La Russia si ritira da Kherson e altre notizie di interesse

Esteri

RITIRATA RUSSA DA KHERSON

Su proposta del generale Sergej Surovikin, il ministro della Difesa della Federazione Russa Sergej Šojgu ha ordinato il ritiro di tutte le Forze armate russe dalla sponda destra (ovest) del grande fiume Dnepr. Il comandante di tutte le truppe e forze militari russe (da ottobre 2022) impegnate in Ucraina aveva spinto per l’adozione di questa «dolorosa decisione» fin dal suo insediamento, approntando al contempo l’evacuazione di circa 115 mila civili dalla città di Kherson e dai villaggi circostanti.

Perché conta: La Russia rinuncia (forse) senza combattere al controllo dell’unico capoluogo di regione stabilmente occupato fin dalle fasi iniziali dell’invasione per quattro plausibili motivi. In ordine crescente di dirimenza: colloqui Usa-Russia, inganno militare, protezione civile, carenza di risorse.

Primo, negoziato sotterraneo Usa-Russia. Le due superpotenze nucleari si parlano eccome, ma lo fanno in modo discreto. È lo stesso consigliere per la sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan ad ammettere l’esistenza di contatti a porte chiuse tra le due superpotenze nucleari. Washington teme lo sdoganamento del dispositivo atomico – con o senza ordigni termonucleari – in un conflitto regionale circoscritto come la guerra d’Ucraina. Mosca vuole evitare il ricorso all’arma suprema per rimediare ai propri insuccessi sul campo. Soprattutto il Cremlino vuole tenere a bada gli esponenti più radicali del “partito della guerra vera”, che insistono per un innalzamento dell’asticella del conflitto. Nelle stanze moscovite si sta radicando l’idea che in caso di ricorso all’arma atomica o alla vasta gamma di tecniche nucleari ibride (incidenti indotti nelle centrali nucleari, bombardamento di reattori o depositi di materiale radioattivo, “bomba sporca”) l’America non attuerebbe alcuna misura uguale e contraria contro la Federazione. D’altronde, nessun automatismo è previsto dalla dottrina nucleare americana: l’Ucraina non è né membro della Nato né major non-Nato ally degli Stati Uniti. Ma soprattutto, Washington non sacrificherebbe mai sé stessa o una capitale dell’Europa occidentale per Ivano-Frankivs’k o Ternopil’ (target ottimali). La stessa Casa Bianca ha più volte fatto sapere che, in caso di ricorso russo alla Bomba, la risposta occidentale sarebbe «devastante» ma «convenzionale». Ma per evitare una pericolosa escalation dagli esiti imprevedibili, i negoziatori statunitensi potrebbero spingere per l’accettazione dello “stallo calcolato” da entrambe le parti belligeranti lungo un confine chiaro e facilmente presidiabile come l’estuario del basso Dnepr. Di fatto accettando la «piccola incursione» russa pronosticata dal presidente Joe Biden alla vigilia dell’invasione. In questa fase, il “congelamento” della guerra torna utile anche e soprattutto alle Forze armate in affanno di Mosca.

Secondo, trappola bellica. Le autorità politico-militari di Kiev sono scettiche su un effettivo e completo abbandono delle postazioni militari russe nella “terrazza di Kherson”. Il capo dell’Ufficio della presidenza dell’Ucraina Michajlo Podoljak in un tweet è stato franco: «Le azioni parlano più forte delle parole. Non vediamo segni che la Russia lasci Kherson senza combattere. Una parte delle truppe russe permane in città e le riserve aggiuntive sono destinate alla regione. L’Ucraina sta liberando i territori sulla base di dati di intelligence, non di programmate dichiarazioni in Tv». Lo stesso consigliere presidenziale ha poi aggiunto che «la Federazione Russa vuole trasformare Kherson in una “città della morte”. I militari russi minano tutto quello che possono, dagli appartamenti alle fogne. L’artiglieria sulla riva sinistra prevede di trasformare la città in rovina». In effetti, le truppe del difensore in una città svuotata di civili potrebbero essere facile bersaglio dell’artiglieria dell’invasore riposizionata sulla sponda più sicura. Di più: l’eventuale abbattimento delle paratoie della diga di Nova Kakhovka ubicata più a monte comporterebbe l’allagamento del capoluogo con onda potenzialmente letale, impantanando i pesanti mezzi militari ucraini impiegati nella riconquista territoriale. La controffensiva di Kherson si trasformerebbe in un incubo per Kiev. Terrorizzato da questo scenario, il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelens’kyj (Zelensky) ha tuonato che qualsiasi tentativo di far saltare in aria la diga della centrale idroelettrica – inondando vaste porzioni di territorio e prosciugando la centrale nucleare di Zaporižžja (acqua necessaria al raffreddamento dei reattori) – «significherebbe che Mosca ha dichiarato guerra al mondo intero».

Terzo, impossibilità di garantire servizi essenziali ai civili. L’impossibilità di garantire i servizi di base (riscaldamento, elettricità, acqua potabile) durante l’inverno, a causa dei bombardamenti ucraini e dei blackout programmati, ha spinto i decisori politici di Mosca a optare per la deportazione di massa degli abitanti di Kherson verso i territori occupati a est. L’evacuazione si è conclusa con successo, riscontrando una certa collaborazione da parte della cittadinanza. Segno che i civili rimasti negli ultimi mesi nel capoluogo occupato (filorussi, collaborazionisti, apolitici, rassegnati) non nutrono un aprioristico odio viscerale per l’occupante, tanto da seguirlo senza opporre resistenza nel ripiegamento. La mossa di trasferire la popolazione locale prima dell’imminente assedio ucraino possiede una valenza propagandistica piuttosto marcata: Mosca tutela i civili diligenti (evacuazione di Kherson), mentre Kiev approfitta cinicamente della loro presenza (scudi umani a Mariupol’); ciò che i russi fanno oggi con un estuario di mezzo, non è stato fatto dagli ucraini ieri con i corridoi umanitari. Un elemento cognitivo che verrà sicuramente valorizzato dalla propaganda moscovita sia per convincere il popolo russo della giustezza dell’operazione militare sia per incipriare la pessima immagine di crudele aggressore agli occhi della cittadinanza più stanca (e quindi più accondiscendente) dei territori occupati. In questo senso vanno lette le parole di Putin pronunciate il 4 novembre (Giornata dell’unità nazionale della Russia): «I civili non dovrebbero subire bombardamenti, misure offensive, controffensive e altre attività militari». D’altronde, una città non è fatta di soli mattoni, ma anche di persone; conquistare un centro urbano vuoto non ha alcun valore sostanziale, soprattutto se risulta impossibile reinsediarvi altre persone fedeli a causa di bombardamenti ravvicinati e assenza di comodità basilari. Le Forze armate russe “svuotano” oggi con largo anticipo Kherson, mentre altre città dell’Ucraina libera saranno probabilmente costrette a emulare l’azione russa in condizioni di ritardo. È il caso della capitale Kiev (3 milioni di abitanti), per la quale è allo studio un piano di evacuazione di massa in caso di blackout totale durante la stagione fredda.

Quarto, efficientamento delle risorse militari (motivo principale). La campagna bellica della Russia è contraddistinta da una carenza allarmante di uomini al fronte. Secondo lo Stato maggiore Usa i soldati russi uccisi o feriti dall’inizio dell’invasione supererebbero i 100 mila, numero simile alle perdite ucraine. Le centinaia di migliaia di uomini mobilitati dalla Russia nelle ultime settimane non sarà inoltre operativa sul campo di battaglia prima del 2023. Ma la pressione ucraina si sente ora. Ecco perché il generale Surovikin ritiene essenziale salvaguardare il più possibile la vita dei militari attualmente al fronte in attesa dei rinforzi. Spostare le unità combattenti dalla logisticamente scomoda testa di ponte a ovest del Dnepr in aree meglio difendibili e rifornibili è una mossa lucida, volta a non compromettere l’intera campagna bellica. Conservare parzialmente intatti i reparti operanti sul fronte sud è mossa propedeutica alla loro riarticolazione per una futura offensiva in altre direzioni. Le colonne di camion registrate sull’autostrada M14 che costeggia il Mar d’Azov non trasportano solo materiale utile alla costruzione di fortificazioni militari lungo la porosa linea di contatto, ma anche prefabbricati e strumentazione necessari al trasferimento dei cittadini russi mobilitati nelle regioni parzialmente occupate e annesse alla Federazione.

Nessuna motivazione elencata esclude le altre tre, bensì le integra.

Carta di Laura Canali - 2022

Carta di Laura Canali – 2022


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  • G20. Il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin non parteciperà al vertice del G-20, che si terrà a Bali in Indonesia la prossima settimana. La mossa scongiura ufficialmente la possibilità di un incontro tra l’inquilino del Cremlino e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Interessante quanto riportato da Politico: il team della Casa Bianca stava lavorando dietro le quinte per evitare in ogni modo che si realizzasse un contatto diretto tra i due leader.
  • Dottrina strategica della Francia. A bordo della portaelicotteri anfibia Dixmude a Tolone, Macron ha presentato le linee guida della nuova strategia per la Difesa francese per il 2030. La deterrenza nucleare è stata definita «la spina dorsale della nostra sicurezza»: «oggi più di ieri, gli interessi vitali della Francia hanno un dimensione europea. Le nostre forze nucleari contribuiscono quindi con la loro stessa esistenza alla sicurezza della Francia e dell’Europa». Macron ha inoltre annunciato un vertice della Difesa tra Francia e Regno Unito per il primo trimestre del 2023, volto a portare la cooperazione dei due paesi «a un altro livello». La relazione tesa con la Germania è stata evocata di passaggio. Macron ha poi ufficializzato la fine dell’operazione Barkhane («Non siamo fatti per restare impegnati senza un limite di tempo») mentre forze francesi sono ancora schierate in Niger, Ciad e Burkina Faso. «Il nostro sostegno militare ai paesi africani della regione continuerà, ma secondo i termini che definiremo con loro» e secondo una «nuova strategia per l’Africa», che verrà perfezionata entro i prossimi sei mesi. In merito al sentimento antifrancese diffuso nel Sahel, Macron dice che l’«influenza» sarà d’ora in poi una «funzione strategica» nell’ambito della difesa e che i francesi non saranno «spettatori pazienti» delle campagne di disinformazione.

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