Guerra, incertezza, sospetti nella Libia

Esteri

Il governi di Ankara e Teheran sono sempre più vicini a Fayez Al Serraj e alla Fratellanza Musulmana, l’organizzazione islamica internazionale alla quale appartengono quasi tutte le milizie al fianco del governo di Tripoli, sotto attacco da settimane da parte del generale Khalifa Haftar, appoggiato in questa battaglia dai Paesi del Golfo.  Sono almeno due gli episodi che negli ultimi giorni dimostrerebbero l’attivismo della Turchia e dell’Iran. Il primo risale al 26 aprile, quando una nave appartenente alla Guardia rivoluzionaria iraniana è stata avvistata al largo di Misurata. La nave, la “Shahr E Kord”, risulta inserita da novembre del 2018 nella black list del governo degli Stati Uniti, in quanto utilizzata per il trasporto di armi in container. Al momento non si hanno notizie sul suo carico. “Sarà la vostra fine se ci sfidate”, ha dichiarato il presidente americano Donald Trump, accusando i pasdaran di essere dei terroristi. Trump punta molto sul cambio di linea della Repubblica islamica dell’Iran, per poi ridisegnare i rapporti di forza nell’intero medio oriente.

Sabato scorso, il secondo episodio. Proveniente dalla Turchia settentrionale, una nave mercantile carica di armi e veicoli blindati è invece giunta al porto di Tripoli. La nave, denominata “Amazon”, era partita a fine aprile dal porto turco di Samsun. Al suo interno, circa 40 veicoli corazzati Kirpi, prodotti dalla turca BMC Automotive, di cui la Qatari Investment Fund possiede il 50% delle azioni. Il Qatar, come si ricorderà, è fra gli Stati che appoggia apertamente Al Serraj. I mezzi, dopo essere stati scaricati, sono stati già visti in azione alle porte di Tripoli contro le milizie di Haftar. Il generale, nell’impasse degli scontri, complice anche il ramadan, pare abbia proposto un cessate il fuoco. I combattenti di Misurata però non si fidano e gli scontri continuano, in uno scenario sempre più incerto.

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