Il commento di Luciano: 38a giornata di serie A

Sport
Buon lunedì amici sportivi, eccoci finalmente al traguardo di questa lunga galoppata ad ostacoli non solo calcistici. Oggi sapremo quali squadre, oltre Inter e Atalanta, ci rappresenteranno nella prossima edizione di Champions L. ed Europa L. Sappiamo già chi saluterà almeno per un anno la serie A : Crotone, Parma e Benevento. Sappiamo ormai da settimane chi è Campione d’Italia. A questo punto, aspettiamo di sapere quando, finalmente, il calcio tornerà a presentarsi nella sua veste tradizionale, completa di quell’ingrediente indispensabile che è il pubblico. Un ingrediente mancato moltissimo, non solo alle società che hanno perso decine di milioni in mancati incassi, ma anche allo spettacolo puro rappresentato dallo sport in campo e dalle coreografie, dagli striscioni, dai canti e dal boato ad ogni pallone in rete, dai fischi e dalle arrabbiature per un fuorigioco non segnalato o inesistente. Ricominciamo dal prossimo giugno, con la Nazionale e gli Europei, torniamo a vedere le tribune ripopolarsi e diffondere vita, passione e tifo, nella speranza che il silenzio non torni mai più ad essere protagonista sui campi di calcio.
E passiamo alla sintesi di questa ultima giornata, con 3 anticipi giocati sabato 22.  Il primo vede una Sampdoria che a Marassi batte il Parma e chiude il campionato al nono posto, con 52 punti conquistati. Finisce l’era Ranieri con una netta vittoria sul sugli emiliani di D’Aversa per 3-0. In gol Quagliarella e Colley nel primo tempo, Gabbiadini chiude il match. Nona sconfitta consecutiva per i ducali, che terminano il campionato tristemente all’ultimo posto e finiscono in purgatorio per un campionato che tenteranno di vincere, per un pronto ritorno.
Crotone-Fiorentina, si è concluso a reti bianche, un punto per parte. In una partita consumatasi su ritmi di gioco moderati, le due squadre non hanno tergiversato e hanno messo l’onore in palio. Il primo tempo termina , come il secondo, senza gol ma ai punti è il Crotone ad imporsi. Ounas e Messias sgroppano ininterrottamente dalle
parti di Terracciano, costringendolo a delle parate tutt’altro che banali. Nel secondo tempo Messias torna alla carica: questa volta è la traversa a negargli il gol. Cosmi conclude l’avventura dei calabresi in A in penultima posizione. Addio agrodolce anche per Iachini, sempre convinto ad abbandonare la panchina viola a fine stagione.
Match divertente tra Cagliari e Genoa, con i liguri che la spuntano per 1-0 grazie allo scavetto delizioso di Shomurodov al 15′. Sardi propositivi ma molto imprecisi sotto porta, con Joao Pedro che ha colpito un palo al 4′. Da segnalare l’espulsione nel finale di Behrami. Con questo risultato gli uomini di Ballardini si issano a quota 42 punti, momentaneamente all’undicesimo posto della classifica conclusiva di questa Serie A.
La prima ed unica partita del pomeriggio, Inter-Udinese, è stata una passerella d’onore per i neocampioni, preceduta e seguita da altri festeggiamenti che terrorizzarono una ventina di giorni fa i fautori del “tutto chiuso” per contagi incombenti. Gli unici contagiati invece sono risultati migliaia di altri tifosi che dentro e fuori da S.Siro si sono reciprocamente “infettati” di euforia, gioia e voglia di vivere.  Quanto all’Inter, si è divertita in campo durante l’incontro, rifilando una cinquina alla povera Udinese che nulla più poteva se non assistere all’apoteosi nerazzurra.
Le motivazioni della giornata arrivano da dentro e da fuori campo: il primo sussulto del primo tempo lo regala Ashley Young, che rompe il ghiaccio dopo soli 8’ grazie a un tocco sotto che anticipa l’uscita di Musso. Al 40° Sensi è out per problemi alla coscia: al suo posto Eriksen, che dopo soli 5 minuti trivella la barriera friulana con un potente calcio piazzato. Nel secondo tempo, l’Inter esonda: prima Lautaro concretizza un rigore procurato da Hakimi, poi i nuovi entrati Perisic e Lukaku annichiliscono ancora Musso. Il gol della bandiera di Pereyra su rigore non può certo alleviare la pillola a Gotti e compagni.
I nerazzurri coronano dunque un mese di festeggiamenti, comprese passerelle d’onore, con la cerimonia ufficiale che consegna a Conte il suo 4° scudetto da allenatore, il 19° nella storia nerazzurra. Presenti sugli spalti del Meazza ben 1000 persone, grazie a una deroga speciale inerente le misure anti-Covid; si tratta tuttavia di dirigenti, lavoratori o familiari dei giocatori. Per i tifosi nerazzurri, che hanno già invaso le strade milanesi al momento della vittoria matematica del titolo oltre ad accompagnare il pullman dei beniamini allo stadio quest’oggi, il rendez-vous con i giocatori allo stadio dovrà aspettare l’inizio della prossima stagione. Ora è il momento della premiazione, sicuramente guadagnata senza ombre e dubbi di sorta, anche perché la stessa concorrenza si è rivelata insufficiente a contrastare l’anno di grazia vissuto dalla squadra di Conte.
Ancora un crollo della Lazio al Mapei Stadium, che si piega (2-0) di fronte ad un Sassuolo puntiglioso quanto tignoso, ed è una conclusione piuttosto ingloriosa per la squadra di Inzaghi, che pareva avere le carte in regola per rientrare almeno nella “Conference League” ma si è disgregata nell’ultima fase del campionato.

Il Sassuolo s’illude per quasi tutti i 90′, segnano Kyriakopoulos al 10′ (poi espulso nella ripresa) e Berardi al 78′ su rigore. Contemporaneamente, lo Spezia – inizialmente avanti 2-0 – si fa rimontare all’85’ dalla Roma che, a 62 punti come i neroverdi, conserva il settimo posto e vola in Europa per la miglior differenza reti.

Grazie a un gol di Mkhitaryan all’84’, la Roma pareggia 2-2 contro un ottimo Spezia e si qualifica per la Conference League. Partita difficile per Fonseca, sotto 2-0 dopo il primo tempo grazie ai gol di Verde e Pobega. Nella ripresa la Roma cambia faccia e raggiunge il pareggio. Ottima partita per la banda di Italiano che chiude a 39 punti. Roma settima a 62.
Torino-Benevento, all’Olimpico Grande Torino, si conclude col punteggio di 1-1 . Nel primo tempo parte meglio il Benevento, che mette in imbarazzo la difesa granata grazie alla fisicità di Gaich e Di Serio. Poi si accende il Torino, che in un fazzoletto di minuti riesce a scardinare la difesa campana: Bremer sovrasta tutti su corner battuto da Verdi, e firma l’1-0. Quella andata in scena nel capoluogo piemontese è stata la gara degli addii: il Benevento si congeda dalla Serie A con un magro punticino , mentre i destini di Nicola e Inzaghi sono sempre più lontani dalle rispettive panchine. Un addio che potrebbe riguardare anche il “gallo” Belotti, quest’oggi escluso dall’11 titolare assieme a N’Koulou (quest’ultimo sicuro di lasciare i granata questa estate).
Il Napoli, grande delusione per Gattuso, giocatori e tifosi, butta alle ortiche la qualificazione in Champions League. Gli azzurri vengono fermati dal Verona al Maradona: 1-1. Prestazione negativa degli azzurri, bloccati dalla tensione fin dai primi minuti: poco ritmo, tanti errori, nervosismo e mancanza di idee. Il vantaggio di Rhamani dopo un’ora di gioco sembra spianare la strada, ma il pari di Faraoni spegne le speranze dei partenopei, incapaci di trovare le energie per tornare avanti: all’ultimo secondo occasionissima per Petagna. Il Napoli aveva il destino nelle sue mani,  non ha saputo pilotarlo e ha gettato al vento una occasione d’oro per tornare nell’Europa che conta.
La Juventus invece fa il suo, da squadra comunque carica di esperienza, regolando la pratica Bologna nel giro di un tempo. Pirlo sorprende tutti con l’esclusione di Cristiano Ronaldo per scelta tecnica, ma la Juve senza il portoghese davanti gira che è un piacere. Inserimenti, tocchi di prima. Il Bologna dietro ci mette del suo lasciando grandi spazi e così per i bianconeri è tutto facile: apre Chiesa e alla mezz’ora raddoppia Morata su ‘cioccolatino’ di Dybala; poi, prima dell’intervallo, Rabiot chiude un’azione tutta di prima. A inizio secondo tempo Morata aumenta il bottino con la complicità decisiva di Skorupski e completa la quaterna. Insomma, in campo tutto facile. Il resto è sguardo a smartphone e tablet in panchina, fino alla certezza e alla conseguente esplosione di sollievo: l’1-1 tra Napoli e Verona vale il 4° posto Champions.
Era l’11 marzo 2014,7 anni fa, la sera dell’ultima apparizione del Milan in Champions League.  L’Atletico Madrid infila 4 volte il pallone nella rete rossonera, Milan eliminato e destinato, da quel momento, a un lungo purgatorio fatto di pura mediocrità. Dopo 7 anni, i rossoneri tornano a vedere la luce. E grazie a una doppietta di Franck Kessie su calcio di rigore chiudono il campionato non solo tra le prime 4, ma addirittura al secondo posto. L’epilogo più giusto al termine di un torneo trascorso a lungo in vetta alla classifica. La gara del Gewiss Stadium è piena zeppa di tensione, non bella, con pochi spunti veri. La decide, appunto, Kessie: rigore freddissimo nel primo tempo, altro rigore freddissimo nel recupero del secondo (espulso de Roon nell’occasione). Tenute a distanza sia la Juventus che il Napoli: i bianconeri di Pirlo, sia pure con un po’ di fortuna last minute e ringraziando il Verona, tornano in Champions L., mentre gli azzurri fanno harakiri con il Verona e devono accontentarsi dell’Europa League.
E con quest’ultimo verdetto, cala ora il sipario anche sul campionato per lasciare spazio ad un altro evento atteso, che doveva essere nel 2020 ma l’inattesa e terribile stagione del Covid ha letteralmente scaraventato un anno più avanti. Auguriamo quindi ai nostri calciatori, ed al mister Mancini, di continuare la già esaltante serie positiva che ha portato alla fase finale, e speriamo possano regalare al pubblico rientrante negli stadi, seppure in misura ridotta, serate di entusiasmo e vittorie.
A tutti un grazie per l’attenzione e arrivederci!

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