La luna di miele è finita. Conte, Di Maio, Salvini e la lotta per le priorità

Politica

La maretta è diventata un nubifragio, la tregua è un temporale estemporaneo di cui difficilmente si può determinare il momento e la violenza. Un Governo che conosce finalmente la realtà, con un bilancio che deve essere giustificato, con una coerenza che lo renda legittimo.

E’ per questo che spuntano manine ogni giorno che scrivono emendamenti pro domo propria, incuranti delle peculiarità di chi ha votato il partner. Ma l’antipatia tra il sempliciotto Di Maio e il decisionista Salvini oggi è tangibile, piena di sospetti, di giudizi contrastanti per quel contratto che doveva unire e invece li allontana. Un contratto incomprensibile per una persona esterna, elenco di tutto e di niente se poi le famose manine possono apporre emendamenti che stravolgono il disegno di legge.

Fa notare Giorgio Mulé su La Stampa “Mi pare che Salvini si stia accorgendo che questo è un governo contro natura. E sa anche che è possibile cambiare e mettere in piedi un vero governo di centrodestra». Dovrebbe staccare la spina, riprendere la sua vocazione garantista, ritornare al suo mondo produttivo con progetti di crescita, ma soprattutto capire con sana obiettività che questa lotta sottaciuta non fa ben sperare. Conte, il manichino telecomandato da un Di Maio ondivago per quelle correnti che su molti temi stanno all’opposizione nel governo è sbottato “Questo non è il tuo governo, non puoi fare come ti pare, non sei tu il premier”. Oggetto della divergenza è stata la prescrizione. Da parte sua, Salvini ha ribadito che bisogna attenersi al contratto di governo senza forzare la mano a colpi di emendamenti come sta facendo il Movimento Cinque Stelle. Dice Mulè“Di Maio sembra la Dea Kali, non gli bastano le mani per tappare tutti i buchi nel suo partito quando si scontra con la realtà cadono i totem.Matteo è come la Bella addormentata, aspetta solo un bacio per rinsavire».” Ma il matrimonio per ora continua.

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