Gallerie d’Italia: apre la mostra “Gabriella Benedini. Athanor”

Cultura e spettacolo

GABRIELLA BENEDINI. ATHANOR Gallerie d’Italia – Museo di Intesa Sanpaolo fino al 6 novembre

La mostra ‘Gabriella Benedini. Athanor’ a cura di Paolo Bolpagni, allestita nella Sala delle Colonne, vuole essere un ulteriore sviluppo nella personale ricerca artistica di Gabriella Benedini, cremonese, classe 1932, protagonista della vita culturale milanese fin dall’inizio degli anni Sessanta.  L’arte di Gabriella Benedini è intessuta di memorie e suggestioni: i temi del viaggio (fisico e spirituale), dell’interrogazione delle stelle, della trasmutazione della materia e degli elementi, della sete di conoscenza sono centrali nel lavoro dell’artista. A rivelarlo è anche il titolo della mostra, con quell’esoterica parola, athanor, che rimanda al mondo dell’alchimia ed è ripresa da un racconto di Jorge Luis Borges, La rosa di Paracelso, che ha per protagonista l’imperscrutabile figura del medico-scienziato tedesco del Cinquecento.

Protagonista dell’esposizione è senza dubbio la Biblioteca, un corpo compatto, ermetico, color Gris de Payne, che si manifesta nella propria enigmatica e incombente presenza. Sugli scaffali sono ordinatamente posizionati trecentosessanta “libri” (in realtà indecifrabili contenitori), all’esterno tutti uguali. Non contenitori qualsiasi ma speciali, delle medesime dimensioni: due coperchi che, aprendosi, schiudono mondi inimmaginabili, sorprendenti, che restano celati all’osservatore. Uno solo, spalancato, è posizionato su un leggìo. Tra le 24 composite opere in mostra figurano le ormai celebri Arpe di Gabriella Benedini (fra cui tre della collezione Intesa Sanpaolo), sculture polimateriche che, come scrisse Gillo Dorfles nel 1992, «colmano d’una loro “sonorità spaziale”» l’ambiente in cui sono collocate, ispirando la sensazione di «note – arcane, impercettibili, inafferrabili da orecchie umane». Ad esse si accompagnano opere bidimensionali, grandi tavole aggettanti giocate rispettivamente sui toni del blu e del grigio, che richiamano le costellazioni e un ulteriore motivo caro all’artista, quello della musica.

Nota biografica

Gabriella Benedini (Cremona, 1932) si diploma all’Istituto d’Arte di Parma e inizia a frequentare l’Accademia di Brera. Alla fine degli anni Cinquanta vive a Parigi, tenendo mostre e partecipando a collettive. Rientrata in Italia, ha la sua prima personale milanese nel 1962 da Bergamini, dove esporrà fino al 1980; in seguito gallerie di riferimento sono Spaziotemporaneo, Studio Cavenaghi e Arte 92. Viaggia moltissimo. Attenta all’uso dei materiali, realizza nel 1973-1975 due film, Doprenoi e Diutop e, superando il vincolo della bidimensionalità, la scultura entra gradualmente nella sua ricerca. Tra le numerose mostre in spazi pubblici, sono da ricordare quelle a Ferrara, Palazzo dei Diamanti (1972), Como, Pinacoteca (1993), Aosta, Torre del Lebbroso (1994), Spoleto, Palazzo Racani Arroni (1997), Siena, Palazzo Patrizi (1999), Sarzana, Fortezza Firmafede (2004), Reggio Emilia, Palazzo Magnani (2006), Cremona, Museo Ala Ponzone (2007), Milano, Spazio Oberdan (2012), Milano, Museo Diocesano (2014), Cremona, Museo del Violino (2016), Milano, Galleria San Fedele (2019). Importanti le presenze alla Biennale di San Paolo del Brasile (1982) e alla Biennale di Venezia (1986 e 2009).

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