Il traffico dei vestiti usati arricchiva i migranti con metodi da caporalato

Lombardia

Non faccio discorsi razzisti che non mi appartengono, ma nei fatti l’arte dello sfruttamento, la capacità di organizzare con furbizia piramidi di criminalità, il fiuto per inserirsi nel commercio illegale sono stati recepiti dai migranti con grande astuzia e celerità.  Sì lo so, ci sono anche criminali italianissimi che esprimono disprezzo per la vita del nemico, ma i migranti sono stati accolti, spesso coccolati dal buonismo di sinistra, ignorando chi avesse diritto o meno. Parlo del senso di responsabilità, del rigore e soprattutto della solidarietà di tanti italiani. Il Giornale spiega la complessità di un business originale e creativo messo in atto da migranti per sfruttare i fratelli nordafricani e il nostro solidale senso civico. Scrive “Un business milionario sulla pelle di decine di migranti sfruttati dai caporali. È quello messo in piedi a Cremona da un tunisino, cinque marocchini e un napoletano di 62 anni che si arricchivano con gli abiti usati recuperati dai cassonetti posizionati davanti alle abitazioni della provincia di Cremona, Como, Bergamo e Reggio Emilia. Li acquistavano per 30 centesimi al chilo, e poi li rivendevano fino a 40 volte di più nei mercatini del Maghreb. A mandare avanti gli affari, secondo gli investigatori, erano una trentina di migranti, sedici dei quali identificati dagli agenti, che per tre euro l’ora caricavano tonnellate di stracci all’interno di container che poi venivano spediti a Genova per essere mandati, via nave, in Tunisia”  Nel Paese africano un complice del gruppo, secondo quanto si apprende dal quotidiano La Verità, pensava a piazzarli agli acquirenti. Di zone organizzate per delinquere, in Italia, a Milano, ne sono nate e lasciate vivere in quantità. Il blitz dei poliziotti, secondo Il Giornale, ha portato all’arresto di tre persone. Per altri due componenti del gruppo sono scattati i domiciliari e un obbligo di dimora, mentre si cercano ancora gli ultimi due membri del sodalizio criminale.

Olga Molinari

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