La piazza come arbiter politico? Anche il PD il 29 settembre, per dire cosa?

Politica

La piazza è un luogo, un’occasione, la forza dei deboli, la situazione ottimale per essere senza freni, senza ripensamenti, E’ lo sfogo della rabbia, di un vissuto indotto che cova nel tempo rospi e apparenti verità taciute. Ma soprattutto è il modo per dimenticare rivalità, rivalse personali, litigi. Sempre senza misura. Sempre senza buon senso. E piazza sia. Anche i grillini hanno iniziato così con un Grillo che vomitava un Vaffan..sempre e comunque, con quella volontà viscerale che permetteva di scalare una scala infinita con il solito grido, la solita baldanza, E la ferocia della piazza si tramutava in voti. E non importa se, poi, questo o quest’altro non si può fare o ha dei limiti. La piazza è sempre regina. Perché meravigliarsi allora se anche il PD allo sbando, ritorna, riconquista l’unità di qualche migliaio di persone per affermare la propria esistenza? Dimenticavo: l’idea (l’unica idea) è di quel Martina che non riesce in alcun modo a farsi notare, con quell’incertezza di fondo che è della persona e del segretario pro-tempore di un partito storico. San Babila docet. Con un nemico da insultare, da mandare, per così dire, al rogo. Ma il 29 settembre, ancora il medesimo registro? Inutile l’osservazione del M5s con il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano: “Il popolo italiano non dimentica e se a fine mese Martina e i suoi andranno in piazza sarà un appuntamento tra intimi, come è stato alle urne lo scorso 4 marzo”. Forse non sarà così, ma la piazza enfatizzerà contumelie, auguri malevoli, l’odio represso dei perdenti. Ma si conteranno, saranno felici di esistere, in pochi, ancora, urleranno la loro verità nel superiore interesse delle loro menti privilegiate.

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