Nelle ultime 24 ore, sono stati rilevati 1.844 casi positivi in Lombardia, di cui più della metà (1.032) nella provincia di Milano e 504 nel solo capoluogo lombardo. A preoccupare sono anche i dati relativi ai ricoveri: +2 in terapia intensiva e +99 nei reparti. “Il numero dei pazienti ricoverati in terapia intensiva sta aumentando in modo esponenziale- ha dichiarato Pesenti ad HuffingtonPost– e, come tutti i matematici sanno, l’esponenziale a un certo punto impazzisce”. E, pensando a quello che potrà succedere, non nasconde la preoccupazione. “Per ora- precisa-riusciamo a stargli dietro e certamente la situazione di Milano è delicata, ma bisogna prendere dei provvedimenti negli ospedali perché questi malati vengano curati adeguatamente”. Un piano, per cercare di star dietro ai ricoveri c’è già e nei prossimi giorni è prevista la riapertura del “reparto di terapia intensiva all’ospedale di Lecco e credo che la direzione sanitaria di Regione Lombardia abbia già allertato gli ospedali”. Poi, “quando avremo saturato tutti i 17 hub allestiti sul territorio regionale”, si arriverà ad “aprire l’ospedale realizzato in Fiera”.
“Bisognerà, io temo, fare delle ulteriori restrizioni, sperabilmente localizzate, legate all’individuazione di focolai particolari e magari lockdown di un quartiere, di un contesto. Purtroppo è qualcosa che dobbiamo tenere in conto come opzione”. Lo spiega il virologo Fabrizio Pregliasco, che non esclude un lockdown della città di Milano: “Potrebbe essere possibile. Immaginiamolo come scenario.
Il direttore generale Welfare, Marco Trivelli, ha confermato ad AdnKronos che “la situazione è molto delicata”, dato l’aumento delle ospedalizzazioni, che in Lombardia stanno “crescendo rapidamente”, soprattutto nei reparti di media-bassa intensità. Per questo, afferma, la Regione sta lavorando per rendere disponibili “molto più posti per sub acuti”. Per quanto riguarda le terapie intensive, in caso si riempissero tutti i posti letto disponibili, “il progetto della Regione è di riaprire l’ospedale della Fiera di Milano”, secondo quanto dichiarato da Antonio Pesenti, coordinatore dell’Unità di crisi della Regione per le terapie intensive. Trivelli specifica che “ci troviamo di fronte a uno scenario diverso da quello di marzo-aprile”. Per questo, è necessario “rimodulare la strategia”, che era stata pensata in base a quanto accaduto durante la prima ondata, che aveva visto la sofferenza delle terapie intensive.
– “La maggior parte dei pazienti ricoverati hanno i familiari sicuramente positivi alla ricerca del virus, paucisintomatici o asintomatici. In questo momento, come in tutte le grandi città europee, c’è una diffusione a livello familiare. Bisogna cercare il modo di fermarlo in famiglia, assumere comportamenti non solo fuori di casa, ma anche in casa, che riescano in qualche modo a ridurre la diffusione del virus a livello delle famiglie”. Lo ha detto a Timeline, su Sky TG24 il direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Niguarda, Massimo Puoti. “Nel nostro ospedale – ha aggiunto – abbiamo un cambiamento di epidemiologia: abbiamo diffusioni familiari, ragazzi giovani che portano l’infezione e adulti che si infettano. Alcuni di questi adulti sono fragili e in qualche modo vanno preservati all’interno della famiglia. È lì che bisogna fare attenzione. Se mettiamo molti anziani in una sala, ad esempio, abbiamo un’esplosione. Adesso invece abbiamo una salita per piccole esposizioni familiari, non di massa”.
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