Il sacerdote milanese Giuseppe Mercalli, padre della Vulcanologia e della omonima “Scala”

Milano

A cura di Carmelo Calabrò

Giuseppe Mercalli, è stato un importante personaggio del panorama storico scientifico italiano. Naturalista e  padre della sismologia e della vulcanologia.

Era nato a Milano il 21 maggio 1850. Terzogenito di cinque figli, di Carlo e di Carolina De Simoni, una agiata famiglia di commercianti di tessuti. Una famiglia di brava gente, profondamente cristiana, che diede alla Chiesa due sacerdoti: don Giuseppe e don Gaetano, il fratello  più giovane  di  sei anni, e anche una suora, Maria Teresa, priora  delle figlie della Carità, dette anche Canossiane.

Giuseppe incominciò a studiare privatamente, poi proseguì gli studi a Monza, ed infine nel seminario Arcivescovile, vicino alle guglie del Duomo di Milano, per prepararsi al sacerdozio, dove prese gli ordini sacerdotali, il giorno di Natale del 1872, e  dove vestì l’abito talare dei Rosminiani.

Abate  Antonio Stoppani

Il giovane abate Mercalli, essendo libero da compiti pastorali particolari, poté dedicarsi con grande inclinazione agli studi naturalistici,  e dopo la laurea in  Scienze Naturali nel 1874,  incominciò a insegnare  nei seminari di Monza, di  Milano.

Il giovane Giuseppe Mercalli, fu discepolo del celebre Abate Antonio Stoppani, illustre scienziato e geologo, nato a Lecco. E fu proprio l’abate, Antonio Stoppani,  grande maestro e amico, (lo zio Tom, come amava chiamarlo familiarmente Mercalli) a indirizzare Mercalli agli studi geofisici e più avanti  alla predilezione per lo studio dei fenomeni tellurici.

Nei suoi primi studi e lavori di ricerca, Mercalli  si dedicò all’analisi, di una vasta gamma di depositi glaciali Alpini della Lombardia, e nello stesso momento pubblicò il suo primo lavoro di ricerca: “I vulcani e i fenomeni vulcanici in Italia”, pubblicato tra il 1881 e il 1883.

E’ interessante segnalare, una piccola nota di curiosità. In quell’epoca, alla compilazione di un capitolo del libro, già sopra menzionato, collaborò anche Achille Ratti, il futuro papa Pio XI, (che salirà al soglio Pontificio il 6 febbraio 1922), allora semplice sacerdote diocesano milanese, del quale Mercalli era stato professore ai tempi del Seminario a Milano, e del quale rimase sempre amico.

A partire  dal 1878, Mercalli, intraprese alcuni viaggi di studio nelle principali aree vulcaniche e sismiche italiane. Si recò sul cratere di Bolsena con il suo lago, e più volte visitò le Isole Lipari,  l’isola di  Vulcano e lo Stromboli. Nel periodo successivo visitò, l’Etna, il temibile vulcano detto anche Mongibello, e, dove in tale occasione, si trovò a faccia faccia, con delle effusioni laviche del cratere del vulcano. Infine visitò i paesaggi circostanti dei  Campi Flegrei,  l’Epomeo di Ischia e il Vesuvio.

La fibra robusta, del giovane sacerdote, gli permise,  dei viaggi spesso a piedi, con passo quasi di militare, in un intenso lavoro di ricerca e minuziosa osservazione, tra immense distese di cenere, lapilli e scorie.

Era una abitudine, del prete novello, camminare pericolosamente, sui bordi dei crateri, sempre sicuro di sé, mettendo a volte a repentaglio la vita,  osservando quasi affascinato i fumi, le colonne di gas e le pareti laviche dei vulcani, che in realtà fanno paura.

Mercalli, si inerpicava, sulle pareti grigio cenere  delle aree vulcaniche, osservando coscienzioso, e annotando con precisione, su un blocchetto di carta, gli appunti dei fenomeni sismici. Poi lo scienziato, curvo, con una grossa picozza in pugno, picchiettava in modo energico, le informi lingue di rocce eruttive, raccogliendo dentro a una tracolla a sacco, i campioni di pietra lavica.

Il reverendo Mercalli, aveva raccolto, sui luoghi vulcanici, molto materiale, sassi cumuli di rocce, e minerali di ogni specie, tanto da poter realizzare un grande museo; ma decise, saggiamente, di regalare sempre, una consistente parte di queste  preziose pietre laviche, alle varie scuole in cui insegnava e anche al Museo Civico  di Storia Naturale di Milano, dove tutt’ora sono conservate.

Nel corso della sua vita don Giuseppe  Mercalli pubblicò oltre cento studi e lavori  di sismologia e vulcanologia.

A conti fatti, è difficile,  fare una classifica della grande produzione scientifica di Mercalli. Ma tra le più importanti ricordiamo: “I terremoti della Liguria e del Piemonte”(1887),e poi un’altra  su “I terremoti delle Calabria Meridionale e del Messinese” nel 1887.

Poi,verso la metà del 1887, avvenne un piccolo colpo di scena. Il sacerdote Mercalli, scienziato e naturalista, alto e secco secco nella persona, con quegli occhiali un po’ grandi, decise  a malincuore e con dolente nostalgia, di allontanarsi dalla sua Lombardia, forse per alcune  “critiche o dispute”, scaturite in quegli anni, negli ambienti della gerarchia cattolica, non ben chiarite a tutt’oggi.

A torto o a ragione, l’abate Mercalli, senza lasciarsi scoraggiare, alcuni mesi dopo, si allontanò dalla sua città natale, e si trasferì nel Sud Italia, prima ad Acireale, dove ottenne l’insegnamento in un liceo, e dopo qualche anno, si traferì al “Regio Liceo Tommaso Campanella” a Reggio di Calabria; dove, in quell’ ultimo lembo di terra dello Stivale, ventoso e profumato di tigli e di gelsomini,  si dedicò, alle ricerche e agli studi sui fenomeni tellurici, e sulla complessa conformazione geologica strutturale dell’area dello  Stretto di Messina, tra le due sponde, con la sua vastità e profondità del mare vorticoso.

Nel 1891  Mercalli, vinse la cattedra di geologia e mineralogia  all’Università di Catania, e successivamente nel 1892, sempre nell’antica città, con i suoi palazzi settecenteschi, e situata ai piedi dell’Etna, ottenne la libera docenza in Sismologia e Vulcanologia.

Poco dopo, l’esperto vulcanologo, ancora con la valigia in mano, si trasferì a  Napoli,  seguendo il suo grande sogno,  di seguire con precisione, lo stato del Vesuvio e i suoi fenomeni esplosivi parossistici.

Si dice, secondo alcune testimonianze, che aveva scelto lui, una casa propria, (in via Sapienza n.23 a Napoli) un appartamento con due stanze, con pareti ricoperte di libri, fornito da un’ampia terrazza, un punto nevralgico e appartato, da cui poteva nel frattempo,  osservare, come un orologio svizzero, con il binocolo, e tenere d’occhio il Vesuvio, l’imponente vulcano sul Golfo di Napoli, con i suoi segreti e la sua natura potente nell’area vesuviana, tra migliaia di ettari, tra pini, robinie, aceri ontani e ginestre.

Nella città partenopea, nella quale avrebbe trascorso il resto della propria vita, Mercalli,  ottenne l’insegnamento al Regio Liceo “Vittorio Emanuele” e all’Istituto femminile “suor Orsola Benincasa”, e nel frattempo  continuò, come al solito,  a studiare  indefessamente una caterva di cose, tra cui i variegati  fenomeni di bradisismo  del  Serapeo di Pozzuoli, della solfatara dei Campi Flegrei e del fenomeno di abbassamento del  monte Epomeo di Ischia.

Mercalli condusse sempre una vita modesta fatta di studio e lavoro.  Un vero figlio della Chiesa, un perfetto sacerdote e uno scienziato serio e leale. Fu un professore stimato per la sua cultura e per la sua grande moralità. Stimatissimo dai colleghi e scienziati anche stranieri.

A Napoli, Mercalli, figura assai nota, e di grande popolarità,  continuò a collaborare con varie riviste scientifiche ed enciclopedie e i suoi contributi da studioso  furono sempre originali. E guadagnò orgogliosamente, negli anni,  anche una medaglia d’oro. Venne infatti, insignito di Cavaliere della Corona d’Italia per meriti scientifici, aumentando così la sua fama anche all’estero.

Dal 1893 fino al 1911 fu libero docente di Mineralogia, Sismologia e Vulcanologia all’Ateneo di Napoli e membro di importanti associazioni scientifiche. Mercalli lascerà l’insegnamento  parecchi mesi dopo, quando gli verrà affidata la direzione del prestigioso “Regio Osservatorio Vesuviano”, il più antico osservatorio vulcanologico al mondo.

Raggiunta una certa notorietà, da allora, quasi ogni terremoto italiano significativo, vedeva, evidentemente,  la presenza e gli studi del vulcanologo e scienziato  Mercalli.

Sembra opportuno, ricordare,  che Mercalli, fu testimone e studioso minuzioso, di un pezzo di storia dei terremoti: Casamicciola (1883); del terremoto di Lombardia (1884); del terremoto di Lecco e del Comasco (1887); del terremoto della Liguria (1887); del terremoto della Val d’Ossola e del Verbano (1891); del terremoto delle Isole Pontine(1892); del terremoto a Salò-Lombardia(1901); della Calabria (1905); del terremoto di Messina e Reggio di Calabria nel 1908; Irpinia e Basilicata (1910); del terremoto di Giarre- Sicilia (1911).

Dopo queste brevi note sulla biografia  di Mercalli, che avrebbe meritato una trattazione ben più vasta, la  sua fama, è ancora oggi legata in tutto il mondo, per aver ideato e creato  la sua celeberrima scala, che è universalmente nota, con il suo nome  di “Scala Mercalli”.

Si tratta di una “Scala”per la valutazione dell’intensità  sismica di un terremoto, sulla base dei danni, ricavati empiricamente  attraverso l’osservazione e l’analisi degli effetti distruttivi prodotti sulle costruzioni, sull’ambiente, sui fabbricati  e sulle persone.

Prima di Mercalli, si usava una preesistente scala, la  cosiddetta Scala Rossi-Forel”,una semplice scala composta dal sismologo e geofisico italiano Michele Stefano de Rossi e dallo scienziato svizzero, Francois Alphonse Forel. Questa Scala era stata tra le prime realizzate  per la valutazione dell’intensità attraverso gli effetti visibili delle conseguenze dei fenomeni tellurici.

Lo scienziato Giuseppe Mercalli, elaborò una prima versione della sua scala nel 1883, descrivendola come un “adattamento” della scala “Rossi-Forel”, per la classificazione degli eventi dei terremoti.

In seguito, Mercalli, realizzò un’altra nuova scala, che fu rapidamente  accettata nel 1900, dal Regio Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica italiana, ma anche da altri centri e osservatori sismici  stranieri.

Tuttavia, ben più in là negli anni, vennero fatte con grande perseveranza, ulteriori variazioni e ritocchi alla Scala Mercalli, che fu perfezionata e modificata da altri studiosi, dal fisico e  costruttore di sismografi, Adolfo Cancani, e dal geofisico tedesco August Heinrich Sieberg, dando origine alla  nuova scala  Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS), articolata in dodici gradi, e come già ricordato, viene spesso abbreviata in Scala Mercalli.

Detto questo, oltre alla Scala Mercalli, che è ancora oggi è uno strumento fondamentale per la classificazione dei terremoti in base agli effetti prodotti, tuttavia, è il caso di ricordare, che vi è anche un’altra scala denominata, la Scala Richter, (attribuita all’invenzione del geofisico statunitense Charles Francis Richter, e dal fisico sismologo tedesco Beno Gutemberg, entrambi colleghi, presso California Institute of Technology) con un sistema di misurazione, che calcola la cosiddetta magnitudo di un terremoto e la classifica sulla base dell’energia sprigionata  dal fenomeno sismico, nel periodo della frattura  della crosta terreste, cioè dall’epicentro.

In sostanza, le combinazioni tra i due strumenti, e cioè tra le due scale, Scala Mercalli Scala Richter, e i due sistemi di misurazione, molto differenti tra di loro, cercano  di comprendere e darci un quadro completo dei danni, e della  forza di un terremoto.

Per ultimo, un’altra curiosità: Mercalli, ha anche dato il suo nome ad una  famosa teoria, che è quella denominata  “Sindrome di Mercalli” detta anche “Sindrome cinestetica inesplicabile” costituita dall’insieme di reazioni e sensazioni che sono percepite dagli animali (nausea, eccitazioni nervose, tremolio,) prima dell’arrivo di un terremoto.

Chiudiamo questo articolo, dicendo, che  la fine del celebre scienziato Mercalli, che dedicò quasi tutta la sua vita allo studio dei terremoti e alla furia del fuoco e della lava dei vulcani, fu caratterizzata  da un destino purtroppo insolito e drammatico. Come vedremo meglio più avanti, in uno scenico annuncio di morte.

Nella notte, tra il 18 e il 19 marzo 1914,  per un incidente domestico, Giuseppe Mercalli,  morì tragicamente carbonizzato, nella sua camera, a seguito di un tremendo incendio che si sviluppò rapidamente all’interno della sua abitazione in via Sapienza n.23 a Napoli. Il sacerdote e vulcanologo aveva 64 anni, e proprio il giorno prima aveva festeggiato il suo onomastico.

Nessun testimone. E neppure le persone tra le case dormienti, avevano notato particolari utili per gli inquirenti, sulla triste fine dello scienziato, padre dei terremoti. Le circostanze della morte di Mercalli, e le cause non chiare, furono circondate, curiosamente, anche da un alone di mistero. Tant’è vero che la stampa e i cronisti di allora, dettero risalto alla morte dello scienziato, trovato con il corpo a terra,  contro la spalliera del letto, accasciato con la faccia a terra, e gravemente straziato dalle fiamme, nel suo alloggio  napoletano, con tante carte sparse sulla scrivania.

I cronisti e le testimonianze dell’epoca, ci hanno tramandato che, gli elementi investigativi emersi nel corso delle indagini giudiziarie,(sulla morte del malcapitato scienziato, a causa delle gravissime ustioni) alla fine, appurarono che si era trattato di un tragico incidente.

L’ipotesi più accreditata, fu quella del fattore riconducibile alla disgrazia accidentale, e cioè che probabilmente, il sacerdote e scienziato Mercalli, avrebbe rovesciato, per terra, in un momento di disattenzione, e inavvertitamente, una lampada a petrolio accesa, e malferma, sviluppando un rogo in casa. E l’inchiesta fu chiusa definitivamente.

Ciò nonostante, l’evento spiacevole, suscitò, un profondo impatto sull’opinione pubblica. E l’intera città di Napoli si commosse particolarmente turbata, intorno alla  notizia della sventurata morte di Mercalli, sacerdote buono e insigne geologo, sismologo e vulcanologo. Le sue esequie furono seguite, in silenzioso omaggio,  da una folle imponente.

La salma fu poi trasportata, per il suo ultimo viaggio, a Milano,  e fu tumulata in modo cerimonioso, al Cimitero Monumentale, in presenza del fratello Mons. Gaetano Mercalli,  angosciato e distrutto dal dolore.

Negli anni a seguire, le spoglie di Mercalli, furono collocate nella Chiesa di Santa Maria Incoronata,  chiesa della Milano quattrocentesca, situata tra Corso Garibaldi e via Marsala,dove all’interno della Chiesa, a doppia facciata”, nella  prima cappella a destra, denominata “Cappella dei Mercalli”,  sono deposte le spoglie del  Mons. Gaetano Mercalli (1856-1934) prevosto dell’Incoronata, e di suo fratello sacerdote e professore Giuseppe Mercalli (1850-1914), celebre scienziato, ideatore della Scala Sismica,  che porta il suo nome.

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