Contro il Cpr di via Corelli, gli antagonisti manifestano liberamente in zona arancione

Milano

A ben guardare il fronte di sinistra presenta in modo ripetitivo fino alla noia le stesse tesi ideologiche con difese che per la loro kultura sono indispensabili. Il pensiero libero che nega gli slogan fine a se stessi, esige una visione e e una valutazione dei problemi, per un’azione di buon senso, possibilmente utile e giusta.

In zona arancione, in cui Milano è stata  fino alle 4 di ieri, i soliti centri sociali sono stati lasciati liberi di manifestare in piazza, come peraltro era già più volte accaduto nelle scorse settimane. Questa volta è successo di fronte al Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) di via Corelli, all’estrema periferia orientale della città. Protagonisti della protesta, gli antagonisti di “Mai più lager No ai Cpr”, che spiegano in un comuicato di voler dare «un segnale alla città e a chi è rinchiuso nel cpr, la vergognosa frontiera di Milano. Nella struttura, da oltre 6 mesi, c’è uno dei più attivi centri di detenzione e deportazione d’Italia, che nel silenzio generale ha rimpatriato già oltre 500 persone, prevalentemente di nazionalità tunisina, dopo averle trattenute in condizioni di alienazione e isolamento totale, e nei fatti senza assistenza legale e sanitaria. Milano ha deciso di non tacere e, insieme ad altre città, si farà sentire». Risponde Riccardo De Corato, «è incredibile che sia stata autorizzata una simile manifestazione nonostante siamo in zona arancione, quindi con norme ben precise per contenere il contagio da coronavirus. Ai no global che hanno organizzato il presidio voglio dire con chiarezza di rassegnarsi. I Cpr svolgono un ruolo fondamentale nel rimpatriare i clandestini che molto spesso vengono nel nostro Paese per delinquere». Secondo l’assessore regionale «grazie alle politiche di accoglienza del centrosinistra oggi Milano è piena di clandestini, 47.400 (secondo i dati di Orim e Polis), e sbandati».

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