Il Museo Nazionale celebra la fotografa centenaria Marcella Pedone con la Mostra Dolomiti Trasfigurate

Milano

Fino a domenica 3 ottobre il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia ospita Dolomiti Trasfigurate, la mostra monografica che la fotografa centenaria Marcella Pedone dedica al mondo reale e immaginario delle Dolomiti.

Un omaggio alla natura e ai miti di una terra in cui il reale e il simbolico si intrecciano nella sperimentazione fotografica della composizione e dei cromatismi. Un equilibrio estetico e narrativo che trova il suo fondamento nella bellezza dirompente del paesaggio e nella genuinità della vita di montagna, in cui riecheggiano le antiche leggende ladine di cui Pedone si fa interprete attraverso una selezione di 32 opere fotografiche, dall’archivio di immagini donato al Museo. Di famiglia toscana ma milanese d’adozione, Marcella Pedone nasce a Roma il 27 aprile 1919. Fotografa, documentarista, viaggiatrice, si è fatta strada in un mondo lavorativo a prevalenza maschile, divenendo nel secondo dopoguerra una delle rare donne in Italia a esercitare professionalmente la fotografia e la cinematografia documentarie, avvalendosi del colore. Sola, a bordo della inseparabile roulotte, percorre lo Stivale a caccia di scatti perfetti per documentare mondi oggi scomparsi, inerpicandosi su montagne, vivendo tra pescatori e contadini, calandosi nelle miniere, avventurandosi in fabbriche e cantieri, raccontando per immagini la trasformazione del nostro Paese da società agricola a realtà industriale, fino agli anni più recenti. Priva del sostegno economico e produttivo delle grandi aziende, si è ritagliata un posto di rispetto nel settore dell’editoria divulgativa e scolastica, in cui si è distinta per l’attitudine documentaristica, la preparazione rigorosa, lo sguardo antropologico. Accanto alla fotografia di documentazione, Marcella Pedone intraprende anche un percorso più artistico e personale lontano dai tempi e dalle logiche del mercato editoriale, alla ricerca di una propria interpretazione della Natura e della Bellezza. 

Una piccola parte di questo suo lungo e proficuo lavoro, è dedicato al mondo reale e leggendario delle Dolomiti, che conosce profondamente e che aveva valorizzato agli esordi della sua carriera in Germania, quando organizzava “proiezioni musicali di fotografia” per le Università popolari serali, proponendo canti di montagna accompagnati da immagini di paesaggi e tradizioni folkloriche montane. Marcella Pedone ritorna a quel mondo magico e gli dedica uno sguardo intimo e onirico, diverso da quello adottato precedentemente nelle sue fotografie e in cui lo splendore estetico, l’asprezza e il fascino dei paesaggi si intrecciano a una vita più segreta e profonda, fatta di durezza e fatica ma anche di magia e miti quasi dimenticati. Per comporre le sue opere, Pedone utilizza una tecnica particolare: attraverso un’attenta progettazione preliminare, sovrappone due o più pellicole a colori, sommando fra di loro ritratti e paesaggi, particolari e panoramiche, talvolta ritoccando cromaticamente i dettagli fino a raggiungere il risultato desiderato.Compone così un racconto che conduce il visitatore dal mondo reale fino ad una dimensione fiabesca e onirica, in cui convivono pastori e Salvane, coraggiosi Arimanni, abitanti delle selve, Maghi e Ondine che si muovono fra le malghe, i mulini e i castelli dei Monti Pallidi. Dolomiti Trasfigurate, in ladino Crepes trasfegureded, è la prima rassegna fotografica che il Museo dedica a Marcella Pedone a seguito dell’acquisizione della sua intera Collezione.


Nel 2017 il patrimonio fotografico di Marcella Pedone – un archivio di 170mila scatti realizzati tra gli anni Cinquanta e gli anni Novanta, un’attrezzatura fotografica e audiovisiva di circa 100 elementi, tra macchine fotografiche tra cui Rolleiflex, Hasselblad, Mamya e Nikon, obiettivi e accessori – è stato donato al Museo, divenendo così un bene culturale. Nel 2020, Pedone ha aggiunto a questi elementi l’ultima delle proprie roulotte, elemento chiave del suo studio viaggiante, esprimendo così, tramite il Museo, la sua volontà di mettere a disposizione di generazioni future, tramite la musealizzazione, un accumulo di saperi e competenze incarnate dai propri lasciti materiali. Fin dalle sue origini il Museo conferisce un ruolo di primo piano alla cultura fotocinematografica, con particolare attenzione agli aspetti tecnologici e al loro significato come strumento di documentazione della realtà. La conoscenza diretta e il valore attribuito a questi aspetti da parte del fondatore Guido Ucelli, è testimoniato dall’attenzione e dalla cura che ha fin da subito riservato alla costituzione dell’archivio fotografico del Museo e dallo straordinario fondo fotografico presente nell’archivio privato.
Ampliare le collezioni relative alla fotografia, fenomeno che rende pienamente conto dello snodo tra arte e scienza, permette di sviluppare con maggiore completezza alcuni temi fondamentali della storia del XX secolo ed è per questo che, tra gli obiettivi del Museo ci sono anche la valorizzazione e l’educazione all’immagine e al rilevante ruolo sociale assunto dalle tecnologie di comunicazione e dalla cultura visiva. L’impegno in questo senso ha permesso al Museo di affermarsi come interlocutore qualificato in campo fotografico e la nuova sensibilità dimostrata dal Ministero della Cultura, permette di prevedere ulteriori sviluppi futuri.

Con questa esposizione il Museo vuole rendere omaggio al dialogo tra la montagna e la città di Milano, iniziando un percorso di avvicinamento ai Giochi Olimpici e Paraolimpici Invernali Milano – Cortina 2026. INFO MOSTRA
Orario di apertura dal 14 settembre: martedì-venerdì 09.30 – 17; sabato, domenica, festivi 09.30 – 18.30
Orario di apertura fino al 13 settembre: martedì-venerdì 10 – 18; sabato, domenica, festivi 10 – 19
Biglietti: intero 10 €; ridotto 7,50 €
Museo + Mostra: biglietto unico con accesso da Via San Vittore 21
Solo Mostra: ingresso gratuito con accesso da Via Olona 6

 

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