Sala scarica la crisi sugli enti del terzo settore

Milano

Sprofondato nella sua oramai mitica poltrona, Beppe Sala medita. Medita se ricandidarsi contro se stesso. Medita sul socialismo. Pensa profondamente ai gravi problemi del cosmo. E mentre svolge queste nobilissime attività il terzo settore Milanese è al collasso. Non che la cosa possa turbare le sue meditazioni, sia chiaro.

Noi, però, che siamo assai meno introspettivi di lui della cosa ci preoccupiamo, ed abbiamo raccolto l’accorata testimonianza dell’Assessore al Sociale del Municipio 9, Deborah Giovanati, da sempre in prima linea sui temi dei più deboli. Costretta, sia personalmente che come assessore, ad assistere in prima linea a questo disastro annunciato.

“I tempi difficili fanno venire i nodi al pettine. Se prima vedevamo una Milano che comunque, più o meno, reggeva per buona volontà dei suoi cittadini e del suo tessuto associativo. Ora vediamo un comune di Milano che in quasi 10 anni ha costruito un sistema incapace di svolgere il suo ruolo nel campo educativo e delle politiche sociali.

Durante il lockdown il Comune ha pensato bene di trincerarsi dietro al pareggio di bilancio falciando linearmente tutti quei contributi o stanziamenti che ricadevano sugli enti del terzo settore, in particolare a quelli che svolgono la loro attività in favore delle persone più fragili.
Taglio che consisteva nel 25% per cento delle risorse stanziate per i centri diurni disabili accreditati che accolgono persone con disabilità medio-grave.

I servizi domiciliari per i minori con disabilità sono, poi, ancora in un limbo. Altresì non sono state ascoltate le istanze del terzo settore per il sistema di accreditamento degli enti che svolgono le loro attività educative per gli alunni con disabilità sul territorio milanese.

Peraltro, l’amministrazione del comune, a fronte della necessità di fronteggiare nuovi bisogni, che richiedono risorse adeguate, non ricerca nemmeno nuove strategie di finanziamento, quali i social bond ad esempio, ma dichiara solamente di battere i bugni sui tavoli romani e regionali, strategia più da scarica barile che di assunzione di responsabilità.

Gli assistenti sociali messi in smart working, che sembra una contraddizione in termini, in quanto la riforma Majorino ha trasformato questo importante compito in un mero lavoro da back Office, nonostante la necessità di essere sul campo per fronteggiare le tante criticità, e se questo era vero prima è ancor più fondamentale oggi, tenendo conto peraltro che tanti assistenti sociali vorrebbero farlo bene.

Inoltre, il Comune di Milano ha deciso di chiudere all’inizio di questo mese, tutti gli hub che fronteggiavano in parte l’emergenza alimentare, con l’aiuto imprescindibile degli enti del terzo settore e aderenti alla rete QuBÌ. Questo fa sorgere una domanda: era proprio necessario farlo in estate, quando gli ultimi sono ancora più soli? È evidente che non c’è nessuna visione del futuro se non quella di strapazzare gli enti del terzo settore fino allo sfinimento”.

Per fortuna abbiamo persone come l’Assessore Giovanati che ancora resistono, ma le risorse l’ascolto concesso ai municipi sono, purtroppo, clamorosamente insufficienti. Servirebbe un Comune più concentrato sui problemi reali e meno impegnato a distribuire mance. Ve li ricordate i due milioni alle piccole realtà culturali Milanesi? Quanti disabili si sarebbero potuti degnamente assistere con quei soldi?

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