Cosa c’entriamo noi con i dazi di Trump?

Attualità

Storia di un equivoco

Il protezionismo è bellissimo, con le merci degli altri. Solo che gli altri, di norma, poi lo applicano alle tue e la vicenda si complica. Ed in un mondo fortemente interconnesso, ricadono anche sui tuoi vicini. Partiamo dalle cause profonde: quando, negli anni 90, si decise di ammettere al WTO, l’organizzazione internazionale sul commercio, la Cina si misero le condizioni per il problema attuale: cioè si finse di credere che con le riforme degli anni 80 il paese fosse, di fatto, diventato un mercato libero. Ci furono, sicuramente, degli aspetti positivi. Nominalmente salvare un miliardo di esseri umani dalla fame. Nel contempo, però, si creò il piccolo, ma rilevante, problema che i Cinesi mentivano. No, non erano un’economia mista. Tanto meno di mercato. Erano un’economia socialista con una maschera di mercatismo.

La storia si ripete

Negli anni questo ha creato uno squilibrio fortissimo, con la Cina che assorbiva lavoro e capitali, bloccando contemporaneamente l’ingresso agli imprenditori stranieri. Nulla di nuovo. Le due guerre dell’oppio nacquero sulle medesime basi nel 1800. Solo che stavolta non è una questione di impero contro impero, ma di mercato contro finzione di mercato. Per due decenni gli Usa hanno sopportato in silenzio. Poi è arrivato Trump.

Ed ha deciso che i posti di lavoro delle industrie dell’Ohio valevano più della libera circolazione delle merci. In teoria un’idea del tutto legittima. In pratica decisamente più controversa di quanto ci si aspettasse. Intanto, una volta aperto il vaso di Pandora, andavano regolati tutti i conti. Non si poteva dare soddisfazione solo agli operai in Missouri. Quindi andavano colpiti anche i vicini Messicani. E, visto che c’eravamo, anche gli Europei. I Tedeschi in particolare, ma non solo.

Nessuno pensa al Chianti?

Qui entriamo in scena noi. Vi ricordate la canea contro il TTIP, che ci avrebbe invaso con le perniciose e pericolosissime carni americane agli ormoni? Gli OGM? Il cibo Yankee? Ecco, sappiate che gli agricoltori della Corn Belt se le ricordano benissimo. E si ricordano anche benissimo che noi gli stiamo invadendo il mercato con i nostri Chianti, Valpolicella, mozzarelle e cose del genere. Così si è deciso che, se proprio non si volevano colpire quei prodotti nello specifico. Si poteva comunque dare una sventagliata alle esportazioni Europee in generale.

Ieri la nostra Borsa, sui timori delle conseguenze dei dazi, ha perso il 2,44%. questo per farvi capire perché, quando si mettono i dazi, si deve essere pronti a stringere i denti. I danni collaterali rischiano di essere duri quanto quelli diretti. E noi, ieri, abbiamo pagato un’indiscrezione su nuovi balzelli alla Cina. Non a noi. Ecco, pensateci bene quando chiedete di mettere al bando il riso asiatico. Perché, di norma, ride bene chi ride ultimo.

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