Nicola Porro: Fate eleggere Fedez (così ci libera dalla sua musica)

Politica

Salvini, Civati, Montanari, e chissà quanti altri tutti lesti a twittare su Fedez in politica. Uno vorrebbe un confronto, l’altro non ci vede nulla di male, il terzo dice che ha visione politica, altri gli dicono di farsi un partito, qualcuna evoca i nani e le ballerine. Molti gli indignati, i rassegnati, i basiti, gli sgomenti e gli sgamati che evocano operazioni di marketing o il lancio del nuovo disco. Insomma una noia infinita di banalità, rancore e politicamente corretto, francamente incomprensibile nel Paese che ha visto Cicciolina, Gerry Scotti e Franca Rame in Parlamento, Giuseppe Conte Presidente del Consiglio in rappresentanza del movimento del vaffanculo, e che stoicamente sopporta il ridicolo mandando in giro Luigi Di Maio come Ministro degli Esteri.

Intanto articoli sui quotidiani chiedono leggi per regolare gli influencer in politica, perché a quanto sembra sarà Fedez il problema, o sua moglie o la loro influenza social o la loro ricchezza o i tatuaggi, o tutto questo insieme a farci temere per la tenuta democratica, in un Paese che ha saputo resistere alle Mani Pulite di Di Pietro ed ai vaffa di Grillo.

Beh io invece non vedo l’ora, si non vedo l’ora, dopo le elezioni del 2023 di trovarmi un Fedez in grisaglia di Cenci, cravatta Marinella ed aria trafelata, lasciare il palazzo dei gruppi parlamentari per raggiungere il Quirinale, con decine di giornalisti alla ricerca di una dichiarazione, per conferire con il Presidente Berlusconi e uscire dicendo “il Confronto con il Presidente è stato franco e intenso, lui ben conosce le ragioni che impediscono al gruppo parlamentare che rappresento di dare la nostra fiducia al governo xxxx, ma ho assicurato al Presidente un’opposizione critica e costruttiva….”, perché sono certo che Fedez sia più intelligente degli incapaci grillini, che hanno impiegato una legislatura per capire come gira la politica.

Ma in attesa di vedere i manifesti, perché Fedez ci stupirà con una campagna tutta comizi e manifesti mentre la moglie si occuperà dei social, ho cercato di trovare nei testi delle sue canzoni le basi teoriche del suo impegno in politica e da libertario un poco incline verso l’anarchia, non sono troppo deluso.

Alza la testa. Un inno alla libertà individuale ed alla forza di andare avanti

Nascosti dietro un vetro vi sentite più contenti

non si fanno passi indietro soprattutto coi potenti

ti hanno detto sull’attenti

ti hanno chiesto i documenti

ti hanno rotto quattro costole e scheggiato quattro denti

ti hanno preso e ti han pestato

ma ti sei sempre rialzato

la rivolta è il linguaggio di chi non è mai ascoltato

mai forte con i deboli mai debole coi forti

ci maltrattano da vivi per poi piangerci da morti

tu sei come tutti noi

sai che puoi

il mondo è tuo e non loro

Non sono un partito. Testo premonitore e vagamente edipico dove la metaforica uccisione del padre sarà rappresentata dalla nascita del suo partito.

Dalla marcia su Roma

fino al marcio su Roma

c’è solo un MoVimento che va avanti

all’infinito.

No! Per voi non ci sarò!

Io non sono partito.

Un partito non ce l’ho

Io non sono partito.

Un partito non ce l’ho

Pop-hoolista. Cinico e disilluso dimostra di conoscere bene i suoi elettori.

L’italiano è così individualista,

che sta diventando come un attaccante del calcio balilla,

che non ha mai visto in faccia i suoi compagni di squadra.

Ma in fondo per noi l’importante è precipitare.

L’italiano batte le mani

quando il suo aereo atterra,

ma non batte ciglio

quando il paese affonda.

L’italiano fa casino

durante il minuto di silenzio,

ma poi sta in silenzio per anni quando dovrebbe far casino.

L’italiano per protestare in piazza

aspetta che ci sia il sole,

il bollettino meteo

guiderà la rivoluzione…

 

Blog Nicola Porro

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