Limonta

Il caso Limonta

Milano

Ai beceri messaggi contro Matteo Salvini, comparsi e pronunciati in piazza San Babila martedì, certa sinistra oppone, non senza ragioni, i molti indirizzati  a Laura Boldrini da alcuni supporter del centrodestra in passato. Si tratta di due forme contrapposte e altrettanto condannabili dell’ignoranza di quanti, non sapendo sostenere le proprie idee con la ragione, trovano più facile farlo con insulti, offese e  minacce. Restano,  comunque, manifestazioni di quella parte del popolo che non sa vivere senza bava alla bocca. Altra cosa se a scendere allo stesso livello è un rappresentante delle istituzioni.

A distinguersi  fra quelli che insultano e dileggiano il Ministro degli Interni, arrivando addirittura a non riconoscerne la carica, vi è sicuramente il Consigliere Comunale  milanese Paolo Limonta. La sua bacheca Facebook è un florilegio di post in cui Matteo Salvini, sempre infantilmente definito  “il (non mio) Ministro degli Interni”, viene coperto di epiteti , quali “razzista”, “razzista triste e rancoroso”, “miserabile razzista”, “seminatore d’odio seriale”, “sequestratore”, “squallido razzista”, “complice nel furto di quarantanove milioni di euro”… e visto che si potrebbe andare avanti a lungo, passiamo direttamente all’immancabile “fascista” riservato a chiunque non sia allineato al Limonta pensiero. Termine che ahimè sono usi distribuire con estrema leggerezza anche altri suoi colleghi di maggioranza.

La cosa che veramente preoccupa è che Limonta ama definirsi, prima di tutto, “maestro elementare”, cosa che effettivamente è. Il che fa sorgere spontanee alcune domande: cosa insegna ai bambini? Che un Ministro della Repubblica è degno di rispetto solo se la pensa come lui? Che si è legittimati a coprire tale carica solo se si agisce nel segno di Paolo Limonta? Che chi non la pensa come lui è un razzista e un fascista? E su tutto: che se vogliono essere delle brave persone devono pensarla come lui? Mi auguro di no. La scuola dovrebbe insegnare loro a sviluppare un pensiero critico mettendoli davanti al più ampio ventaglio di possibilità senza che nessuno gli inculchi visioni aprioristiche di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Badate bene: non si parla dei risvolti legali che tali definizioni potrebbero avere, bensì di quelli morali e dell’opportunità politica di farne uso, creando divisioni quando per ruolo si dovrebbe favorire il dialogo. Se si assumono atteggiamenti del genere, poi non ci si può lamentare se qualcuno ti definisce “povero comunista” come fece Silvio Berlusconi tempo fa.

Concludendo, a me Matteo Salvini non è mai stato molto simpatico, lo guardo, a volte lo apprezzo e altre lo critico, ma non lo incasello né offendo. Come non ho mai coperto d’insulti Laura Boldrini che certo non ho apprezzato. Questo è il comportamento che aspetterei anche da Paolo Limonta, visto che siede in un consesso dove rappresenta tutti i cittadini milanesi, me compreso, perché nonostante sia solo un (senza aggettivi) comunista, per chi come me crede nella sovranità popolare, lui rimane pur sempre un mio Consigliere Comunale e vorrei mantenesse un comportamento più adeguato per chi rappresenta le istituzioni milanesi.

Mi auguro che Limonta Paolo legga e rifletta, ma molto più probabilmente mi liquiderà con un “fascista”, perché in fondo, è molto più facile fare così.

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