gli smemorati di arcore

Gli smemorati di Arcore

Politica

Era il 22 novembre 1994 quando, mentre a Napoli presiedeva una conferenza internazionale sulla criminalità organizzata, all’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fu recapitato un “invito a comparire“, che la cattiva informazione fece sì fosse percepito dall’opinione pubblica come un “avviso di garanzia”. La solidarietà che il Premier ricevette dal suo principale alleato di Governo, la Lega, si manifestò con il cogliere l’occasione per scatenare una crisi di Governo culminata nel famoso “ribaltone“, che sancì la fine del primo governo Berlusconi, evento suggellato da Umberto Bossi con la frase: “Signor presidente, la Lega la manda a casa“.

Da allora sono passati quasi 25, anni, tanta acqua sotto i ponti e molti voltafaccia della Lega, quasi tutti conclusi dalla frase “mai più con Berlusconi“, pronunciata via, via da Bossi, poi Maroni, poi Salvini, cui Forza Italia ha sempre messo una pietra sopra con il risultato di vedere oggi il suo vecchio e recente alleato governare il paese formando una coalizione diversa da quella che avevano scelto gli elettori di centrodestra. Roba da far perdere la pazienza a un santo. Ma non ai forzisti, che oggi, nel vedere passare il cadavere giudiziario di Bossi dalla riva del fiume,  si sono prodigati in  spassionate manifestazioni di solidarietà andando ben oltre la dovuta cortesia istituzionale. E si che molti di loro un quarto di secolo fa già sedevano a quel tavolo di Arcore che da allora non hanno mai smesso di frequentare.

Si può essere solidali con l’elettorato della Lega, che non può essere privato del proprio riferimento politico e democratici nel chiedere sia rateizzato il debito per permettere al partito di continuare a svolgere la propria attività politica, senza essere penalizzato per gli errori della dirigenza passata. Ma esserlo con il “Presidente a vita della Lega Nord“, manco fosse la “Corea del Nord” e con un partito che lo considera tale senza avere mai manifestato vicinanza a Forza Italia quando ha subito ingiustizie simili, è un esercizio praticabile solo da martiri e opportunisti in cerca di collocazioni future. Non essendo tale, a tempo debito lo saluterò con un “Signor Senatur, i giudici la manda a casa”. Se sarà condannato ovviamente, perché garantisti lo siamo anche noi, che seppur non più forzisti, abbiamo una memoria migliore di quella degli smemorati di Arcore.

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