La politica brucia in Italia, Francia, Germania e l’Europa guarda in silenzio

Politica

L’aula della Camera approva con 312 sì, 146 no la legge di Bilancio che ieri aveva incassato il voto di fiducia. Montecitorio approva una manovra che dovrà essere significativamente modificata. Il testo passa ora al Senato, chiamato a una revisione del testo. Ci vuole l’accordo della politica che non c’è.

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Da piazza Statuto una marea di persone, tra manifestanti e qualche gilet giallo, si è mossa in direzione piazza Castello. Gli organizzatori già parlano di 70mila presenze, anche se la Questura ha solo confermato che in 15mila da San Martino hanno raggiunto Porta Susa per poi svoltare verso il centro da via Cernaia, alla volta proprio di piazza Castello, dove è stato allestito un palco che ospiterà gli interventi sulle ragioni del No all’alta velocità Torino-Lione.

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8 dicembre. La prefettura ha comunicato che qualche minuto dopo mezzogiorno, c’erano già 548 fermi. Su viale degli Champs-Elysees, intorno alle 10:25, la polizia ha sparato i primi lacrimogeni contro i manifestanti vicino all’Arco di Trionfo. Un’ora dopo, altri lanci di gas lacrimogeni da parte della polizia in tenuta antisommossa. Cariche della polizia si sono registrate anche sulla tangenziale di Parigi, dove alcuni gruppi di gilet gialli avevano iniziato a bloccare le arterie stradali, come avvenuto contemporaneamente anche sui Pirenei, nei valichi per la Spagna….Ed è così che la gendarmeria ha iniziato con centinaia di arresti preventivi, controlli a tappetto per gli accessi alle città, cariche di alleggerimento contro i primi assembramenti non autorizzati, idranti usati per disperdere la folla e per abbattere le prime barricate.

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C’è la Germania e poi c’è l’immagine che la Germania vuole dare di se stessa. C’è Angela Merkel, quella vera, e poi c’è la vera Cancelliera, molto meno “buonista” di quanto i media del mondo hanno voluto pubblicizzare. E sul tema dei migranti, quello che sta accadendo a Berlino e dintorni è qualcosa di molto interessante. Sono apparsi dei manifesti rivolti agli immigrati. Fin qui tutto normale e anzi, segno di integrazione e accoglienza. Il problema però è il messaggio contenuto nei manifesti (tutti in lingua straniera) e la campagna a cui si riferiscono, dal nome abbastanza eloquente “Dein Land. DeineZukunft. Jetzt.“. Che sostanzialmente significa che alcuni stranieri sono caldamente invitati a rientrare nel proprio Paese d’origine anche a spese del contribuente tedesco.

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