Sala come Kim. Un consigliere obbligato a rinnegare la lista nella quale è stato eletto

Fabrizio c'è Milano
Peggio che in Corea del Nord. Il disprezzo di Beppe Sala per le regole democratiche si fa sempre più arrogante.
Come è noto il Sindaco non partecipa quasi mai  al Consiglio Comunale, nemmeno adesso che le modalità on line  renderebbero più semplice parteciparvi. In pratica non ascolta le critiche e le proposte delle 48 persone elette dai milanesi. Nonostante l’emergenza Coronavirus abbia spinto in particolare l’opposizione a privilegiare le proposte per Milano rispetto alle critiche verso la Giunta.
Ma ieri si è toccato il peggio. Sala non ha esitato a forzare la mano pur di realizzare il suo obiettivo: far sparire la lista civica Sala eletta 4 anni fa, nel 2016, e composta da persone meno intruppate del PD e pertanto anche capaci di iniziative autonome e talvolta critiche.
Premessa: nel 2016 vengono eletti 5 consiglieri per la lista civica Noi Milano Beppe Sala.
A febbraio 4 su 5 chiedono di cambiare nome in Alleanza Civica, per aderire a un movimento civico nazionale e per esaudire una volontà del Sindaco, che si scoccia a leggere sui giornali che talvolta è proprio la lista Sala a creare problemi a Sala (da alcune nomine al Leoncavallo).
Il Consigliere Enrico Marcora invece comunica che lui non vuol cambiar nome, è  stato eletto col simbolo Noi Milano Beppe Sala e con quello vuol terminare il mandato.
Si consultano regolamenti, statuti, circolari, ma non esistono né regole né prassi in materia. Il motivo è semplicissimo. Non si può  obbligare un consigliere  eletto per una lista ad abbandonare quella lista e a cambiar nome. In Italia non si contano i casi di gente che si fa eleggere da un partito e poi cambia casacca ma qui siamo all’opposto. Un consigliere vuole rimanere fedele al nome e al programma con il quale lo hanno eletto migliaia di elettori e la maggioranza del suo gruppo lo vuole obbligare a farlo.
Beppe non sopporta chi gli frappone ostacoli.  Anche se giuridicamente la cosa non sta in piedi obbliga il Consiglio comunale  a prendere la decisione a maggioranza.
Si arriva così all’assurdo seduta del Consiglio Comunale di ieri, dedicata interamente a questo capriccio del Sindaco. Il Consigliere Marcora, che vuole continuare ad agire col nome Noi Milano Beppe Sala Sindaco,  porta a difesa delle sue ragioni un parere dell’ex Presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida: il diritto di far politica col gruppo per il quale e con il quale si è stati eletti è insindacabile, è  indisponibile. Pertanto non può essere stabilito con la decisione presa a maggioranza ieri, con tutta la minoranza che ha abbandonato l’aula (virtuale) per protesta.
Ora Marcora, forte del parere del costituzionalista Onida, farà ricorso al TAR. La minoranza ha già  detto di ritenere responsabili di qualsiasi costo i 25 consiglieri di sinistra che hanno obbedito a Sala e votato questa decisione illegittima.
La cosa più triste è vedere l’istituzione Consiglio Comunale trattata con disprezzo e piegata ai propri capricci da Sala. Beppe 4 anni fa fu eletto con le parole d’ordine democrazia, partecipazione, condivisione. Oggi il Sindaco, complice una stampa molto accondiscendente con lui, pensa impunemente di potersi fare beffa di qualsiasi regola e istituzione.

3 thoughts on “Sala come Kim. Un consigliere obbligato a rinnegare la lista nella quale è stato eletto

  1. mi spiace, ma da tempo vorrei che la opposizione a questo ignobile Sindaco non stia più a subire questi soprusi, questo svilire al nulla una Istituzione Democratica come il Consiglio Comunale. Da mesi invito all’AVENTINO, a lasciare rumorosamente l’Aula, visto che la Giunta non la usa come un luogo istituzionale per discutere e votare le cose serie, ma come una inutile riunione fastidiosa.
    Vedere che invece di lasciare finalmente l’aula, ed invece di parlare degli ENORMI PROBLEMI DEI MILANESI in crisi, si parla solo di pippe del Sindaco con una sua lista, fa inorridire.
    Inutile, ripeto, protestare con questi illiberali despoti.
    VANNO LASCIATI SOLI.

  2. Non credo che la linea Politica Istituzionale di un gruppo di uomini di ideologia socialista possa integrarsi con la linea dittatoriale del Comunismo.
    Lo può fare solo il Sindaco Sala uomo per tutte le stagioni.

  3. Un caso paradossale. Il soggetto il cui nome da significato ad una lista elettorale che ha contribuito a farlo eleggere chiede che il suo nome scompaia. Si vergogna di essere stato eletto, o cosa ?
    In questo paese il paradosso è la norma, mentre ciò che è normale diventa eccezionale.
    Condivido in linea di principio il commento di Giorgio Bellachioma, anche se in questo caso è forse poco applicabile, perché lasciare un’aula VIRTUALE potrebbe essere scambiato per una forma di assenteismo.
    Fare opposizione a Palazzo Marino è un esercizio inutile. L’arroganza del sindaco e dei suoi sostenitori (assessori e consiglieri) è disgustosa e toglie ogni significato all’esercizio dell’opposizione, che, tuttavia, resta un doloroso DOVERE degli eletti. Infatti, se i rappresentanti dell’opposizione disertassero sistematicamente l’aula, verrebbero tacciati di assenteismo. Utile invece, ma in un’aula fisica, boicottare con ogni mezzo lecito l’esercizio della maggioranza, visto il disprezzo palese sempre mostrato verso l’opposizione.
    Giorno verrà ….
    Dio non paga il sabato, dice un vecchio adagio …

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