Il Governo non capisce il dramma di Milano. Il Comune aiuti il commercio, leva della nostra economia

Fabrizio c'è Milano
Le multe che la Digos ha comminato ieri ai ristoratori disperati sono proprio il simbolo della distanza che c’è oggi tra il mondo produttivo e la burocrazia.
Questa distanza c’era anche prima, ma la necessità di ripartire in fretta per non morire tutti di fame rende ancora più chiara la distanza. E poi questa distanza è  aumentata perché siamo governati da una coalizione di sinistra che nulla capisce di lavoro, di impresa, di privato, di commercio.
Il Governo Conte pensa che decreti e codicilli  facciano muovere il mondo. Invece servono solo a far incartare quella parte di paese che producendo ricchezza contribuisce, attraverso le tasse, gli stipendi a un altro pezzo di paese.
Multare chi vuole solo lavorare è la risposta odiosa di chi non conosce sacrifici e lavoro che tengono in piedi una attività.
Purtroppo in questo quadro Milano, capitale del food, degli aperitivi, del turismo business e dello shopping, dovrà pagare il prezzo più duro di tutta Italia, poiché la sua economia era oramai molto fondata su quest settori.
Per questi motivi  merita risposte e aiuti immediati dal Governo e le proteste sono più che legittime.
Ci sarebbe bisogno di un forte pressing di tutta la città e di tutta la politica cittadina, da destra a sinistra. E anche di cominciare a far da soli, come sempre nella storia di Milano.
Il Sindaco Sala, per disciplina al PD però non alza mai la voce col governo Giallorosso. Anzi fa di peggio: aspetta, oramai da mesi, che sia il Governo a stanziare fondi e a fissare le regole.
Così non prende provvedimenti, non fa un passo per aiutare i settori più colpiti della città.
Per evitare chiusure e problemi di disoccupazione a catena il Comune può e deve  agire. Sacrifichi un po’ di entrate per togliere un po’ di tasse comunali sul commercio,  adotti un rito ambrosiano per le aperture in sicurezza. Magari si sbaglierà ma almeno si riparte.

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