Con San Valentino prove di disgelo nel centrodestra

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Primi, timidi, tentativi di disgelo nel centrodestra. Matteo Salvini usa l’occasione della ricorrenza di San Valentino per inviare quello che definisce un “dolce biglietto” a Giorgia Meloni per sciogliere le incomprensioni della partita Quirinale. “Superiamo gli interessi di parte. La gente non vuole litigi e battibecchi. Uniti si vince. Sto lavorando con Berlusconi e Meloni perché solo uniti si vince”, dice il segretario della Lega. Ora bisogna vedere cosa risponderà la leader di Fratelli d’Italia all’amo lanciato dal leghista, nell’intervista programmata alla stessa radio. Ma è un fatto che, anche se il tavolo nazionale non esiste più al momento, i vari tavoli locali stanno lavorando per arrivare a intese per presentare candidati comuni alle prossime amministrative. In questo senso, nel centrodestra, viene apprezzata la dichiarazione pubblica di Giovanni Toti a sostegno di tutti i candidati del centrodestra alle consultazioni di primavera. Il trauma della spaccatura sulla rielezione di Sergio Mattarella resta ancora vivo, non vi sarebbero stati contatti diretti tra i leader o un clima tale da consentire l’organizzazione di vertici di coalizione, ma, con l’avvicinarsi della scadenza elettorale dei rinnovi dei consigli comunali in scadenza a primavera, l’atmosfera si fa più distesa nell’alleanza e timidi tentativi di disgelo lasciano spazio alle tensioni e rivendicazioni. Anche se le situazioni più critiche restano aperte (Lucca, Como e Palermo, mentre vanno verso una risoluzione le candidature a Padova e Verona). Intanto, Salvini continua ad alzare le richieste sui dossier governativi cari al suo partito: fine delle restrizioni Covid il 31 marzo e misure per affrontare il caro bolletteA queste si aggiungono i temi del superbonus edilizio, sollevato dal ministro leghista Giancarlo Giorgetti, e quello dei balneari. In merito a quest’ultimo dossier, oggi i leghisti non hanno votato la mozione presentata da Fratelli d’Italia alla Camera in cui si chiedeva al governo l’impegno a escludere dalla direttiva Bolkestein le concessioni demaniali marittime. 

Si cerca una mediazione, in vista del Consiglio dei ministri, ma non sono escluse nuove tensioni all’interno della maggioranza, per le resistenze di Lega e Forza Italia. La posizione degli ex lumbard resta la stessa, spiegano fonti ministeriali: “vanno tutelati gli interessi legittimi” degli imprenditori del settore. Sul fronte superbonus edilizio, invece, si segnala la presa di posizione di Salvini, intervenuto, in un certo senso, a ‘correggere’ o precisare quanto espresso, come titolare del Mise, da Giorgetti ieri. “Stiamo mettendo un sacco di soldi sull’edilizia che, per carità, può aver avuto senso sostenere nella fase più dura della pandemia e di certo contribuisce chiaramente alla crescita”, aveva detto il ministro in un’intervista al ‘Corriere’. “Ma ora droghiamo un settore in cui l’offerta di imprese e manodopera è limitata – aveva aggiunto -. Stiamo facendo salire i prezzi e contribuiamo all’inflazione”. “Giorgetti dice che non basta il superbonus, ovvio. Ma è fondamentale andare avanti sulla via del superbonus per aiutare gli italiani, soprattutto per aiutare un settore come l’edilizia e tutti gli artigiani che ne conseguono”, è la precisazione fatta da Salvini. Il superbonus, aggiunge il segretario leghista, “è uno strumento assolutamente efficace e stiamo lavorando per rinnovarlo aumentando la possibilità della cessione del credito, perché bloccare la cessione del credito significa bloccare l’edilizia, l’unico settore che sta correndo in questo momento”. Qualificate fonti leghiste sottolineano come Giorgetti non abbia mai detto ‘stop al superbonus’: non c’è alcun attacco alla misura, viene sottolineato. Il ministro – viene segnalato – ha solo lanciato un ‘alert’: non è con il superbonus che fai politica industriale in Italia, servono interventi su determinati settori, come per esempio l’automotive la cui situazione potrebbe portare a una crisi e a un numero di disoccupati tali da avere un impatto consistente su tutta l’economia italiana. Non ci sarebbero contrasti tra la visione di Salvini e quella di Giorgetti su questo, si insiste, ma identità di vedute. 

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