Tre domande (con risposta) su bollette della luce, energia e inflazione

Economia e Diritto

Si può evitare che il forte aumento dei prezzi dell’energia gravi in modo eccessivo sui bilanci delle famiglie a reddito basso e medio basso? Si tratta di aumento strutturale o tale da essere ridimensionato nel medio periodo? Che influenza ha e avrà sull’indice generale dei prezzi, ossia sull’inflazione, indicatore che fornisce segnali importanti per la politica economica e per i documento di strategia (a cominciare dalla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza – Nadef ora in confezione)?

La domanda essenziale è la seconda. Il forte incremento dei prezzi dell’energia in Italia ha determinanti sia breve periodo sia strutturali. Le prime – che probabilmente rientreranno nell’arco di circa un anno – riguardano la forte ripresa dell’economia mondiale dopo la profonda recessione causata dalla pandemia, nonché i ritardi (in parte attribuibili anche essi al Covid-19) nel completamento di alcuni gasdotti, in particolare del North Stream. Un’analisi dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) illustra con cura i principali elementi. La ripresa della domanda mondiale di gas naturale liquefatto (gnl) – in particolare in Asia orientale e America Latina -, in combinazione con diverse strozzature nell’offerta, ha favorito un aumento dei prezzi a livello globale. In un mercato del gas sempre più globalizzato e non più frammentato regionalmente dalla rigida geografia dei gasdottil’Europa deve ormai inseguire (e superare) i prezzi asiatici per assicurarsi le forniture.

La domanda europea è rimasta insolitamente sostenuta durante l’estate, a causa del lungo inverno precedente che ha ridotto sensibilmente le scorte e imposto la necessità del loro re-approvvigionamento. La costante crescita dei prezzi delle emissioni in Europa – da 30 a 60 EUR/tCO2e fra gennaio e settembre – ha favorito l’aumento della domanda di gas nella generazione elettrica rispetto a quella del carbone. Quarto, i compratori europei hanno evitato di rinegoziare contratti di lungo termine, data l’incertezza su possibili nuove restrizioni per il Covid, la convenienza dei contratti spot nello scorso decennio, e non ultimo un quadro di ambizioni climatiche che hanno reso particolarmente incerte le prospettive del gas per i prossimi decenni. Infine, Gazprom sta rifiutando di immettere quantità aggiuntive di gas sui mercati spot oltre a quelle dovute dagli obblighi contrattuali di lungo termine. Una politica di contrazione dell’offerta a cui si attribuiscono diverse motivazioni: esercitare pressioni per la rimozione degli ultimi ostacoli (ormai principalmente burocratici) alla messa in opera del gasdotto North Stream 2.

Le determinanti strutturali sono collegate alla “transizione ecologica”: la riduzione graduale di combustibili solidi, e l’approntamento di rinnovabili, non potrà non provocare aumenti dei prezzi dell’energia per diversi anni, probabilmente decenni. A questo riguardo, credo che valga la pena di esplorare le opportunità offerte dal nucleare, specialmente nelle sue forme più nuove e più sicure. Opportunità che vengono accantonate troppo presto senza riflettere sull’aggravio dei costi energetici sulle imprese e sulle famiglie.

Il dibattito sull’aumento dei costi energetici ha riguardato in questi giorni specialmente l’aggravio sui bilanci delle famiglie. Ed è giusto che sia così perché la pandemia e la recessione hanno causato un’estensione dell’area del disagio e della povertà: già adesso un numero crescente di famiglie si rivolge ai Centri d’Ascolto della Caritas per supporto nel pagamento delle bollette ed anche per aiuti alimentari. A politiche pubbliche invariate, questa area è destinata ad aumentare. Tuttavia, governo e Parlamento hanno la facoltà di riallocare spese in modo di mitigare l’onere sulle famiglie a reddito basso o medio basso durante la transizione, tramite sussidi per “fasce sociali” a basso reddito ed a basso consumo. Al vostro “chroniqueur” viene spontaneo di proporre di ridurre i dieci miliardi di stanziamenti per il così detto “reddito di cittadinanza” per convogliarne una (buona) parte al sussidio di elettricità e gas alle fasce deboli.

Alla terza domanda, risponde eloquentemente l’Istat con il suo rapporto sui prezzi del 15 settembre. Nel mese di agosto, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% su base mensile e del 2,0% su base annua (da +1,9% del mese precedente); la stima preliminare era +2,1%. La lieve accelerazione tendenziale dell’inflazione si deve prevalentemente a quella dei prezzi dei beni energetici (da +18,6% di luglio a +19,8%) e in particolare di quelli della componente non regolamentata (da +11,2% a +12,8%), mentre i prezzi della componente regolamentata continuano a registrare una crescita molto ampia (e in lieve accelerazione da +34,2% a +34,4%). Contribuiscono a questa dinamica, ma in misura minore, i prezzi degli Alimentari non lavorati (che invertono la tendenza da -0,2% a +0,8%), mentre i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti amplificano di poco la loro flessione (da -0,2% a -0,4%).

L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rimane stabile a +0,6%, mentre quella al netto dei soli beni energetici accelera lievemente da +0,4% di luglio a +0,5%.

Quindi , l’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto da una parte a fattori stagionali che influenzano la crescita dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+2,8%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,7%) e dall’altra ai prezzi dei beni energetici non regolamentati (+1,7%) e degli alimentari non lavorati (+0,4%). L’inflazione acquisita per il 2021 è pari a +1,7% per l’indice generale e a +0,9% per la componente di fondo.

Fonte: Formiche.net

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