Non bastano il silenzio e il dolore a Genova: il decreto incerto non è esecutivo

Politica

Ieri il silenzio. 43 i tocchi di campana per ricordare le vittime. Genova si è fermata, ferita, smarrita.

E il pianto dà unità al dolore, partecipazione al dramma, rimpianto estremo per chi non c’è più. Un’intera città con un lutto che non ha parole, ma vive con forza nell’anima di ciascuno.

Un silenzio che è preoccupazione, incertezza, e vorrebbe avere fiducia nelle istituzioni, nel governo, in Toninelli. Ma la confusione è lo stile dell’impreparazione, del vorrei ma non so, dei giocho politici, di quel protagonismo che annuncia e promette al di là di un sano realismo. Sono passati 30 giorni, le ruspe fanno il loro dovere tra le macerie, i superstiti vorrebbero quella foto, quell’oggetto per ricordare la vita, per avere memoria dei parenti, degli amici. E Toninelli va da Vespa per dire, illustrare quel decreto di incarichi chiari per la ricostruzione del ponte. Ma l’esposizione è confusa. Mancano elementi importanti. Ad esempio chi sarà il commissario veramente operativo? Specifica Il Giornale “Il nome del commissario arriverà tra due settimane, ha sottolineato il ministro Danilo Toninelli. “Il nome dovrà rappresentare l’intera Liguria, e dovrà dare a Genova entro il 2019 un risultato che io penso abbia dello straordinario, cioè un nuovo ponte che ricollega Genova e tutta l’Italia. Faremo l’impossibile per ricostruire il ponte entro il 2019. Autostrade pagherà ma non metterà un sassolino”. Il decreto urgenze – spiega l’esponente M5s – è stato condiviso dal governo”. Bisogna però ricordare che la Lega ha manifestato più di una perplessità sul decreto, che ha rischiato di slittare ed è approdato sul tavolo del cdm per un esame preliminare”  Ma questa vaghezza, il procrastinare continuamente, l’ignoranza sulle competenze sono l’Italia, sempre appesa ad un forse di cui non si sa la realizzazione. Per dire che questo non è il cambiamento di rotta. Per essere vicino a chi può piangere e urlare. Ma poi?

Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, dichiara “a un mese dal crollo del ponte Morandi Genova e l’Italia aspettano ancora di sapere perché quel viadotto si è sbriciolato come un castello di sabbia provocando la perdita di 43 vite. Il decreto Genova è vuoto, non ci sono le risposte che i cittadini chiedono e che il governo evidentemente non sa dare”. “In quel decreto – sottolinea- non c’è il nome del commissario; non si dice chi ricostruirà il ponte disegnato da Renzo Piano, con quali soldi e in che tempi. Tutto il Paese è vicino al governatore Toti e al sindaco Bucci che hanno messo in campo tutte le risorse a loro disposizione per affrontare l’emergenza, ma oggi non sanno più cosa rispondere ai cittadini che chiedono di sapere quando potranno rientrare nelle proprie case, quando questa ferita sarà rimarginata” (il pensiero è tratto da un Post su Facebook).

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