Questo materiale è un prodigio della natura: la scoperta di un ricercatore italiano rivoluziona il mondo dei minerali

Scienza e Salute

E’ italiano il ricercatore che per primo ha individuato un nuovo materiale finora sconosciuto: un quasicristallo generato da un vero e proprio prodigio della natura

Si apre un nuovo capitolo della storia dei quasicristalli, materiali in cui gli atomi sono disposti come in un mosaico, in modelli regolari ma che non si ripetono mai nello stesso modo, diversamente da quello che succede nei cristalli ordinari. E il merito va a un ricercatore italiano. Luca Bindi, ordinario di Mineralogia dell’Università di Firenze, ha scoperto l’origine di un quasicristallo dall’inedita composizione, prodotto involontariamente da fattori antropici. La scoperta, fatta in collaborazione con i ricercatori della Princeton University, del Caltech e della University of South Florida, è stata illustrata sul nuovo numero di PNAS. E mostra come la natura è stata in grado di compiere quello che a conti fatti si può definire un vero e proprio prodigio. E’ stata la potenza distruttiva di un fulmine, abbattutosi su una linea elettrica sulle dune sabbiose delle Sand Hills del Nebraska, a creare un materiale mai identificato prima.

Un fulmine genera un materiale mai identificato prima: la scoperta del ricercatore dell’Università di Firenze

Bindi ha spiegato nel dettaglio come è avvenuta la formazione del campione analizzato. Il quasicristallo in questione si era formato probabilmente dalla fusione di sabbia e materiale di una linea elettrica negli Stati Uniti. La struttura era stata abbattuta da una potente scarica di un fulmine, che ha generato qualcosa di inedito. La presenza di vetro siliceo all’interno del campione suggerisce che questo, al momento della scarica elettrica, abbia raggiunto temperature altissime: si stima di almeno 1710 °C. Le successive indagini condotte in seguito dai ricercatori presso il Centro di eccellenza di Cristallografia Strutturale dell’Ateneo di Firenze hanno confermato le intuizioni di Bindi e del suo staff. E cioè che il quasicristallo presenta una composizione che non era mai stata documentata prima. Siamo in presenza di dati che, precisa Luca Bindi, suggeriscono in quali direzioni potrebbero andare le future ricerche di altri quasicristalli. E le informazioni raccolte dagli studi danno ulteriori elementi per sviluppare tecnologie in grado di sintetizzare tali dati. Le ricerche, quindi, proseguono. Ma per ora il mondo della scienza in Italia esulta per l’incredibile scoperta nostrana.

(Fonte Tuttonotizie)

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