Allarme condizionatori, 8 su 10 a rischio: la stretta dell’Ue per case e uffici

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Bruxelles pronta a bandire i gas degli attuali impianti. Allarme per case e uffici. L’appello di Confindustria: «Servono limiti più realistici per la transizione»

Nome in codice F-gas. E, vista così, sembrerebbe l’ennesima sigla che popola pile di documenti tecnici nei palazzi dell’Unione europea. Ma, dietro, si cela la grande battaglia dei climatizzatori, perché la stretta regolatoria Ue sui gas fluorurati potrebbe presto avere delle conseguenze dirette sui condizionatori e le pompe di calore, ma anche sugli impianti di refrigerazione stazionari e in movimento usati dai supermercati, apparecchiature per la cui produzione sono comunemente impiegate queste sostanze. La graduale messa al bando degli F-gas potrebbe porre a rischio tanto la manutenzione e la riparazione dei climatizzatori già esistenti nelle abitazioni private e nelle strutture pubbliche come ospedali e uffici della Pa, quanto la rapida riconversione della manifattura da parte di un settore che, calcolano dal comparto, «contribuisce al Pil italiano per lo 0,5%, un volume d’affari pari a circa 8 miliardi di euro e impiega fino a 140mila persone».

Il Green Deal

Parte della maxi-strategia del Green Deal con cui l’Ue vuole raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, il regolamento sugli F-gas che prevede uno stop in molti settori entro la fine del decennio ha già ricevuto il sì preliminare del Parlamento europeo (con un’ampia maggioranza) e dei governi dei Ventisette riuniti nel Consiglio, e si appresta adesso a essere negoziato nel corso delle trattative interistituzionali. I giochi non sono, insomma, ancora fatti; ma il tempo stringe. A muoversi, a Bruxelles, sono state le principali sigle associative che rappresentano la manifattura continentale di climatizzatori e refrigeratori, come Applia, Area Ehpa e Epee, preoccupate – si legge in un documento congiunto – «da divieti che non tengono conto delle varie applicazioni» e «non danno sufficiente tempo per la formazione dei tecnici». La filiera del freddo si è mobilitata in Francia, ma la crociata ha fatto di recente tappa anche in Italia. Tra le osservazioni formulate da Confindustria, ad esempio, si invoca «la fissazione di limiti più realistici», in particolare alla luce del fatto che, nel suo piano RePowerEU, proprio l’Ue punta espressamente sulle pompe di calore per rimpiazzare progressivamente le caldaie a gas. E una risoluzione presentata nelle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera dal capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio Tommaso Foti fa eco all’allarme, con l’obiettivo di impegnare il governo a guidare in Europa la battaglia dei condizionatori. «Pur contenendo obiettivi ambientali pienamente condivisibili, la proposta produrrà effetti dannosi, finendo per danneggiare la filiera nazionale della refrigerazione e del condizionamento, ambito nel quale l’Italia è guida in Europa e nel mondo. Inoltre – si legge nella risoluzione -, se non modificato, il testo approvato dal Parlamento Ue causerà l’uscita dal mercato della maggior parte degli impianti attualmente in commercio, rendendo se non proprio impossibili, di certo molto complicate anche le riparazioni delle macchine esistenti e utilizzate sia per attività produttive che per uso domestico». Numeri alla mano: si parla di 8 impianti su 10 da rottamare.

Il nodo del propano

Nel testo votato a fine marzo dalla plenaria dell’Eurocamera, infatti, si vietano assistenza e manutenzione delle apparecchiature con gas fluorurati già dal prossimo anno. Secondo il relatore, l’eurodeputato olandese dei verdi Bas Eickhout queste sostanze «non sono molto note, ma sono gas a effetto serra molto potenti che rappresentano circa il 2,5% delle emissioni dell’Ue e hanno un forte impatto sul clima. E nella maggior parte dei casi, le alternative naturali sono facilmente disponibili». La Germania, ad esempio, ha avviato uno schema di sussidi per i climatizzatori alimentati con refrigeranti naturali. «Ma si tratta di sostituti poco conosciuti nel Sud Europa e che non potrebbero essere impiegati dappertutto», mette in guardia Gabriele Di Prenda, manager di Daikin Italia ed esperto di F-gas: «Sostanze facilmente infiammabili ed esplosive come il propano, ad esempio, oggi sono vietate in luoghi come ospedali, hotel e cinema. Come rinfrescheremo questi spazi? E per le stesse ragioni, potrebbero porsi problemi pure per installare nuovi condizionatori sul balcone di casa». (Il Messaggero)

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