Negazionisti del nuovo profitto

Politica RomaPost

Il 13 giugno u.s. gli svizzeri hanno respinto con il 51,6% una nuova legge sulla riduzione entro il 2030 delle emissioni Co2 e con il 61% il divieto di uso dei pesticidi sintetici. Con buona pace di Kioto, Parigi, Roma e Glasgow. Gli elvetici hanno esercitato il cd. voto col portafoglio dell’economista romano Becchetti nel senso opposto a quanto sperato nel 2008 dall’autore. Non verranno biasimati come Trump (Il riscaldamento globale è una bufala) o come Araujo, ex ministro del governo Bolsonaro (I cambiamenti climatici sono un dogma marxista), ma risultano ormai iscritti alla lista dei negazionisti del cambiamento climatico.

Non è molto importante, ormai. Onu e le Nazioni hanno sposato, senza possibilità di ritorno, la teoria del riscaldamento globale antropico (Agw, Anthropogenic Global Warming), redatta da Charney nel ‘79. Sono lontani i tempi in cui i gruppi ambientalisti, quasi tutti i mass media ed alcuni rapporti governativi dovevano sostenere che il 97% delle pubblicazioni della comunità scientifica concordava sull’Agw (la principale responsabilità del climate change a livello mondiale si trova nelle attività umane).All’epoca l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), sviluppatosi nel U.S. Global Change Research Program, sfornava report sempre più allarmati. Nel ’90 l’Agw non dava per certo l’aumento delle temperature di circa 3 gradi (da 1.5 a 4.5) in caso di raddoppio della CO2; nel ‘96 e nel 2001 invece lo garantiva; nel 2007 il range passava da 2 a 4.5 gradi, quando anche i geologi petroliferi americani riconobbero l’Agw. Poi cominciò la ritirata: i gradi scesero al range tra 1 e 3 gradi; nel 2019 l’Ipcc se ne è lavata le mani riconoscendo l’aleatorietà delle stime originarie di Charney. L’Agw non ha più una teoria di appoggio ma è rimasto il mitico ‘97%, il mantra ripetuto da tutti i premier. Il 97% origina dalla ricerca effettuata nel 2013 su 11.944 papers pubblicati nel ventennio ’91-2011 relativi al clima uscita nello studio Quantifying the consensus on anthropogenic global warming in the scientific literature. Si tratta di 8 mila report senza posizione sull’Agw, 800 che non discutono del legame fra CO2 e riscaldamento, 400 che lo danno per scontato, 78 contrari e 64 favorevoli, il 4% (non il 97%). Gli scienziati litigano poco, possibilisti sul fatto che l’uomo sia fra le cause di un anomalo riscaldamento globale in atto, pur nella mancanza di evidenze scientifiche in merito. I climatologi, come gli antichi cavalieri, tengono soprattutto all’onore, messo in forse dal caso Climategate, dalla farsa della riscrittura della storia del clima e degli anelli dei tronchi degli alberi. Storie dimenticate del 2009 di Wikileaks, su cui tutti hanno messo una pietra sopra.

Le chiacchiere sul tempo, a parte le preoccupazioni dei pescatori e naviganti, e quelle stagionali agricole, avevano un tono soprattutto frivolo e disimpegnato, proprio dei redditieri e dei vacanzieri che si preoccupavano solo di come occupare meglio il tempo. Tuttora la discussione climatica potrebbe apparire alle anime più semplici non così grave come pace e guerra, scontri religiosi e ideologici, differenze sociali. Nella sicurezza occidentale dell’impossibilità interna di guerre e di effettive catastrofi economiche, lo scontro antisistema da sociale era divenuto malthusiano, la distruzione per sovrappolazione prevista nel ’60 dal club di Roma, poi nonuke, la sopravvivenza messa a rischio dalla deterrenza nucleare che portò con sé la criminalizzazione anche del nucleare civile; poi fu l’allarme sull’inquinamento che aveva anche la bellezza di manifestarsi in molteplici e cangianti forme e di creare migliaia di allarmismi professionalmente specifici. I tanti danni alla terra, all’acqua, al sottosuolo, al cielo trovarono finalmente la colpa suprema nelle previsioni del tempo, alias climatologia, con l’uovo di colombo di fissare sull’economia il cappio dell’agente provocatore dell’Agw, il Co2.

Il climarxismo si è imposto per la sua scientificità, quella che aveva fatto vincere il marxismo su tante teorie socialiste, populiste ed anarchiche fino alla fine di due secoli fa nel dibattito degli esperti e fino alla fine del secolo scorso nell’immaginario popolare. La scientificità del 97%. Nei corsi organizzati per scoprire e denunciare i negazionisti climatici, vengono denunciate come negative la pretesa, impossibile da garantire, della certezza statistica scientifica e la selezione parzialissima di prove contrarie alla teoria. Anche esperti con credenziali che rifiutano il consenso scientifico a teorie che almeno funzionano in via di principio diventano falsi. Non è molto leale parlare di negazionismo climatico, perché il termine fa riferimento alla negazione dell’esistenza dell’Olocausto nazista, che è in molti paesi un reato d’opinione. Discutere sui modelli teorici climatici non è la stessa cosa che negare la Shoah.  Anche se esistono già leggi contro le emissioni. Sono scettici il premio Nobel Mullis, Christy, i climatologi Braswell e la Curry, il fisico Singer, il geofisico Carter, gli ex membri IpccSmit, Lloyd e Spencer ed i 31 mila accademici del Global Warming Petition Project.

Nell’anno in cui è nato il Ministero della transizione ecologica, viene in mente il creatore dell’espressione. A volere la conversione totale tecnologica alla natura fu il Signor Madre Terra, il nazista Seifert, l’architetto delle autostrade tedesche, uno dei quattro econazisti (con Darré, primo ministro ambientalista, Todt ed Hess), il feroce antisemita che nel dopoguerra capitanò la Bund Naturschutz bavarese. L’organica legge nazista del’35 (Reichsnaturschutzgesetz) resta esempio avanzatissimo di ecologismo applicato; le sue radici stanno nell’idolatria per la la terra del Romanticismo, il suo futuro nella leadership tedesca dell’ambientalismo europeo. La contrapposizione tra opera dell’uomo, malefica, e natura, benefica, è netta; solo il nazismo ne prese senza infingimenti le conseguenze terrorizzanti. In realtà l’ambientalismo non si muove contro l’orrore; ma contiene in sé un nocciolo di orrore.

La rivoluzione climatica erode i principi del sistema economico dal di dentro, introducendovi divieti d’azione. L’Occidente procede ormai per opposizioni e distorsioni; le piazze dei movimenti Fridays for future, Extinctionrebellion, Climate open platform, ed altri scioperanti climatici vogliono sostituire il profitto con il benecomunismo; sulle spalle di questo crescono i guadagni dell’auto elettrica, della massima digitalizzazione, del metaverso, della realtà aumentata, della videosorveglianza, del marketing dei corpi dei consumatori, della programmazione di nascite e morti. Il cambiamento climatico aiuta il mondo economico digitale sull’analogico. Poi anche i digitali avranno i loro nuovi oppositori antisistema, quando le fiamme sulla casa di Greta si saranno rivelate un effetto motion.

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