Sala ha capito e copia Salvini e Di Maio

Milano

Giuseppe Sala ha molti difetti, ma sa studiare e adattarsi alla realtà meglio di altri. E’ stato capace di lavorare con la destra e con la sinistra indifferentemente a seconda dell’utilità del momento riuscendo così a essere manager, commissario speciale e sindaco alzando la bandiera che più serviva in quel momento. Oggi ha studiato il presente e futuro della politica capendo che il personaggio deve essere in contatto con i suoi, bisogna in un certo senso funnellizzare i propri voti. La stampa serve, ma fino a un certo punto: quando hai una posizione, Facebook e i social permettono di costituire una base di consenso che non sarà scalfita dal mondo tradizionale della comunicazione. Per questo ha iniziato con l’operazione “sindaco imbruttito” che prima dei social si sarebbe definita sindaco cafone o in fase burlone (se non pagliaccio). Oltrepassare certi limiti però è concesso sui social, anzi dovuto in un rapporto molto simile a quello confidenziale tra amici e conoscenti quando si è a tavola in compagnia. E si crea così un consenso diverso da quello classico e utile per affrontare qualunque sfida. Forse pure le europee, in fondo Sala è stato molto spesso all’estero da quando è stato eletto. Non si sa se l’idea di creare un altro “profilo” sia sua o del suo team con i Gallizzi’s, ma in ogni caso sembra funzionare: i consensi all’operazione sono trasversali e suscita reazioni simili alla stessa operazione che mise in piedi Montgomery per combattere il mito di Rommel. Sala sta creando un Salvini e Di Maio, ma in un altro campo. Copia un modello fin’ora vincente e che per lui vuol dire porre una prima pietra verso la corsa alla leadership del centrosinistra orfano ormai di Papi.

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