I tempi impossibili di una crisi immorale

Politica

Troppo poco per fare un governo, troppo tardi per votare in sicurezza, troppo avanti per una svolta politica. L’articolo si potrebbe chiudere qua, ma chi segue solo sporadicamente le vicende Romane potrebbe non cogliere le sottigliezze della situazione impossibile di queste ore. Procediamo, quindi, punto a punto, verso la conclusione di questo disastro.

Troppo poco tempo per fare un governo

Sia che rientrasse la Lega, sia che il nuovo inquilino fosse Zingaretti, in sette giorni non si forma un’alleanza di governo. L’ultima volta di giorni ce ne vollero 89. Quasi 20 volte tanto. Ed i risultati si sono visti in ogni caso: quattordici mesi di litigi, crisi iniziate e mai andate sino in fondo, fino al noto esito. In una settimana si poteva, al massimo, certificare la volontà di procedere. E quello è stato fatto, più o meno. Ma poi basta. Ed infatti, ad otto ore dall’inizio del secondo giro di consultazioni, è tutto bloccato. Di Maio lamenta il poco entusiasmo per Conte. Zingaretti lamenta che in cambio del bis, i Cinque Stelle non stanno facendo concessioni sulla finanziaria. Probabilmente manco hanno capito che devono fare delle concessioni. Sono dei ragazzi meraviglio, ma l’arguzia non è il loro principale pregio.

Dall’altra parte la Lega ha lo stesso problema: farebbe scegliere le poltrone ai 5 Stelle, ma vuole rivedere il programma. Ovvero esattamente quello che il MoVimento non vuole, timoroso di trovarsi di nuovo prigioniero di un contratto. Quindi, ad oggi, la situazione è in stallo. Si torna a votare quindi?

Troppo tardi per votare in sicurezza

C’è un piccolissimo problema con le urne: potrebbero mandare il paese a carte quarantotto. La prima data utile è il 27 Ottobre. Potrebbe ancora essere il 13, ma sarebbe impossibile far partecipare gli Italiani all’estero. Quindi 27, sempre che si sciolga tutto oggi, prima della fine dei contatti di Mattarella. Fantascienza, ovviamente. La prossima data è il 3 Novembre. Insediamento, se va tutto bene (ricordo che per finire di assegnare i seggi si è dovuto aspettare più di un anno in questa legislatura), il 17 Novembre. Poi però la legge di bilancio la scrive babbo Natale, la votano gli elfi e la subiscono le renne, perché i tempi per farla passare dal Parlamento non esistono. A tacere di un altro piccolissimo dettaglio.

Gli ultimi sondaggi danno il centrodestra, in discesa, al 46%. Sotto il 42 non c’è la maggioranza alle Camere, probabilmente. Visto il trend si rischia che il 17 Novembre siamo tutti di nuovo qua a decidere chi farà il premier. Della coalizione giallo rossa. O giallo verde. A quel punto la finanziaria la scrive la Von der Leyen, altro che coalizione Ursula.

Troppo avanti per una svolta politica

Se Salvini voleva cambiare il paese doveva rompere a Giugno. Glielo avevamo detto. Il tempo sarebbe troppo e la pressione troppo poca per consentire al PD di discutere coi cinque stelle. La finanziaria non sarebbe stata in pericolo. Avremmo preso una valanga di voti. Sarebbe andato tutto bene. Ma il Capitano si è ingolosito: vedeva i numeri crescere, il suo peso nel Governo aumentare, il Decreto Sicurezza due era ad un passo dall’approvazione. Così ha traccheggiato. Ed ora ne paghiamo le conseguenze. Quanto all’idea che ci fosse già un accordo sotto banco è, ovviamente, ridicola, come le difficoltà espresse poc’anzi sulla formazione del governo dimostrano.

Quindi, come se ne esce? Con un governo tecnico che scriva la finanziaria. O un miracoloso accordo dell’ultimo istante. Le urne saranno davvero l’extrema ratio. Va, comunque detto, che Mattarella un filino di tempo in più e di pressione poteva metterceli. Capisco la difficoltà, capisco che nessuno nello schieramento politico sia d’accordo con questa mi affermazione. E non voglio certo mancare di rispetto. Ma in questo frangente, forse, sarebbe stato opportuno rischiare un po’ di più.

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