L’uomo Luca Bernardo parla di sé in un’intervista a cuore aperto su Libero

Milano

Sembra un film di Pupi Avati. Il professor Luca Bernardo, classe ’67, milanese di origine sicula, ingoiato nella notte, si muove nella bocciofila che abbraccia il Naviglio milanese della Martesana, sotto l’insegna del “Trofeo Piccoli Martiri di Gorla”. Slaloma tra luminarie, buffet di risotti e taglieri, uomini col borsello, pensionati dediti allo scopone e lapilli d’una varia umanità di Provincia. Aria di balera stanca, sguardi stropicciati. Il candidato sindaco per il centrodestra si erge con inseparabile moglie e figlia, gessato appena stazzonato dalle fatiche pre-elettorali, ingolla un Pinot e spiega come vuole cambiare Milano. Bernardo, i suoi avversari la chiamano Mister gaffe, i suoi sostenitori “homo novus” stile berlusconiano. Tutti concordano: lei è un grande medico, ha creato il miglior dipartimento di pediatria d’Italia. Ma il suo stesso capolista, Vittorio Feltri, la vede inadeguato al ruolo. Chi ha ragione?

«Feltri ha detto la verità non me la sono presa: io sono davvero un neofita delle politica e ne vado fiero, vengo dalla società civile, sono qui per imparare. Ed è anche vero che al Fatebenefratelli ho preso un reparto pediatrico che cadeva a pezzi con soli 6 posti letto e l’ho rilanciato solo con aiuto dei privati. Abbiamo chiesto a tutti, dai grandi ai piccolissimi investitori».

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Quanto le è costato questo scherzetto della campagna elettorale, 850 mila euro come si dice?

«Magari. Io credo che a campagna ultimata non avremo speso più di 50/60mila euro. Tra l’altro il sindaco Sala si vanta di aver chiesto i soldi non ai partiti ma agli amici; io invece avrei vergogna a chiedere soldi agli amici, soprattutto penso a cosa mi chiederanno, dopo, gli amici, in cambio?».

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Lei ha ricevuto attacchi sistematici: la pistola in ospedale neanche fosse l’Ispettore Callaghan; le accuse per aver chiamato gli elettori del centro “pistola radical chic”; Mario Giordano che dice che non ha idee…

«Questa cosa dei radical chic l’hanno strumentalizzata. Ero in centro dove per le strade ci sono più di cento senzatetto, invisibili a molti di quelli che lì abitano e non vogliono vederli, questi sono quelli che io ho chiamato “pistola”. Non volevo offendere nessuno. Giordano non mi ha ascoltato mentre esprimevo le mie idee nelle piazze e periferie».

Mi dica qualche idea. Per esempio: Sala ha ammesso di aver trascurato le periferie e che ci sono stati problemi con le ciclabili. Lei li che farà?

«Non dovrebbe esistere il termine “periferie”. Dobbiamo fare in modo che ogni municipio, con autonomia e importanza, diventi una piccola Milano. Le ciclabili dovranno essere rimodulate; vanno tolte quelle fatte nottetempo, dove perfino i cani guida per ciechi sono confusi dalla segnaletica; o dove si fanno incidenti con i monopattini per i quali serviranno casco, targa e assicurazione obbligatorie».

Mi dica un’altra idea…

«Apriremo uno sportello per le disabilità. Ci saranno un assessorato per la Famiglia (servirà anche per anziani, donne e bambini), e uno per l'”Attrattività” con sportello dedicato ai bandi pubblici, ai giovani e alle start up, alle imprese milanesi che lavorano con l’estero o dall’estero. C’è la metro MM4 mai ultimata; ci sono 3.600 barriere architettoniche su 400 da eliminare; e i 600 vigili da assumere; e i controllori di bus che diventano pubblici ufficiali; e il nuovo stadio (che Salvini non vuole ma abbiamo sensibilità diverse). E abbassare le tasse Imu, Tari, occupazione del suolo pubblico, Irpef per i giovani, al limite usiamo i fondi privati. Insomma. Un sacco di roba…». Avevo detto “un’altra”.

 Mi sta squadernando tutto il suo programma. Parliamo di lei. Famiglia borghese, babbo commercialista, madre architetto d’interni, un fratello in politica….

 «E due gatti e un cane, che si chiama Metti abbreviativo di “dove lo metti sta”, è così silenzioso che durante i viaggi (guida sempre mia moglie) ho sempre il terrore di perdermelo all’autogrill. Eppoi, un nonno alto 1,98 che faceva il granatiere a guardia del re. Poi a Bologna si spogliò della divisa e combattè come partigiano. Per questo sorrido quando qualcuno mi chiama “fascista”: mi viene da ridere…».

Le danno del “fascista” forse perché è ricoperto di tatuaggi e fa la lotta Krav Maga. Lei mi sembra un mix fra Patch Adams e Ken il Guerriero. Se lo sanno quelli di Repubblica ci fanno un approfondimento domenicale…

 «Ho tatuaggi più antichi del mondo; sul braccio maori, sul polso sinistro la mia data di nascita e segno zodiacale, sulla spalla la croce di Gerusalemme, sull’avambraccio un leone disegnato dentro una rosa che simboleggiano un animale elegante, fiero e gentile. E con Gabrielle Fellus, autorità in materia, abbiamo trasformato il Krav Maga, l’arte marziale israeliana, in una forma di difesa personale sia per donne che subiscono molestie o in pericolo che per raga 77i che vogliono difendersi dai bulli. Ci alleniamo in una palestra in ospedale. Tengo a dire, però, che non sopporto gli estremismi».

 È vero che lei, nel 2020, è stato 58 giorni di seguito in ospedale? Perché?

«Mia madre mi diceva che ho cominciato di pensare di fare il pediatra già a due anni e mezzo, crescendo sono stato coerente. È una questione di sensibilità. Ho scelto la cura dei bambini perché li ritengo i più fragili e vulnerabili. È per questo che ho creato il CoNaCy, il centro di Coordinamento Nazionale Cyberbullismo, contro il bullismo, l’alcol e le forme settarie. E per questo durante il Covid, non essendoci bambini malati, ho riunito tutti i medici, infermieri e addetti del reparto, e ho chiesto loro se fossero d’accordo nel convertirlo in un reparto Covid con terapia intensiva».

Cosa ne pensa della legge Zan? La sua posizione sul mondo Lgtb.

 «Sono per il rispetto assoluto dei diritti di tutti. Zan è scivolato sulla dichiarazione di aver visto un leghista che baciava un uomo, che problema c’è? Io rispetto tutte le scelte sessuali (mi piacciono meno le paillettes del Gay Pride). Ho stima di Mauro Festa, candidato per la lista Gay. E tra i miei 47 candidati in lista c’è una persona titolata, un grande professionista che prima era una ragazza e oggi è un uomo. Ha cambiato sesso con tutta la sofferenza che comporta questo passaggio».

I leader del centrodestra l’hanno tirata fuori dal cilindro all’ultimo momento dopo il forfeit di Gabriele Albertini. Cosa le hanno detto, come sta prendendo la campagna?

 «Sto trottando. Con Giorgia e Matteo la prima volta abbiamo parlato di figli. Berlusconi mi ha detto quel che io dico ai miei pazienti: «Se hai bisogno in qualsiasi momento, a qualsiasi ora, io ci sono… Il modello di amministratore è Albertini: ha fatto grandi cose come sindaco, compreso l’inviare, dopo il primo mandato, 300mila questionari ai milanesi perché lo giudicassero. Ci faremo un giorno un giro in Vespa insieme per la città…».

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