Il PD impone la discontinuità e Conte-Di Maio passano dal vaffa…al “lessico rispettoso”

Politica

Ma vaffan, Di Maio. Per dire che il Governo osannato dalla sinistra, dall’Europa, dai mercati è stigmatizzato dal nuovo taglio di capelli di Conte, dal piglio molto Dem del suo discorso, da quella soddisfazione che traspare e che sottende “dopo tanti mesi di intrecci vari, “ce l’ho fatta”. E ora, collocato là dove voleva arrivare, può riassumere il nuovo corso con una parola “sobrietà”, perché nella lunga lista dei sogni da realizzare, enunciati praticamente da tutti coloro che l’hanno preceduto, rimane come cifra dominante: “sobrietà”. E per uno che appartiene ad un movimento in cui l’unico programma è quel sintetico vaffan..è la presa di coscienza che con i dem inquadrati e sudditi della Casta, non si scherza. Il lavaggio del cervello è stato radicale e produttivo. Conte è tornato ad avere, con sobrietà, quel pensiero unico dominante che distingue l’élite da quel popolo vociante, in piazza, che ha l’ardire di gridare “Elezioni, Elezioni”.

Ma non confondiamo le piazze: il popolo dei vaffan non c’è più, con la benedizione di Grillo, perché sta alla sinistra del Bisconte, come d’altronde stava nel primo Conte. E Di Maio, la faccia inespressiva, completamente asservita ai nuovi potenti, è la rappresentazione plastica di un trasformismo senza vergogna, senza intelligenza critica, senza coerenza. No, il popolo di Salvini e della Meloni non ha voce dentro il palazzo. Il brusio della loro protesta male si accorda  con “sobrietà”. Una sobrietà di linguaggio che nonostante 180 minuti di parole non ripercorre un anno di governo per chiarire, per spiegare il perché di un cambiamento che appare come continuità di potere, nella discontinuità dei partiti alleati. Ma vaffan…Di Maio, birillo per tutte le stagioni, sfinge senza dignità, compagno di un sacco vuoto, Conte, normalizzato e sedotto da un potere che brilla di ipocrisia. “Occorre usare un lessico rispettoso”, insiste, perché in questo caso il linguaggio fa, secondo i canoni del governo rossogialli, la differenza.

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