiva non riescono a portare elementi di difesa a sufficienza e i tessuti si ammalano più facilmente.
C’è una possibilità di autodiagnosi, basta prestare attenzione ad alcuni segnali d’allarme:
i denti soffrono più facilmente di sensibilità al caldo e al freddo;
i denti possono far male quando si mastica.
Ma soprattutto:
si hanno piccoli sanguinamenti anche solo passando lo spazzolino;
c’è un diffuso gonfiore delle gengive;
c’è un certo arrossamento dei margini delle gengive, che talora tende al violaceo;
si ha un alito cattivo, con un odore abbastanza caratteristico;
c’è la presenza di una protesi fissa mal eseguita, con margini debordanti e non detergibile.
Questi sono tutti i segni o elementi che vanno osservati con cura e riferiti tempestivamente allo specialista di branca, per la diagnosi corretta.

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