L’artiglieria dei soliti noti scatenata contro il ministro Nordio (come previsto…)

Economia e Politica

L’attacco al ministro della Giustizia Carlo Nordio non si è fatto attendere: già all’indomani dell’insediamento del governo di Giorgia Meloni, il direttore Marco Travaglio ha iniziato a sparare a palle incatenate. Per essere precisi, dopo appena un mese ha indetto un sondaggio fra i lettori del Fatto Quotidiano per indicare il “peggior ministro della Giustizia di sempre”, e questa settimana è passato addirittura alla raccolta di firme per chiederne le dimissioni.

Ma cosa avrà fatto di così sconvolgente Nordio per meritare un trattamento simile a distanza di così pochi giorni dal suo arrivo a via Arenula? La risposta è nulla. Ad oggi, infatti, Nordio non ha presentato testi di riforma della giustizia o avviato in Parlamento alcuna discussione su progetti normativi.

Si è limitato ad ‘annunciare’ quali saranno le linee guida a cui si atterrà durante il suo mandato.

Ad esempio, superare la legge “Spazzacorrotti” voluta dai grillini e che crea il processo eterno, oppure limitare l’uso delle intercettazioni telefoniche, impedendo che conversazioni irrilevanti finiscano sui giornali con il solo scopo di ‘sputtanare’ il politico di turno (vedasi il ministro Federica Guida, mai indagata, che in uno sfogo con il compagno disse di sentirsi come una “sguattera del Guatemala”), modificare il reato di abuso d’ufficio che ormai non si nega a nessuno (ultimo esempio, la sindaca di Crema finita indagata perché un bambino all’asilo si era schiacciato la mano in una porta).

Aver, dunque, affermato di non volere più processi eterni in modo che nessuno sfugga alla tenaglia giustizia/persecuzione, e che le carceri non devono essere più piene fino allo straripamento, ha scatenato la reazione violentissima dei giustizialisti che dettano la linea sui giornali e sulle televisioni, ad iniziare da quelle del gruppo Cairo, da tempo house organ dei peggiori manettari.

Per ‘scaldare gli animi’, questi soggetti ripetono come un mantra che le riforme ipotizzate da Nordio agevolerebbero solo la “casta”, quindi i ricchi e potenti, sicuramente di centrodestra, mentre per i “cittadini comuni” ci sarebbe una seconda giustizia, che sbrigativamente arriverebbe a conclusione. Siamo alle solite. Non una parola sul perché e quando i processi cadono a terra come frutti maturi. Per stare ai numeri e alle statistiche, tra il 60 e il 70 per cento dei casi capita nella fase delle indagini preliminari, cioè nel regno del dominio incontrastato dei pubblici ministeri. E qui i casi sono due: o i nostri investigatori sono pigri e incapaci o il problema risiede nell’assurdità, oltre a tutto ipocrita, della pretesa di applicare il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. Non viene il dubbio che sia proprio questo il motivo dell’unicità del caso italiano con le sue percentuali diverse rispetto agli altri Paesi, come per esempio quelli di common law? Questa è infatti la prima grande riforma da fare, prima o in contemporanea alla separazione delle carriere. È inutile fare gli schifiltosi, non si può avere la pretesa di perseguire tutti i reati, e soprattutto le fattispecie andrebbero diminuite, non aumentate. E’ una banale questione statistica.

Quel che serve adesso è che il nuovo governo di centrodestra Nordio, mantenga la barra dritta senza farsi tentare da controproducenti tentazioni di correzioni giustizialiste nel nome della sicurezza. Quindi, processi più rapidi, depenalizzazione con sanzioni pecuniarie, sicuramente più efficaci nell’immediato, responsabilità civile per i magistrati che sbagliano.

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