Giorgio Goggi già assessore, sul piano aria “Milano non è isolata. Fede acritica nella mobilità elettrica”

Milano

La parola ad un esperto di eccellenza, a uno studioso instancabile, umanamente molto ben disposto al dialogo e all’eventuale contraddittorio. Giorgio Goggi già assessore ai Trasporti nelle giunte Albertini, fu indicato, senza esitazione e in modo unanime, dal Preside Stevan e da tutti i Docenti della Facoltà di Architettura, quando Albertini chiese una persona di valore, non importava a quale partito appartenesse. Ricordo che la titolarità del suo insegnamento era “PROGETTAZIONE URBANISTICA E TRASFORMAZIONI URBANE”. Su “arcipelago” firma un articolo illuminante sull’inconsistenza del piano green di Sala, sui trasporti, le piste ciclabili e la visione velleitaria della viabilità del Comune.

“Il Comune di Milano ha approvato, in tempi assai serrati, il “Piano aria clima”. Il piano si compone di 968 pagine contenenti una grande quantità di “azioni”, ma senza alcun accenno all’assetto urbanistico sia di grande scala, sia di scala urbana. Si potrebbe dire che questo piano sarebbe perfetto per Tamanrasset, città isolata nel deserto (ammesso che Tamanrasset ne abbia bisogno).

Milano, invece, non è isolata, ma al centro di un esteso e strettissimo conglomerato di altre città circostanti che sostengono e fanno crescere la sua ricchezza con il lavoro dei loro abitanti, molti dei quali si spostano in Milano e lavorano per Milano. Della consapevolezza di questo impianto urbanistico manca ogni traccia nel piano; fatto ancora più singolare per un Comune il cui Sindaco ha il mandato di governare l’intera Città Metropolitana.

Nemmeno si scorge un’attenzione alla mobilità (che non sia meramente negativa e tesa a limitarne buona parte) e all’assetto urbanistico, entrambi aspetti ben legati ad aria e clima. Solo così, peraltro, si spiegano gli interventi volti a limitare la capacità delle strade di penetrazione da cui vengono i pendolari, realizzando le piste ciclabili che la tecnica internazionale, invece, vorrebbe tracciate sulle strade di quartiere.

Come se il Sindaco, già direttore generale quando la Giunta Moratti decise di cancellare dal PGT il progetto del secondo passante, non sapesse che la pur robusta rete di trasporto pubblico, come è ben noto, non è in grado di garantire l’accesso a Milano di tutti i pendolari che vi lavorano. Come se la città, agognando uno splendido e salubre isolamento, volesse suicidarsi mortificando l’accessibilità di quelli che la fanno vivere.

Per altre motivazioni, è già successo che città più grandi, come Londra e Parigi, si stiano oggi spendendo enormi risorse per riconnettere al trasporto pubblico attività e imprese fuggite per installarsi negli insediamenti circostanti.

Il problema non sono le piste ciclabili, né la lotta all’inquinamento, interventi necessari da mettere in atto con giudizio e tecniche adeguate. Il problema è la totale mancanza di un’esplicita strategia complessiva ambientale, urbanistica e di accessibilità.

Infatti il piano è composto da molte (troppe) azioni diverse, l’una totalmente slegata dall’altra, senza che il loro insieme componga una strategia da cui si capisca quale sarà il futuro assetto di Milano e della Città Metropolitana.

Basti, per esempio, pensare a quanto si scrive su teleriscaldamenti o riscaldamenti elettrici e sulla preoccupazione per il deflusso delle acque e gli allagamenti: tutte singole azioni ed ipotesi slegate. Al contrario, riscaldare e raffrescare con pompe di calore, prendendo acqua dal reticolo idrico minore riaperto (compresi i futuri navigli) e dalla falda e restituendola attraverso il reticolo idrico, costituisce una sola complessiva azione strategica, capace di migliorare l’ambiente e di portare cospicui vantaggi economici nelle casse del Comune e agli utenti (come è già emerso dai lavori e dal calcolo costi-benefici di MM sulla riapertura dei navigli).

Vi è un’acritica fede nella mobilità elettrica, incurante di quanto ha dichiarato AkioToyoda, presidente della Toyota. Manca una riflessione sull’onere e sull’inquinamento procurato dallo smaltimento delle batterie, sui danni ambientali generati dall’estrazione delle terre rare. Una riflessione sul fatto che centinaia di migliaia di automobili di milanesi sono parcheggiate in strada (e circa un centinaio di migliaia di queste su marciapiedi e aiole impossibili da raggiungere con le colonnine di ricarica), e sull’onere necessario per elettrificare un parcheggio di medie dimensioni.

Si rischia di predisporre un futuro in cui solo le persone abbienti ed in particolari condizioni (ad esempio: possesso di box con impianto di ricarica) potranno permettersi la mobilità privata urbana.

È positiva, invece la volontà di realizzare parcheggi in struttura, quattordici anni dopo che la Giunta Moratti revocò analoghi parcheggi già convenzionati (e in gran parte prenotati) per circa 25.000 stalli.

Pure positiva la volontà di imporre il pagamento della sosta residenziale su strada, che è il sistema migliore per diminuire la motorizzazione, diffuso ormai in moltissime città. Se l’intento andrà a buon fine, sarà almeno venti anni dopo che il Consiglio Comunale si rifiutò di prendere in considerazione un analogo provvedimento.

Da ultimo, tutto il piano ha un marcato sentore di documento elettorale e questo, forse, fa sperare in una futura resipiscenza.”

Giorgio Goggi

2 thoughts on “Giorgio Goggi già assessore, sul piano aria “Milano non è isolata. Fede acritica nella mobilità elettrica”

  1. Un momento: ”compresi i futuri navigli”, quelli di Sala?
    ” Positiva la volontà di imporre il pagamento della sosta residenziale su strada”. E no Goggi, nella mia città, ma anche nelle altre della mia nazione, non vedo perchè debba pagare per sostare. Non bastano le tasse su carburanti, la tassa di possesso, l’assicurazione, i vandalismi? Soprattutto ora che diminuiranno le entrate famigliari e conseguente aumento della povertà. Piuttosto si applichi una tariffa per coloro che lasciano in strada più di due auto per nucleo famigliare. Se i cittadini vogliono le auto, anche quelli con la bicicletta ed i monopattino hanno la macchina, perchè impedirlo?

    1. Mi chiedo quale concetto di libertà si abbia. La mia libertà finisce quando interferisce con quella di altri. Se io occupo uno spazio pubblico interferisco con la libertà di altri. Finora il possesso della macchina è diritto a prescindere che non tiene conto di tutte le libertà infrante per un parcheggio. La mobilità deve essere ottimizzata. Se tutti gli abitanti di Milano hanno diritto a tenere una macchina in strada la città si blocca per mancanza di spazio (e ci siamo quasi).
      Invece di prendersela a turno con piste ciclabili, transporto pubblico inefficiente ecc… si dovrebbe dire con chiarezza che lo spazio pubblico è un valore ed esistendo diverse forme di mobilità possibile, l’automobile non è strumento da tutelare a prescindere. Luogo che vai mobilità che trovi. In una città con milioni di persone non si puo’ circolare come in campagna….
      Quale decisore e quale urbanista capisce questo concetto?

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