MILANO: 7 volte in ginocchio, ma si è sempre rialzata

Milano

«Non giudicatemi per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto e sono riuscito a rialzarmi». Una frase che sembra detta apposta per Milano

Milano nel decennio 2021-2030 è la scommessa che dobbiamo vincere. Sarebbe stato così anche senza inciampare nel surreale Mulholland Drive in salsa pandemica.
Da punta di diamante a tallone d’Achille d’Italia il passo è stato breve (…)
(…) Milano ha conosciuto qualsiasi tipo di abbandono, distruzione e sopruso, ritornando ogni volta più bella e forte. Spesso con la chiesa, a volte con le rivincite militari, una volta perfino con un’icona della cucina meneghina. La differenza l’hanno fatta i milanesi e le milanesi. Sempre.

7 volte che MILANO è FINITA IN GINOCCHIO, ma si è sempre RIALZATA

#1 402 d.C. Impero romano: il primo momento di gloria, il primo abbandono di Roma => la rinascita con la Cattedrale

Resti palazzo imperiale via Brisa

 

Milano è stata capitale dell’impero romano d’occidente dal 286 al 402 dell’era moderna per scelta dell’Imperatore Diocleziano, conoscendo così un’era di grande splendore.
In questo periodo arrivano l’editto di Costantino (313) e Ambrogio Vescovo nel 374 che costruisce Milano anche spiritualmente.
L’ascesa economica e la posizione geografica attirano l’attenzione delle popolazioni nordiche, che mirano alla Pianura Padana minacciando l’impero.
È nel 402 che l’imperatore Onorio (forse il più inetto della storia imperiale) decide di abbandonare Milano al suo destino, rifugiandosi per spostare la capitale a Ravenna, considerata più difendibile.
Il culmine della distruzione avviene nel 452 con il saccheggio e l’incendio ad opera di Attila e gli Unni.
Molte comunità si sarebbero arrese, invece Milano si rialza subito, già nel 453 grazie all’impegno del Vescovo Eusebio che decide di riedificare la cattedrale, allora Santa Tecla. Con tutta probabilità questa riapertura al culto è alla base dell’antichissima tradizione della Dedicazione della Cattedrale, così forte da imprimere un’indelebile traccia nelle successive consuetudini ambrosiane.

#2 L’assedio del 538-539 e la prima distruzione di Milano => la nuova fondazione con i Longobardi

Assedio dei Goti

L’imperatore Giustiniano I, deciso a riprendersi i territori occidentali dell’ex impero romano, manda il suo generalissimo Belisario nei territori italiani ma la campagna è lunga, farraginosa e minacciata dal tradimento dei suoi condottieri.
Ne fa le spese Milano che si trova sotto assedio dei Burgundi e viene raggiunta dall’esercito bizantino quando è troppo tardi: i cittadini muoiono di fame e sono incapaci di difendere le mura cittadine, arrendendosi.
Milano fu distrutta, i cittadini maschi uccisi e le donne vendute come schiave ai Burgundi.
Sarà il generale bizantino Narsete a riconquistarla per l’impero d’oriente, ma la città si riprenderà solo un secolo e mezzo dopo l’arrivo dei Longobardi con la Regina Teodolinda.

#3 L’assedio del Barbarossa e una nuova distruzione di Milano => la rivincita di Legnano, la Lega Lombarda e la fioritura dell’età dei Comuni

Lega Pontida- Il Carroccio

Ci catapultiamo nel medioevo, quando i comuni lombardi sognavano l’autonomia mentre un imperatore germanico, Federico I detto il Barbarossa, inseguiva il sogno di riunire il Sacro Romano Impero. L’ambizione e la potenza di Milano erano altissime ed era la città più agguerrita di tutti i comuni. Barbarossa, sentitosi minacciato, lanciò l’anatema e chiamò tutti gli alleati disponibili per una campagna punitiva. Pose Milano sotto assedio dal maggio 1161 al marzo 1162, fino alla caduta di Porta Romana e la vittoria.
La furia di Barbarossa fu placata solo dalla completa distruzione di Milano e il saccheggio di ogni risorsa.
Nel 1164 – quando non era rimasto più nulla – gli alleati di Barbarossa lasciarono Milano che iniziò la sua reazione facendosi artefice della propria resurrezione, alleandosi con Cremona, Bergamo, Brescia e Mantova nella Lega Lombarda e giurando a Pontida del 1167.
Subito si unirono Lodi, Piacenza e Pavia ed anche il Papa diede la sua benedizione alla Lega Lombarda.
L’alleanza si cementò anche intorno a simboli come il carroccio e il vessillo di Milano.
Naturalmente Barbarossa iniziò una nuova campagna di guerra, autocompiacendosi della vittoria di pochi anni prima.
La Lega andò incontro al cammino dell’imperatore dietro al carroccio e alla Croce di Milano e sotto la guida di Alberto Da Giussano, descritto come il cavaliere che si distinse nella battaglia di Legnano del 29 maggio 1176 per aver guidato la Compagnia della Morte: 900 giovani cavalieri scelti per difendere a costo delle loro vite simbolo della Lega Lombarda, contro l’esercito di Federico I.
Al Barbarossa fu inflitta una sonora sconfitta e i principali vincitori furono proprio i milanesi.
Il simbolo del Carroccio verrà portato nella cattedrale di Santa Tecla ed esposto in tempo di pace per ricordare il valore di Milano e dei comuni amici.
Inizia anche a brillare la luce di Milano nell’età Comunale, una dimensione consona alla città che guarda al futuro e al commercio con gli altri territori.

#4 Il cinquecento. La fine della città stato => Carlo Borromeo la riporta a guida spirituale dell’Italia

San Carlo Borromeo

Il periodo rinascimentale di Milano è stato folgorante quanto troppo breve.
In un contesto europeo in cui Milano passa dall’influenza francese alla dominazione spagnola con Carlo V, la fine improvvisa della dinastia degli Sforza permette alla Spagna di assumere il controllo diretto del Ducato di Milano.
Le condizioni di vita dei milanesi sono sotto lo scacco dell’aumento di tasse e del costo della vita, nonché la carenza di generi alimentari.
Tutto questo viene alleviato dall’arrivo di un gigante buono, Carlo Borromeo, protagonista tra l’altro del Concilio di Trento. Nominato Arcivescovo si insedia in una città in preda al degrado e sceglie Milano come guida per l’Italia e per il mondo per dimostrare la validità delle sue idee tramutate in fatti.
San Carlo è artefice di un’intensa riforma della diocesi, attivo fautore di una nuova coesione sociale portando la sua opera pastorale tra gli ultimi, gli appestati, le prostitute e gli orfani. San Carlo ha dato un’impronta a Milano che la città conserva ancora oggi.
Grande impulso all’identità e – perché no – alla felicità dei milanesi, lo diede anche l’invenzione del risotto allo zafferano, nato nel 1574 e presto adottato, richiesto e amato dai cittadini milanesi.

#5 La peste del seicento => la perla degli Asburgo

Peste del 600

Tra il 1628 e il 1630 Milano e milanesi sono vittima degli eventi che fanno da sfondo ai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni: una lunga carestia che condurrà ai Tumulti di San Martino e la terribile epidemia di peste che dimezzerà la popolazione, con risvolti sociali e psicologici importanti.
Vi è ancora la dominazione spagnola, caratterizzata da improvvisazione e individualismo, che si interrompe finalmente nel 1706 quando arrivano il rigore e la disciplina degli austriaci.
Inizia il secolo che darà l’impronta definitiva all’aspetto di Milano e al carattere dei milanesi: si gettano le basi per la futura industria lombarda, si riformano le scuole, viene inaugurato il Regio Ducal Teatro (La Scala), Maria Teresa da il via alla riforma del catasto, mantiene il lavoro della Zecca cittadina e l’impero austriaco produce vigore alla vita culturale della città.

#6 La devastazione della seconda guerra mondiale => la ricostruzione e il boom miracoloso

Bombardamenti su Milano

Nel corso della II guerra Mondiale Milano è stata la città nel Nord più bombardata dagli alleati, con centinaia di incursioni e ne esce irriconoscibile.
Mancano all’appello migliaia di milanesi, una parte del Castello, della Scala e della Galleria, alcune fabbriche e monumenti.

Fedele alla sua natura, la cittadinanza puntella quello che si può salvare e inizia ad accantonare macerie in un unico luogo alla periferia ovest.
Pian piano ci si accorge che la montagna di detriti può diventare il Monte Stella e che accanto si può progettare un futuristico quartiere come il QT8. Si inizia a capire che il design può coprire le cicatrici lasciate dalla guerra e si guarda avanti, al futuro vero che segna il passo economico dell’intero paese, perché è da tutta Italia che i nuovi milanesi arrivano carichi di cultura, speranza e voglia di rimboccarsi le maniche per migliorare sé stessi e le proprie radici.
Invece del Manzoni ci saranno creativi, TV, radio e il movimento della carta stampata a raccontare questa rinascita che sembra incredibile solo per chi non ama Milano.

#7 Tangentopoli => la grande riqualificazione urbana ed Expo

Il 17 febbraio del 1992 è la data di inizio di un terremoto giudiziario e politico che ha scosso tutta Italia.
Mario Chiesa viene colto in flagrante mentre accetta una tangente e questo semplice gesto sgretola tutto l’impianto su cui si reggeva la cosiddetta prima Repubblica.
Milano è al centro della vicenda e inizia a curare le sue ferite dall’interno: sarà la Procura di Milano a indagare, perseguire e condannare il sistema.
Gabriele Albertini, primo cittadino dal 1997 al 2006 e la sua visione, daranno concretezza al concetto di riqualificazione della città. Innanzitutto collaborando a stretto contatto con la Magistratura, il cui aiuto è stato fondamentale per assicurare trasparenza ai progetti di Porta Nuova, del nuovo polo fieristico di Rho e la conversione della vecchia Fiera.
Milano punta in alto: fisicamente con i grattacieli modificando lo skyline, a livello cittadino con l’Expo del 2015, la vetrina internazionale che permette al mondo intero di ammirare la nuova città e la rinnovata coesione sociale dei suoi abitanti, che mettono in pratica lo spirito milanese: inclusione e curiosità per le nuove esperienze.

# La pesante mazzata del Covid in attesa di una nuova rinascita

Fino al 20 febbraio 2020, quando si scopre che cadere da così in alto fa male.

Milano – covid

Come hanno dimostrato i milanesi prima di noi, non esistono difficoltà insuperabili per questa comunità che ha reagito facendo quadrato nel confinamento dei limiti cittadini e ha riscoperto il piacere di tendere la mano a sé stessa

Dobbiamo sempre ricordare che Milano è fatta per splendere. Abbiamo l’obbligo di guardare avanti sapendo che la caduta di oggi non segnerà i fasti del passato.
Come la lezione che ci ha lasciato Nelson Mandela: «Non giudicatemi per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto e sono riuscito a rialzarmi». Una frase storica che sembra detta apposta per Milano. 

LAURA LIONTI (Milan Città Stato)

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