Cosa resta dell’11 settembre

Politica

La prima triste notizia sulla ricorrenza dell’attentato al World Trade Center è che ancora non è terminato il riconoscimento di tutte le salme. Una équipe è al lavoro da anni per dare a ciascuno un nome e una degna sepoltura. Nel frattempo invece si sono trovate le energie e i soldi per alimentare guerre, più o meno calde, da cui è scaturito lo Stato Islamico, autore di altre decine di attentati. E di tanti simili che nel Medio Oriente vengono chiamati “moderate beheaders”, ovvero tagliatori di teste moderati. Come i ribelli in Siria, o le truppe di Haftar in Libia. Uno dopo l’altro questi “mostri” hanno cancellato il ricordo del primo di loro: Osama Bin Laden. Intanto le leggi speciali come il Patriot Act hanno funzionato più per limitare le libertà delle persone per bene che per sconfiggere il terrorismo. I mullah e simili sono infatti ancora molto attivi e la loro azione ha distrutto molte certezze su cui si fondava la nostra società. I confini non sono più tali e non solo in senso fisico: ormai i civili sono il bersaglio preferito, qualunque mezzo è concesso dai nuovi terrorismi, compreso l’utilizzo di bambini bomba.  Questo ha distrutto non solo le torri, ma anche i cardini della società dove tutto è concesso a chi ha il coraggio o la follia di compierlo. Per questo siamo tornati a innalzare le bandiere nazionali e valori che sembravano sepolti. Trump è un campione di questa reazione tanto quanto Salvini e Di Maio. Persone che paiono non all’altezza del compito, ma i popoli hanno gli eroi che si meritano. L’unica speranza è che le nuove bandiere trovino presto alfieri migliori per risollevare dal Medio Evo in cui siamo caduti con le Torri Gemelle. E non smettere di piangere i nostri morti.

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