La parabola discendente di Casalino prelude quella di Conte?

Attualità

Silurano Rocco ma l’obiettivo è l’avvocato.  A Palazzo Chigi l’ex “gieffino” era potente e temuto. L’allontanamento è un messaggio al suo cap.o

L’hanno rimasto solo,  sti quattro cornuti, direbbe Peppe Er Pantera nei “Soliti ignoti”, a fotografare il triste momento del declino, dell’ognuno per sé Dio per tutti. L’hanno rimasto solo, a Rocco Casalino. La prima vera vittima della faida dal sapore drammaturgico che sta divorando i 5 Stelle, poche ore prima della decisione delle presunte dimissioni di Draghi, e il licenziamento della spin doctor di Giuseppe Conte. Mazarino e Jago al tempo stesso, feroce e cocciuto sostenitore dell’Aventino e dell’abbandono dell’esecutivo, Rocco, scaduto il contratto annuale di comunicazione col gruppo del Movimento Cinque Stelle alla Camera, non se l’è più visto rinnovare dal capogruppo a Montecitorio Davide Crippa. Conta molto che Crippa sia il più tignoso oppositore delle scelte -a suo parere suicide-di Conte; e conta il fatto che, quando saltano, gli accordi di famiglia hanno l’effetto della nitroglicerina. Casalino, infatti, che da portavoce a Palazzo Chigi guadagnava 150mila euro l’anno, aveva un doppio contratto: uno con il gruppo 5 Stelle a Montecitorio, l’altro con quello del Senato. Per una cifra complessiva che si avvicina al precedente reddito annuale. Di fatto -dicono i suoi avversari- Rocco faceva il portavoce dei senatori e dei deputati pentastellati, ma «non si vedeva né al Senato né alla Camera»; però con un escamotage contrattuale il M5S era riuscito a far caricare il suo stipendio sulle forti spalle del contributo pubblico. Era andato tutto liscio finora. Poi è arrivata la scissione di Di Maio, e la decisione di Conte di togliere il saluto politico al premier, specie grazie, appunto, alle pressioni del triumvirato Casalino-Tavema-Ricciardi.

Sicché, dato che la dipartita di Di Maio aveva lasciato molti debiti in cassa al Movimento in virtù del fatto che ogni eletto vale circa 50 mila euro annui di fondi per il funzionamento del gruppo; be’, ecco che il lungimirante Crippa (vicinissimo, pure lui, all’addio al vecchio M5S con un nuovo manipolo di governisti) ha subito colto la palla al balzo. E ha deciso quanto in suo potere: basta consulenze a Casalino, perlomeno con i soldi della Camera. Oddio, non che la decisione sia stata un lampo a ciel sereno. Era già ferma l’intenzione del gruppo di non procedere con il rinnovo del contratto dell’ingegnere-giornalista, in scadenza il 15luglio. Chiacchierando con l’agenzia Adnkronos il mese scorso, la tesoriera Francesca Galizia era stata chiara: «Faremo delle valutazioni sui contratti in scadenza, principalmente le consulenze esterne, dobbiamo rivederle e rivalutarle anche nell’ottica di un efficientamento degli uffici. Un conto era avere tanti deputati che andavano seguiti e un conto averne molti meno». Un conto è un conto. Hanno fatto due conti separati. E Rocco ci ha rimesso metà stipendio. Ora, al di là di tutta la nostra umana solidarietà, il taglio del salario a Casalino offre una doppia lettura. Oltre alla lenta asfissia in cui versano le casse del partito, c’è da notare l’attacco al vero alter ego di Conte. Ci fu un tempo in cui Rocco era il consigliere-consigliori dell’ex Presidente del Consiglio al massimo splendore. Rocco lanciava anatemi, benediceva con sorrisi silenziosi, smistava le domande al grande capo, intrecciava parole, suggestioni, coscienza di ogni militante che Beppe Grillo avesse piazzato sulla Terra. I giornalisti non lo amavano, ma lo rispettavano, spesso lo temevano. C’era Rocco dietro ogni decisione importante, dietro ogni postura e strategia del Conte premier. Poi Rocco, certo, accusato di dirigere il confuso traffico del Movimento in era Draghi, aveva denunciato la “macchina del fango” contro di lui. «Una ricostruzione piena di falsità e illazioni sul mio conto. Premesso che non avendo incarichi politici non seguo le riunioni del Consiglio nazionale n è partecipo a confronti di natura politica nei quali viene poi definita la linea politica del M5S, vorrei ribadire ancora una volta che il mio ruolo è limitato all’ambito comunicativo», ha comunicato. E, conoscendolo, probabilmente è vero. Una così potente sequela di contraddizioni, di errori e di irresolutezze nella narrazione così ondivaga di Conte può essere tutto, fuorché uscita dalie strategie di Rocco. Il quale, comunque, nel ridimensionamento delle sue tasche, ha coerentemente seguito quello del partito… (Libero)

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