Ma i pedoni dove camminano?

Milano

L’anarchia in cui molti credono di poter vivere, a prescindere, è una vocazione dell’individualismo italiano, a cui si aggiunge l’invasione degli ospiti più o meno clandestini, che occupa spesso abusivamente marciapiedi, luoghi riservati, spazi proibiti. Le lettere ai giornaloni che lamentano la poca “civiltà” dei milanesi, sono frequenti e piccatamente risentite, soprattutto dei pedoni. La realtà è che i ciclisti con superiorità invadono qualsiasi percorso con la sicurezza dei privilegiati protetti dal Sindaco e da una opinione diffusa di essere i padroni della città. Diversamente perché tutte queste piste che si intrecciano, si estendono anche dove non è necessario, si perdono nel nulla per incuria? E’ il concetto di ecologia secondo Pisapia e Sala, bellezza. E così gareggiano indisturbati con le auto, occupano i marciapiedi ecc. E il pedone fa gli slalom, cammina guardingo, a volte viene anche deriso. Le stazioni con le rastrelliere hanno decimato posti auto. Per carità andare in bici è inebriante, ma il troppo è troppo. Altre piste ciclabili sono in programma con la strategia semplicistica di aggiungere e ancora aggiungere. Anche questa è viabilità quotidiana che si assomma a segnaletiche confuse o inesistenti, rifiuti–ostacolo, buche che diventano voragini: anarchia e tolleranza che permette agli ubriachi di occupare spazi impropri, a stranieri di bivaccare, mentre lo strettfood è distribuito in strada. Controlli? Sostantivo sconosciuto a Palazzo Marino.

M., il mio amico, era cresciuto in altezza. Ma conservava la semplicità di un bambino. Costruiva aquiloni pieni di colore che sfrecciavano anche nei giorni di nebbia. Pensavo che anche il sole ridesse ammirato. Volare, un sogno, dimenticare le difficoltà quotidiane: questo forse il significato. Un aquilone che sorvoli il traffico, le ingiustizie.

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